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Due volumi, il primo già da tempo in libreria, il secondo in uscita ad Ottobre, dedicati all'opera omnia del grande giornalista/scrittore. Intervista ad Àlen Loreti, protagonista, con Angela Staude Terzani, dell'incontro faentino dello scorso 18 Ottobre organizzata dall'Associazione culturale Fuori dal Coro.

Due Meridiani di Mondadori raccoglieranno tutti i libri di Tiziano Terzani pubblicati in Italia. Un vero e proprio monumento all'autore, come lo ha definito la moglie Angela, che ne sancisce l'eccellenza giornalistica e letteraria. Il primo imponente volume, che presenta le opere fino al 1992, si apre con una rappresentativa antologia di alcuni articoli, tra i tanti, apparsi tra il 1966 e il 1970 su «l’Astrolabio» (rivista fondata e direttadal politico ed antifascista Ferruccio Parri), prima che il giornalismo diventasse per Terzani professione e missione. Talentuosi reportage di estrema potenza segnati già da un temperamento critico e riflessivo e da un profondo desiderio di capire. Un'esperienza fondamentale, una vera e propria officina in cui si distinguono due fasi: quella “olivettiana”, dove scrive dai Paesi in cui viaggia grazie alle trasferte aziendali come dipendente della Olivetti (il Sudafrica dell'apartheid, dove fu testimone dell'ingiustizia e della segregazione razziale, la Thailandia, l'Australia – fulminante il documento che denuncia la condizione degli aborigeni -) e quella “americana”, dove si reca per dedicarsi agli studi universitari e da cui stila dure analisi sulla democrazia degli Stati Uniti di fine anni '60, quelli degli assassinii di Kennedy e Luther King, del potere nero, degli hippy, dei movimenti pacifisti e per i diritti civili e della conquista della luna (qui ricondotta da Terzani ad una grande manovra politica).Ai due libri sul Vietnam, Pelle di leopardo - Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973 (1973) e Giai Phong! La liberazione di Saigon (1976), seguono La porta proibita (1985), in cuiparla del suo lungo soggiorno in Cina conclusosi con l’arresto e l’espulsione e, infine,Buonanotte signor Lenin (1992) l’importante testimonianza del crollo dell’impero sovietico.

Gli anni degli scritti raccolti in questo volume corrispondono alla prima fase della vita di Terzani, quella del grande giornalista, inviato e corrispondente alla scoperta dell'Oriente. La sua trentennale permanenza in Asia ne aveva fatto il testimone più autorevole dei grandi eventi politici e culturali, veri e propri stravolgimenti epocali, che si verificarono in quelcontinente. Quest'opera consente di analizzare le cause della profonda trasformazione che egli compì nella seconda parte dell'esistenza. Il volume si chiude proprio sulla soglia di questa seconda fase, quella introspettiva, dedicata alla ricerca dentro di sé e dovuta, probabilmente, oltre alla scoperta della propria malattia, anche alla disillusione e dall'aver constatato i fallimenti del mondo in cui aveva creduto. Due vite strettamente collegate e figlie una dell'altra. Il passaggio da giornalista sul campo sempre alla ricerca della verità a ricercatore dello spirito (e a bandiera e icona del movimento pacifista) sarà l'oggetto del secondo volume, in uscita il 25 Ottobre, che conterrà tutti gli altri scritti pubblicati in vita.

L’Introduzione è affidata a Franco Cardini, notissimo storico e saggista, un intellettuale rigoroso che di Terzani riesce a cogliere la ricchezza di pensiero con obiettività, forse proprio grazie alle differenze ideologiche che hanno contraddistinto la sua amicizia con lo scrittore.

Il volume è curato dall'imolese Àlen Loreti, che da diversi anni si dedica all’opera di Terzani e che per l’occasione ne ha studiato a fondo il vastissimo archivio privato, compreso il ricco epistolario, oltre ad avere avuto accesso ai ricordi e alle testimonianze della famiglia. Ne scaturiscono la dettagliata Cronologia (una vera e propria biografia), avventuroso ritratto di un personaggio affascinante ricco di materiale documentario inedito, le Notizie che dei testi ricostruiscono la genesi e il contenuto della riflessione politica e una ricca Bibliografia.

