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Veduta aerea di Imola


Imola
,  “Forum Cornelii”, così si chiamava ai tempi dell’impero romano questa romagnolissima città.
Che dire a proposito ? Senz’altro va chiarito che essa della Romagna ne è una roccaforte, vittima di un “errore” storico che la vorrebbe far credere emiliana.
Mettiamo subito bene in chiaro una cosa, in maniera perentoria: Imola è Romagna !
E questa non è una mia opinione sulla quale non ci si può trovare d’accordo, ma un dato incontestabile così come la terra che gira attorno al sole.

Nell’immaginario collettivo della gente, soprattutto di coloro di una certa età, Imola, era ” la città dei matti”, proprio perché qui vi sorgeva un Manicomio Civile, poi soppresso con la “Legge Basaglia” del 1978.

E matto, poiché malato di mente e costretto a finire i suoi giorni  in manicomio fu un romagnolo tristemente famoso, Luigi Carlo Farini, Presidente del Consiglio del Regno d’Italia  proclamato da Cavour “dittatore delle regie provìncie dell’Emilia”, regione fittiziamente sorta prendendo il nome dall’antica via consolare, per sottomettere i romagnoli, che rappresentavano un rischio alla Corona Sabauda poiché  anarchici, oltre che repubblicani e progressisti. Insomma delle teste calde quei romagnoli, dipinti un antropologo di allora, tale Guglielmo Ferrero, come una razza criminale che si poteva benissimo rispecchiare  in quel “Passator Cortese” che tanto fece tribolare i gendarmi del preunitario Stato Pontificio.

Fu proprio il Farini che nel 1859 scippò Imola alla Romagna,  il cui circondario prima di questa data apparteneva a Ravenna, il primo politico italiano della nascente Nazione, di tutta una serie di politici che si sono succeduti fino ai nostri giorni, che si è prodigato per dividere i romagnoli non per fare il loro interesse, ma quello altrui e spesso anche il proprio.

E’ Imola, dopo Toscanella di Dozza,  per chi entra in Romagna attraversando il confine storico-geografico segnato dal fiume Sillaro, la prima città romagnola di un certo rilievo ad incontrarsi lungo il tragitto della via Emilia.
Imola come già detto è sempre stata luogo di grossi fermenti politici, così come tutta questa nostra terra.

Fu proprio un imolese, Andrea Costa, che nel 1882 fu eletto deputato nel collegio di Ravenna diventando così il primo deputato socialista nel parlamento italiano, dopo aver fondato a Rimini il “Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna”.
La Romagna, che è stata a capo del movimento repubblicano, e dove nel 1946 si sono avute in Italia le più alte percentuali di adesione alla Repubblica piuttosto che alla monarchia.

Imola, già cantata nella Divina Commedia da Dante Alighieri come “la città di Santerno” (dal nome del fiume che la bagna), ai tempi delle lotte tra guelfi e ghibellini ha sempre dovuto difendersi dagli attacchi bolognesi, alleandosi con altre città romagnole.

E forse proprio per l’ambigua condizione di trovarsi sotto la provincia in gran parte emiliana di Bologna (la cui politica è quella di rendere Imola un suo quartiere-dormitorio), che qui si respira ancora più forte l’orgoglio romagnolo, nonostante la subdola strategia di “bolognesizzazione” culturale.

Invece a Bologna politicanti  di basso rango già da svariati anni si sono inventati il “comprensorio imolese”, per confondere meglio la gente, comprendendo al suo interno  i comuni emiliani di Castel San Pietro Terme, Medicina e Castel Guelfo, che con la Romagna non hanno nulla a che fare.

Uno strumento di mera propaganda, che  con la scusa di una presunta maggiore autonomia, intendeva  negare i veri confini amministrativi di quel territorio, tenendo l’imolese ancora più imbrigliato alla loro provincia. Sarebbe stato allora invece molto più opportuno aggregare l’area imolese alla Provincia di Ravenna, gravitando quel  territorio nel sistema romagnolo.

