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Tivù Sat, Sky e nuovi decoder: benvenuti nella giungla

Pubblicato il 26 July 2009 da Apo

Tivù Srl: pochi giorni al lancio e come sempre accade in questi casi in Italia, regna il caos. Visto che si parla di televisione e di gestione del mercato televisivo, settore rivelatosi strategico nel decidere le sorti anche politiche del nostro paese, l’argomeno è di primaria importanza. Ma la mancanza di adeguate comunicazioni unito al vuoto normativo in materia, hanno creato un mix di disinformazione che finirà per causare non pochi grattacapi alle famiglie italiane nei prossimi mesi. Vediamo intanto di capire cosa ci attende nel futuro prossimo, ovvero a partire dal 31 luglio 2009.

cinescopio

Cinescopio Rai (fonte)

Questione decoder: mettetevi il cuore in pace. In Romagna entro un anno circa saranno “spenti” i ripetitori televisivi analogici. Traduco: con il vostro tradizionale impianto molto probabilmente non vedrete più niente. Per vedere “la tv normale” sarete costretti ad avare un decoder per ogni apparecchio televisivo; fortunatamente i televisori di ultima generazione hanno già il decoder digitale terrestre integrato. Oppure potreste sfruttare l’Adsl, aderendo alle offerte di Fastweb o Alice Home Tv. In ogni caso dovrete essere pronti a sostenere nuove spese.

E il satellite? Ottima domanda. Qui la confusione (come spiega Matteo Moro) tocca livelli stratosferici. O meglio, più che confusione si tratta di molteplicità di possibilità, strettamente dipendenti da tre fattori:

  1. quali apparecchi (televisori e decoder) sono già posseduti in casa
  2. quali abbonamenti (sky o mediaset premium, etc…) sono già stati sottoscritti o comunque si vuole mantere attivi
  3. quale tipo di segnale è disponibile per l’utente (un 5% della popolazione italiana non sarà raggiunto efficacemente dal segnale televisivo terrestre)

In tutto questo si inserisce Tivù Srl, gruppo formato da Rai e Mediaset, entrambe con il 48% delle quote, e Telecom Italia Media (La7, Mtv) con il restante 4%. In pratica realizzerà un boquet (un “pacchetto”) di canali, comprendenti i tre principali Rai ed i tre principali Mediaset, gratuiti. Di più: metterà a disposizione questo strumenti ad altri operatori, in teoria di fatto aprendo il mercato delle tv non a pagamento. Questo nuovo pacchetto sarà disponibile sia tramite digitale terrestre che su satellite.

Per quel che riguarda il digitale terrestre, sarà sufficiente un comunissimo decoder, anche sprovvisto di slot per smart carda, di quelli che ogni televisore dovrà avere (esterno o integrato) a partire dal prossimo anno. Quindi zero problemi (o quasi) per chi oggi è abituato a guardare la televisione senza parabola.

Qualche inghippo sorge invece per gli sfortunati (e fino ad oggi decisamente penalizzati, maltrattati) che risiedono in una zona in cui il segnale televisivo terrestre non è disponibile. Mi riferisco a tutti coloro i quali fino ad oggi erano costretti a guardare Rai e Mediaset via satellite, con frequenti oscuramenti per gli eventi dei quali gli operatori sopra menzionali non disponevano i diritti per l’estero. Per vedere il Gran Premio di Formula Uno, ad esempio, trasmesso sulla Rai, era necessario essere abbonati a Sky. Imposizione (illegale, per altro, in quanto la legge stabilisce che la Rai offra i suoi servizi gratuitamente. In effetti già si paga il canone) davvero beffarda. Ora Sky sembra destinata a perdere i canali Rai, nonostante una cospicua offerta economica effettuata nei confronti di Viale Mazzini per convincere la tv di stato a mantenere i suoi canali all’interno del bouquet di Murdoch. Tale perdita indebolirebbe non poco Sky, guarda caso concorrente nel campo delle paytv di Mediaset. Inevitabile che si agiti ancora una volta lo spettro del conflitto d’interessi.

Eppure ci si trova finalmente di fronte alla tanto agognata possibilità di ricevere i canali Rai in chiaro anche per i non abbonati Sky. Dove sta il problema: sarà necessario acquistare un nuovo decoder, questo sì che andrà ad affiancare quello di Sky. Oltrettutto la smart card necessaria per accedere al bouquet Tivù Sat sarà venduta solo in abbinamento con il nuovo decoder, ad un prezzo che dovrebbe assestarsi inizialmente tra i 100 ed i 150 euro. C’è ancora un po’ di confusione su quali decoder andranno bene e quali no. Il sito di Tivù rassicura tutti affermando che il 31 luglio, giorno dell’entrata in fuzione del pacchetto, presso i negozi di materiale elettronico si troveranno a disposizione tali decoder.

Un solo decoder, al massimo due ma non tre.

Vediamo infine perchè non sarà necessario possedere tre decoder per apparecchio televisivo: nella stragrande maggioranza dei casi ne basterà uno, magari integrato nel televisore. Purtroppo a volte occorrerà anche il secondo – e già questo basterebbe per infrangere la legge che impone il famigerato decoder unicoma non tre.

Nelle abitazioni raggiunte dal normale segnale terrestre sarà necessario il solo decoder digitale terrestre, eventualmente con cam per acquistare eventi dai bouquet di Mediaset Premium o La7. Chi vorrà contemporaneamente usufruire anche dei canali satellitari (che nel caso di Tivù Sat saranno gli stessi del digitale terrestre) potrà acquistare il decoder ibrido, satellitare-terrestre. Solo chi vorrà abbonarsi a Sky sarà costretto a dotarsi del secondo decoder. Ma questa non è una novità, avviene già oggi in numerose famiglie laddove è già partito il passaggio al digitale terrestre.

Per chi risiede in zone svantaggiate, come in collina, nelle quali il digitale terrestre sarà inutilizzabile, sarà necessario il solo decoder di Tivù Sat e finalmente vedrà tutti gli eventi Rai senza temere oscuramenti vari e senza abbonarsi a Sky. Se poi uno volesse proprio abbonarsi a Sky potrà continuare a farlo pena il possesso del secondo decoder, che eventualmente era l’unico decoder fino ad oggi richiesto.

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