Angela Terzani le ha aperto le porte di casa e le ha dato accesso allo sterminato archivio privato. Della serie “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare…”.

How to win

back your ex

orgia”>Sono stati due anni di lavoro intensi. Angela Terzani mi ha messo a disposizione moltissimo materiale. La parte più impegnativa è stata sintetizzare la mole di appunti, lettere, diari, taccuini e concentrarli in 130 pagine che sono la prima vera cronologia organica della vita di Terzani. Saperla soddisfatta è per me il riconoscimento più grande.

Dopo la morte, molti hanno scritto di lui. Alcuni, che lo avevano conosciuto, vivendo di luce riflessa e senza molto da dire. Lei non lo ha mai incontrato. Non ritiene che paradossalmente questo possa essere stato un punto a suo favore per curare nel migliore dei modi questo progetto?

No, conoscerlo sarebbe stato fondamentale. Ma posso dire che ogni singola riga è stata vagliata e approvata dalla moglie. Per la bontà del mio lavoro e per la curiosità dei lettori questa è la garanzia principale. Ho tenuto fede alle qualità che Terzani ha esercitato in tutta la sua vita: rigore delle fonti e comprensibilità dei testi. Se possibile il curatore deve tendere all’invisibilità e “far parlare” l’opera e i documenti dell’autore.

Lei è stato per alcuni anni curatore del sito ufficiale (www.tizianoterzani.com) eha partecipato a molte iniziative culturali a cui sono accorse sempre grandi folle. Avrà conosciuto tante persone appartenenti all’“Organizzazione”, come la chiamavano Folco e Tiziano.

È un aspetto interessante che prima o poi la critica dovrà indagare. Il fenomeno Terzani va oltre un semplice elenco di bestseller. È diventato un fatto sociale. I lettori si sono riconosciuti profondamente nelle parole e nelle opinioni di uno scrittore e le hanno fatte proprie, passando dalle parole ai fatti: si veda la scuola a lui dedicata in Burkina Faso oppure il Tiziano Project sviluppato nelle zone colpite da conflitti militari. Terzani è un esempio di onestà intellettuale e forti passioni civili. Cose di cui c’è grande bisogno in Italia.Negli ultimi dieci anni solo Saviano, seppure in forme e dimensionidiverse, ha inciso sulla coscienza civile e sull’opinione pubblica. Certo nel caso di Terzani è straordinario come questo interesse sia cresciuto con la sua assenza. È la prova non solo di una grande fedeltà dei lettori, ma di come i suoi testi siano considerati dei classici, il genere di libri che segnano il Tempo e che restituiscono al consorzio umano un senso dell’“essere al mondo” come direbbe Celati.

Terzani è stato tante persone diverse. Ma il comune denominatore di tutta la sua vita è stato il viaggiare. Vietnam, Cina, Giappone, Cambogia, India… fino all'ultimo, più importante e più difficile viaggio, quello interiore. Questo è il principale messaggio che ha voluto lasciarci?

Se intendiamo il viaggio come ricerca, sì. C’è qualcosa di epico nella sua biografia e questo lo legittima come un autorevole esploratore e testimone del secondo Novecento. Come tutti i grandi ricercatori era mosso dall’inquietudine e dal grande desiderio di capire la realtà. La scrittura era il mezzo per dominarla e condividere la propria ricerca. Come ha detto bene il fotografo Vincenzo Cottinelli “non dobbiamo dimenticarlo, non possiamo permettercelo”.

Può anticiparci quali saranno le sorprese che appariranno nel secondo volume dei Meridiani?

Uscirà in Ottobre e comprenderà i testi di Un indovino mi disse, in Asia, Lettere contro la guerra e Un altro giro di giostra. Per quanto siano i suoi libri più famosi, i lettori troveranno nelle Notizie ai testi retroscena a volte curiosi e a volte drammatici della loro stesura. Anche qui le fonti inedite, in particolare la corrispondenza privata, aiutano a capire il suo metodo di lavoro, le aspirazioni, le difficoltà.

Non la disturba vedere Terzani pubblicato da Mondadori?