E’ di attualità come questione, in tempi di revisione delle spese dello Stato (la famosa “spending review”), la creazione di una Provincia Unica romagnola, per sopperire al taglio delle 3 provincie di Forlì-Cesena, Ravenna e

Rimini.
Personalmente non sono pregiudizialmente contrario a questa cosa, in un momento in cui occorre prendere una decisione in tempi rapidi può essere una soluzione tampone che tuttavia deve restare provvisoria.
Restiamo noi romagnoli, e mi sento doverosamente di parlare a nome di tutti i cittadini di qualunque idea politica finchè non verrò smentito da un Referendum sancito dalla Costituzione, favorevoli alla Regione Romagna.
Costa tanto dimostrarsi “democratici” non solo nel nome, ma anche nei fatti ? Evidentemente ad alcuni che ricevono ordini da Bologna, ripetendo come uno slogan  che la questione sarebbe anacronistica e che ciò comporterebbe ulteriori costi senza invece  approcciarsi in maniera seria confrontandosi con chi la pensa diversamente, costa effettivamente tanto.

Ma ritorniamo ad Imola, se si farà la “Provincia Unica di Romagnaalmeno che sia completa nel suo territorio comprendendo anch’essa, se così non fosse si avrebbe la triste conferma che in Romagna esiste una classe politica che, a prescindere dal colore di appartenenza, si dimostra  inadeguata, e che nel caso della “questione imolese” o è ignorante, che già di per sé sarebbe grave,  o peggio è in malafede.
Talmente in malafede da non volere nemmeno riconoscere i confini storici della Romagna a livello di Statuto Regionale dell’ Emilia-Romagna.

Romagna tua non è, e non fu mai,
sanza guerra ne’ cuor de’ suoi tiranni…” scriveva Dante, ed è deprimente accorgersi che come allora i suoi tiranni la Romagna se li tiene in casa.

 

Quando anche io mi sono preso del fascista, ad un banchetto in piazza qualche mese fa, mi sono messo a ridere. Mezz'ora prima mi avevano dato del comunista, con lo stesso disprezzo.

Secondo me i dalemiani sono la parte più becera del PD. Comandano sempre gli stessi da 20 anni, e da 20 anni prendono bastonate (politicamente) da Berlusconi. Negli Stati Uniti sarebbero già in pensione da anni, in Italia invece sono ancora qui.

Con una quantità impressionante di scheletri nell'armadio, si naviga nelle contraddizioni. Chiunque lo faccia notare è una specie di nemico.

Evidentemente, secondo qualcuno, qualsiasi cosa si vesta di rosso è inconfutabile. Guai a criticare, perchè altrimenti si fa un favore alla destra.

Leggetevi questo articolo del Fatto:

Vede, io non parlo con chi si permette di mettere in dubbio la mia moralità. Non parlo con chi conduce una

campagna infame contro il Pd e contro la mia persona. Non parlo con la stampa tecnicamente fascista: non parlo, quindi, con Il Giornale, con Libero, con Panorama e con il Fatto. Ovvero con i quotidiani che stanno cercando di infangare me e il mio partito

Cioè uno è fascista solo perchè critica.

A supportare D'Alema, a distanza di poche ore, arriva Alberto Tedesco, il Senatore che si è rifugiato in parlamento per scampare all'arresto. Invece che vergognarsi, tacere e dimettersi, butta benzina sul fuoco: esprime solidarietà a Papa, critica la Serracchiani e la Bindi, infine sul Fatto “tecnicamente fascista” dice: “tecnicamente lo toglierei“, “oggi c'è un olio di ricino vitruale” e “io non mi rassegnerò a nessuna rete, a nessun Facebook, non frequento quei siti (…) non me ne può fregare di meno, a me interessa della gente che mi ha conosciuto e che mi ha votato“.

