Tag Archive | "Giustizia"

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Pio Laghi, il faentino che benedì la “guerra sucia”

Pubblicato il 10 ottobre 2009 da Andrea Palli

piolaghi1

Sotto la foto si legge:
El Nuncio Pio Laghi saluda Videla, Massera y Agosti (9/7/77)
El Nuncio Torregrossa saluda a Hitler Continua a leggere

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Nuovo DDL intercettazioni, no sicurezza, si pizzo

Pubblicato il 15 luglio 2009 da Paolo Marani

No mafia, no intercettazioni; no richiesta di Giovanni, no intercettazioni; no intercettazioni, no scoperta di Giuditta, Pippo, Calogero e tutti gli altri; no scoperta di Giuditta etc., no processo; no processo, no prigione per i mafiosi; no prigione per i mafiosi, no sicurezza per i cittadini; no sicurezza, sì pizzo. Grande successo per la legalità.

Se volete capirci qualcosa leggete qui, troverete varie analisi grottesche ma verosimili di tutti i disastri e i paradossi che causerà il nuovo disegno di legge sulle intercettazioni, appena approvato definitivamente alle camere.

Sulle nefandezze in esso contenuto, rimando al bel bignamino de “il sole 24 ore”.

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Essere clandestini è reato, chi denuncia ki ?

Pubblicato il 08 luglio 2009 da Paolo Marani

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Ebbene, la tanto discussa norma sul pacchetto sicurezza che introduce il reato di clandestinità è stata definitivamente approvata il 2 Luglio scorso. La legge  ‘fortemente voluta dal governo e dal premier’, dopo l’ultima approvazione in senato a colpi di fiducia, stabilisce che d’ora in poi il permanere in Italia da clandestini sarà considerato un reato penale. Nello stesso pacchetto è compresa anche la tassa di soggiorno maggiorata per gli stranieri, il riconoscimento delle ronde volontarie, ripristinando tra l’altro i reati di villipendio dello stato e insulto a pubblico ufficiale, ora considerati di tipo penale, più un numero irragionevole di altri commi liberticidi.

Sembra a questo punto che gran parte delle oltre 500.000 badanti e colf stimate sul territorio nazionale affrontino il serio rischio di mettersi nei guai se scoperte in ‘flagranza di reato’, ovvero trovandosi a svolgere tranquillamente il proprio lavoro in casa (attività per taluni indispensabile) ma da irregolari. Non solo, ma a causa del profilo penale del reato stesso, con tutta probabilità i clandestini catturati non potrebbero essere immediatamente rimpatriati comunque, fatto l’obbligo di svolgere un regolare processo in Italia, per cui non è escluso il paradosso di vedersi arrivare autodenunce da coloro che rischiano di ritornare in patria (per i più svariati motivi) e che a questo punto saremmo costretti a mantenere a spese dello stato per accertare il reato di clandestinità, ingolfando la giustizia. In poche parole, è stato creato un mostro giuridico! Questo dialogo immaginario scovato in rete spiega in maniera divertente un ipotetico plausibile scenario:

“Buongiorno, desidera?”
“Buongiorno, volevo fare una denuncia”.
“Sì, un attimo che accendo il terminale… è un furto?”
“No, veramente no”.
“Atto vandalico?”
“Io veramente ero venuto a denunciare… come si dice… scusi, sono poco pratico, sa? Un’in…”
“Un’intimidazione mafiosa!”
“No, no, un’immigrazione”.
“Ah”.
“Clandestina”.
“Sì, sì, ho capito”.
“Insomma, c’è questa persona qui che è un immigrato clandestino”.
“Sì”.
“E sono venuto a denunciarlo. Perché adesso è reato, no?”
“Certo. Ma questa persona, sa come si chiama?”
“Altroché”.
“Conosce il luogo dove abita, o dove lavora?”
“So tutto”.
“E ha ragionevoli argomenti per sostenere che si tratta di un immigrato clandestino?”
“Ne ho le prove”.
“Bene, lei ora mi dirà tutto, io verbalizzerò…”
“E andrete ad arrestarlo!”
“Se lo riterremo necessario”.
“Come necessario! Dovete farlo e basta! In Italia c’è… come si chiama… l’obbligatoria azione”.
“L’obbligatorietà dell’azione penale. Certo che lei è un esperto”.
“Grazie. Ho studiato un po’ legge, al mio Paese”.
“Anche a me sarebbe piaciuto, ma sa… famiglia numerosa”.
“Non me lo dica”.
“Veniamo al dunque. Lei si chiama?”
“Ki Demei. K, I, spazio, Demei scritto come si pronuncia”.
“Ah, perfetto. E di cognome?”
“Ki”.
“Ki Ki Demei?”
“No, solo Ki-spazio-Demei”.
“Aaaaaah, ho capito. Scusi, eh, ma certi cognomi stranieri veramente sono una cosa…”
“Ha tutta la mia comprensione”.
“Bene. Allora, Ki Demei, nato il”
“Tredici luglio 1974”.
“Anno della tigre!”
“Complimenti. Non mi dica che…”
“Beh, sì, sono anch’io del 1974. Dunque, Ki Demei, nato il 13/7/1974 e residente a…”
“Ahem… scriva così: residente a Canton, Cina”.
“Quindi lei non risiede in Italia”.
“No”.
“Strano, il suo italiano è molto buono. Ha un documento della Repubblica Popolare Cinese? Passaporto, carta d’identità…”
“No. Però una denuncia la posso fare lo stesso, no? Voglio dire… Mettiamo che io sia un turista e mi abbiano rubato il portafogli…”
“Giusto. Allora: Ki Demei, nato il 13/7/74 e residente a Canton, Cina, in data 23/9 presente anno si recava nella caserma dei carabinieri di Campogalletti (MU) e segnalava alle autorità competenti, ivi rappresentate dall’appuntato Panunzio Gabriele, la presenza su suolo italiano di un immigrato clandestino, rispondente al nome di…
“Sì?”
“Lo chiedo a lei: rispondente al nome di?”
“Eh?”
“Questo immigrato clandestino, insomma, come si chiama?”
“Ah, lui! Si chiama Ki Demei”.
“Cognome?”
“Ki”.
“Kikidemei?”
“No, Ki-spazio-Demei”.
“Aaaaah. Tra l’altro è un nome che ho già sentito… sta a vedere che ha dei precedenti”.
“Ma veramente…”
“Aspetti. Anche lei si chiama Ki Demei”.
“Non posso negarlo”.
“Un caso di omonimia, capisco”.
“No, forse non ha capito. Sono sempre io. Sono venuto a denunciare me stesso. Sono un immigrato clandestino. Arrestatemi”.
“Beh… beh… non corriamo”
“C’è la cosa, l’obbligatorietà dell’azione penale”.
“Ma scusi, perché ci tiene così tanto a farsi arrestare?”
“Si metta nei miei panni. Io lavoro ai mercati, faccio il giro della provincia. Tutte le mattine la sveglia alle cinque. Con la pioggia e con la neve. Cinque anni così. Non sono abituato, in Cina studiavo legge. Sono stanco”.
“Poteva anche denunciarsi prima”.
“Prima mi avreste rimpatriato come clandestino. Ma adesso non potete”.
“Come sarebbe a dire che non possiamo?”
“Non potete, perché l’immigrazione clandestina è diventato un reato, e quindi mi dovrete processare”.
“E che sarà mai un processo”.
“Ma io ricorrerò in appello”.
“Non mi faccia ridere … voglio dire, se tutti gli immigrati clandestini ricorressero all’appello…”
“Sì? Vada avanti”.
Si bloccherebbero tutti i tribunali!
“Questo non è un problema mio. Io sono un indiziato di reato, e come tale ho diritto a un giusto processo”.
“Guardi che rischia una bella multa”.
“Non posso pagarla, sono nullatenente e nullafacente”.
“Ma se mi ha appena detto che fa il giro dei merc… ah. Comincio a capire”.
“L’unica è mettermi in una prigione, o centro di detenzione come li chiamate adesso. Confrontate al sottoscala dove dormo non mi sembrano male”.
“Ma scoppiano”.
“Già. Probabilmente sarete costretti a mettermi fuori, magari a trovarmi un lavoro in attesa del giudizio. Ora, si dà il caso che io abbia studiato i tempi della giustizia italiana. Direi che tre quattro anni non me li toglie nessuno”.
“Ma poi la manderanno a casa”.
“Chi lo sa? Nel frattempo sarà cambiato il governo, e faranno una sanatoria. A dire il vero tutto lascia pensare che la sanatoria arriverà molto prima. È un peccato, perché poi mi toccherà tornare ai mercati. Io li odio, i mercati”.
“Doveva fare l’avvocato”.
“è vero. Andiamo avanti, le va?”
“Dunque: Ki Demei… segnalava alle autorità competenti, ivi rappresentate dall’appuntato Panunzio Gabriele, la presenza su suolo italiano di un immigrato clandestino, rispondente al nome di…
“Ki Demei. Faccia copia incolla”.
…nato il 13/7 eccetera… residente a?”
“Via Garibaldi tre, è il campanello con gli ideogrammi nel citofono. Se vuole lascio anche il cellulare”.
“Lei comunque la fa troppo facile”.
“Le cose stanno così! Adesso che sapete dove trovarmi siete costretti ad arrestarmi”.
“Ma lei potrebbe anche non essere un vero clandestino”.
“Certo che sono un vero clandestino”.
“Eh, facile a dirsi. Ma può provarlo?”
“Altroché. Non ho nemmeno un documento”.
“Questa non è una prova, al massimo è una mancanza di prove”.
“Sta scherzando?”
“Chi mi assicura, per esempio, che lei non abbia distrutto il suo permesso di soggiorno? Cioè, si metta nei nostri panni. Dobbiamo metterci ad arrestare il primo venuto soltanto perché dice di non avere documenti?”
“Prima lo facevate”.
“Ma prima era facile, con un foglio di via, al limite un bel charter e via al paese natale. Ma se adesso dobbiamo arrestarvi e giudicarvi tutti, eh, hai voglia”.
“Quindi non verrete ad arrestarmi”.
“No, credo di no”.
“La solita Italia. Fatta una legge, trovato l’inganno”.
“Piano con le parole, eh? Altrimenti…”
“Altrimenti?”
“Ti arresto per vilipendio”.
“Perfetto! Cos’è il vilipendio?”
“Sono le offese”.
“Ah, bene. L’Italia è una distesa di giunchi appassiti che oscilla al vento osceno della stupidità”.
“Eh?”
“Era un’offesa alla tua nazione. Arrestami”.
“Era solo una licenza poetica. Al massimo una libera espressione di giudizio. Non ti arresto”.
“Italia merda. Arrestami”.
“Ti piacerebbe, eh? Non ti arresto”.
“Mi devi arrestare! È vilipendio! C’è l’obbligatorietà!”
“No, invece, non ti arresto, è solo satira”.
“Il presidente è un invertito nazista”.
“Satira, satira politica”.
“Ma va’!”
“Come no? Guarda, rido anche, ah ah ah”.
“Donne italiane tutte puttane”.
“Ih Ih Ih, che spasso”.