Questi pretendono di essere considerati l'alternativa a Berlusconi, ma credo che debbano fare ancora tanta strada…

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L'avevo già scritto una volta, ma credo sia ancora attuale. Il PD mi ricorda l'Inter di questi tempi (ma senza i successi del 2010), un partito (società) in confusione, senza un leader carismatico (allenatore), con un progetto poco chiaro per il futuro.
Il PD pensa di avere vinto le elezioni amministrative, ma guarda caso i candidati trionfatori non sono proprio quelli che avrebbe voluto il PD, vedi De Magistris e Pisapia (o ce ne vogliamo dimenticare?). Bersani in tutte le ospitate TV continua a dire: noi abbiamo un progetto, noi abbiamo un progetto!! Ok, ci dica quale. Perché nel PD sono un po' troppe le posizioni diverse, su tante questioni, che cambiano a seconda di dove tira il vento; con correnti interne che nulla hanno da invidiare alla vecchia DC… Le posizioni sul Referendum sono cambiate negli ultimi tempi per alcuni importanti esponenti, quelle sul testamento biologico non sono mai state particolarmente chiare e univoche, come in molti altri campi.

La nomina a Segretario di Bersani attraverso le Primarie, ha visto contemporaneamente l'uscita dei rutelliani e dei teodem, in pieno “stile Marchionne”: “se vince chi diciamo noi restiamo, altrimenti ce ne andiamo”. Della serie, il pallone è il mio e non gioco più.
Lo slogan del Governo Prodi era “la serietà al governo”. Ce ne vorrebbe un po' di più anche all'interno dei partiti che lo sostenevano..
Dunque, il PD è un partito falcidiato dalle correnti, che fa

tica a trovare posizioni comuni su molte questioni, dove il trovare una posizione su una determinata issue comporta talvolta l'uscita di alcuni componenti. In pieno stile 1° Repubblica. Dove sarebbe la vocazione maggioritaria, se neanche la si riesce ad implementare all'interno dello stesso partito? La vocazione maggioritaria dice che si discute un problema politico, si fanno proposte, si elaborano, si sceglie una posizione e quella vale per tutti. Non che alla fine dell'elaborazione, me ne vado col pallone!!!

Altro nodo focale: con chi va il PD? E dove? Insomma, dovrà decidersi, poiché male che vada le elezioni saranno nel 2013 e avere un'idea su chi sarà il Leader e quale sarà la coalizione, non sarebbe male.

Io un ipotetico dialogo tra i dirigenti PD su questa scelta, lo immagino così:
…allora, chi siamo…no no chi siete? Dove andate? Ma quanti siete?…bene, voi di che corrente siete? La 220V? ah ok. Ma quando sono le elezioni? Non si sa…Allora con chi andiamo. Avevo pensato con Di Pietro, però urla troppo, poi non sa l'italiano. Si ma se viene Di Pietro, poi viene anche Casini? Ah già, ma allora bisogna sentire Di Pietro… No no, sentiamo prima Casini, che ancora non è con noi. Ma poi se viene Casini, Vendola viene? No Vendola non viene, ma allora bisogna sentire Di Pietro se con Vendola viene. Ma se Di Pietro non viene con Vendola, allora sentiamo Casini, che però ci tiene fuori Vendola. Bisogna sentire Rifondazione, loro con Vendola ci vogliono stare? Forse, però non con Casini. Ma se vengono Rifondazione e Vendola, e non Casini, poi Di Pietro viene? Forse è il caso di chiamare Casini, però poi lui si porta dietro anche Fini, ma a quel punto Vendola, RC e Di Pietro non vengono. Ma ci si nota di più se andiamo o se non andiamo?

Sentite facciamo così, noi perdiamo le elezioni anche 'sta volta che tanto ci riesce bene, poi diamo la colpa agli elettori che non ci hanno capito.

zp8497586rq

Del natale non me ne frega assolutamente nulla tranne che per i cappelletti, l’ho già detto e ribadito.
Tra tanti regali inutili che Leggi il resto di questo articolo »

Terza ed ultima intervista, dopo Stefano Bonaccini Leggi il resto di questo articolo »




 
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