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Oh come tutto vola così in fretta (12 dicembre)

Pubblicato il 12 dicembre 2008 da Stefano Severi

Il pomeriggio del 12 Dicembre in piazza del Duomo ce l’avete illuminato ma in via del Corso non ci sono le luci per l’Autunno caldo il comune le ha levate In piazza Fontana il traffico è animato c’è il mercatino degli agricoltori sull’autobus a Milano in poche ore la testa nel bavero del cappotto alzato Bisogna fare tutto molto in fretta perchè la banca chiude gli sportelli oh come tutto vola così in fretta risparmi gente tutto così in fretta

(Banda Bassotti - Luna Rossa)

Rìforma della giustizia, ma quale giustizia? Se ne parla tanto, forse troppo, oggi in Italia. Eppure 39, e dico trentanove, anni dopo quel maledetto 12 dicembre 1969 siamo ancora qui ad aspettare che qualcuno paghi per una delle peggiori pagine della nostra storia repubblicana, la strage di Piazza Fontana.

Sono passati quasi quarant’anni e siamo ancora qui ad aspettare… davvero, come vola tutto così in fretta…

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Finalmente una buona notizia

Pubblicato il 06 giugno 2008 da Federico Balestra

Qualche giorno fa davamo notizia della mancata conferma, da parte del ministero della difesa, della riduzione di 2/3 del personale dei tribunali militari.
Tale mancanza comportava una spesa di 2 miliardi di euro in 2 anni, e 103 magistrati senza lavoro da sbrigare.

La notizia è che il governo è corso ai ripari (bisogna dargli merito di aver confessato l’errore), dopo la spinta degli stessi magistrati costretti al “non lavoro” ed un’interrogazione parlamentare.
Pubblico qui sotto il comunicato fatto dai magistrati militari al ministero della difesa, per ricominciare a lavorare.
Si! La buona notizia è che in Italia c’è ancora chi vuole lavorare!

“On.le Sig. Presidente del Consiglio
On.li Signori Ministri della Giustizia, della Difesa e della Pubblica Amministrazione e Innovazione

La notizia che nel decreto legge oggi approvato dal governo è inserita, insieme ad altre norme senz’altro utili per la collettività, una disposizione che rinvia all’anno prossimo la riduzione dei tribunali militari ci sorprende e ci sconcerta.
Dopo la abolizione della leva obbligatoria e con il nuovo modello di difesa, l’attività dei nostri uffici si è drasticamente ridotta, praticamente azzerata: attualmente tutta la magistratura militare ha in carico solo centosessanta processi, numero peraltro in costante ulteriore discesa, con uno spreco di risorse e professionalità non più tollerabile.
La completa mancanza di lavoro umilia la nostra dignità di magistrati, che non vogliono continuare ad essere dei veri e propri fannulloni di Stato.
La forte riduzione del numero degli uffici giudiziari militari ed il transito di alcune decine di noi nella giustizia ordinaria, previsti a decorrere dal prossimo luglio, ci aveva fatto credere che il problema fosse ormai almeno in parte risolto, ferma restando la possibilità per il legislatore, dopo un periodo di osservazione e studio, ove il provvedimento adottato fosse risultato insufficiente, di intervenire nuovamente riducendo ancora uffici ed organici.
Quali magistrati che non vogliono assolutamente continuare ad essere dei fannulloni di Stato e che pertanto speravano di potere, tra sole cinque settimane, guadagnarsi onestamente lo stipendio, impiegando in maniera soddisfacente la propria preparazione ed esperienza, e smetterla di essere un costo improduttivo per la nazione, non possiamo accettare di buon grado una proroga oltretutto così prolungata.
Gli uffici del Ministero della Giustizia e della Difesa, il Consiglio Superiore della Magistratura e quello della Magistratura Militare hanno fin qui efficacemente collaborato alla realizzazione della riforma: proprio in questi ultimi giorni sono state terminate le procedure di interpello per il reimpiego di magistrati, cancellieri e personale ausiliario. Tutta la attività amministrativa posta in essere verrebbe in gran parte sprecata ove venisse confermata una proroga di sei mesi.
In considerazione della imminente riforma, gli otto uffici giudiziari militari da sopprimere hanno per lo più evitato di iniziare i pochi processi residui, non potendoli concludere prima della chiusura, e ne hanno rinviato la celebrazione a dopo il mese di luglio: una proroga fino al gennaio 2009 non potrebbe che condurre a non svolgere alcuna ulteriore attività, nella consapevolezza che il cambio di ufficio comporterà necessariamente la ripetizione degli atti.
Pur consapevoli che interessi corporativi, i quali non intendono in alcun modo rinunciare a privilegi, uffici direttivi e benefici connessi, continueranno, in questo come in altri campi, a pressare per rinvii e controriforme, siamo convinti che l’impegno a combattere sprechi ed inefficienze fin qui professato dal nuovo governo non possa essere tradito in un settore dove dati e statistiche confermano la inevitabilità dell’intervento riduttivo, adottato dal passato governo di centro sinistra ma già contenuto nella versione iniziale del disegno di legge governativo proposto dal Ministro Martino ed approvato nel 2003 dal precedente governo di centro destra.

30 maggio 2008

Paolo Scafi Giuseppe Rosin Sandro Celletti Carlo Paolella
Sergio Dini Benedetto Roberti Francesco Sirchia Davide Ercolani
Nunzio Corsaro Roberto Capitelli Manfredi Dini Ciacci Enrico Lussu
Marco Cocco Mauro Rosella Stefania Palmas Marco Bacci
Stefano Grillo Enrico della Ratta Rinaldi

tutti magistrati militari in servizio … ma non al lavoro !”

(foto da Flickr di Marxchivist)

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Ops! Altri 2 miliardi nel water!

Pubblicato il 03 giugno 2008 da Federico Balestra


(Ignazio La Russa, detto “Mani Bucate”)

Forse in pochi sono a conoscenza della questione relativa ai tribunali militari. In pratica, con l’abolizione della leva obbligatoria, ci sono qualcosa come 103 magistrati che al momento sono costretti a girarsi i pollici a causa della mancanza di lavoro da svolgere. Mica si possono mandare alla corte marziale da soli!

Il governo Prodi, nella finanziaria del 2008, decise di ridurre l’organico di 2/3 per rispecchiare le attuali esigenze. Questa modifica avrebbe fatto in modo da risparmiare qualcosa come 2 miliardi di euro in 2 anni.
Non mi capacito del numero, ma è così.

Beh, è successo che il nostro ministro della difesa ha rimandato di sei mesi la decisione. Il risultato è che buona parte dei giudici (che potevano essere utilizzato per cause civili) continuerà a girarsi i pollici, la magistratura continuerà ad arrancare ed il previsto risparmio diventa sempre più trasparente. Alla fine se Manganelli dice che c’è un’indulto quotidiano forse non è nel torto…
Quello che mi chiedo è: cosa costava confermare una decisione del genere?

foto su Flickr di Rogimmi

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Chi ben comincia…

Pubblicato il 21 maggio 2008 da Federico Balestra

Nel pacchetto sicurezza, scritto dall’ex-segretario personale di Berlusconi (ora ministro di giustizia), ieri era comparso un piccolo comma che “concede la possibilità agli imputati per reati commessi prima del 31 dicembre di 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi per valutare se accedere al patteggiamento.”

In se la norma (che se passava con decreto legge era subito valida) avrebbe incasinato non poco i procedimenti giudiziari in corso (tanto la giustizia in Italia è veloce) per tutto il paese. Ma il dato più strano è che Silvio Berlusconi è “casualmente” imputato nel processo a Milano per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills. Tu chiamale se vuoi coincidenze.

Per fortuna il comma è stato ritirato. Speriamo però che ci sia un briciolo di opposizione, non solo strette di mano, questa legislatura.

 

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