Questo progetto ha goduto di una totale libertà. Basti vedere cosa scrive Terzani su Berlusconi. Sono opinioni durissimeche ho estratto dai suoi diari e non sono stati censurati. Sono stato affiancato da persone straordinarie e di grande autonomia: Renata Colorni, Elisabetta Risari, Francesca Pinchera. E poi la collana dei Meridiani assegna all’intera opera di Terzani una dignità critica e letteraria che troppo spesso per i grandi reporter, proprio perché non romanzieri o poeti, non è mai stata riconosciuta. Piuttosto dispiace leggere certe affermazioni di Ferroni che a proposito di Terzani forse dovrebbe rileggersi l’opinione di Grazia Cherchi.Dopo gli splendidi volumi dedicati a Fosco Maraini e Ryszard Kapuscinski quello dedicato a Terzani penso sia la conferma di un bell’esempio di salvaguardia della cultura letteraria, non solo italiana ma internazionale. Tra vanità e orgoglio toscano, Terzani lo avrebbe considerato un onore. Se lo merita.

Qui trovate alcune foto dell'emozionante serata faentina.
La sola intervista è uscita, leggermente rimaneggiata, anche nell'edizione on-line del Fatto Quotidiano Emilia Romagna. La trovate qui.
Qui trovate l'articolo di Enrico Bandini sulla serata faentina, apparso sempre nel sito del Fatto Quotidiano.

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E' presente in molte case quello che può considerarsi a pieno titolo il Calendario dei Romagnoli. Nella mia ad esempio non è mai mancato, oltre che per la sua originalità delle vignette e dei versi in romagnolo è pure molto utile nell'informare sui tempi di semina e raccolta. E'

; da poco attiva sul territorio l'Associazione “J’Amigh di Smembar” sorta a tutela di quello che è uno dei simboli della tradizione romagnola, la quale dispone di un ottimo SITO nel quale oltre ad essere presenti un blog ed essere illustrare le varie attività svolte, sono raccolte tutte le edizioni del Lunario sin dalla sua nascita, avvenuta nel lontano 1845 a Faenza.

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Faenza, città delle ceramiche. Questa è la caratteristica principale che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Tanto che con il termine francese “Faience” viene spesso identificata la maiolica stessa. Ora, da un po' di tempo, questo primato sta vacillando. Infatti, perlomeno nel nostro Paese, la cittadina romagnola è ricordata e ricondotta ad altro, una ben più triste “eccellenza”. Chiunque sia transitato, soprattutto nelle ore notturne, almeno una volta sull'autostrada A14 all'altezza del casello faentino, avrà sicuramente sentito un forte e nauseabondo maleodore o, per meglio dire, fetore.

Dal camionista alla famigliola in trasferta verso i lidi romagnoli, tutti, al solo sentire nominare Faenza, mimano una smorfia, si portano le mani al naso, chiudono finestrini e bocchettoni di aerazione dell'auto e accelerano.

L'argomento impazza anche sul web, soprattutto in chiave satirica. Non mancano le pagine su Facebook, come Faenza puzza, “il gruppo che non può fare a meno di notare che faenza puzza, e a noi ci puzza che puzzi” e la più campanilistica Faenza non puzza dappertutto. Su Nonciclopedia, l'enciclopedia wiki dai toni satirici, alla voce Faenza si legge “si è guadagnata il Mongolone d'Oro per essere la città più puzzolente d'Italia”. C'è anche l'artista locale che si è inventata il brand “Faenza puzza” e l'ha riprodotto sulle t-shirt, lanciate con appositi party.

Ma il problema, in realtà, è molto, molto serio ed è al centro, da anni, delle proteste dei cittadini e del dibattito politico.

Nella zona attorno al casello autostradale si trovano (oltre alle industrie ceramiche) una serie di enormi distillerie che con gli scarichi del proprio ciclo di lavorazione, come per esempio quelli dell'impianto di estrazione olii, producono da tempo emissioni maleodoranti. Negli anni le distillerie si sono ripromesse più volte di ridurre queste emissioni tramite progetti basati su tecnologie innovative di filtraggio. Ma, per ora, i risultati non si sono visti. L'ultimo è stato il Gruppo Tampieri che, alla fine di Agosto, mentre rassicurava la cittadinanza di non aver mai presentato un progetto relativo alla costruzione di un nuovo impianto di incenerimento derivato dalla combustione della pollina e di non aver nessuna intenzione di ampliarsi nei terreni acquistati attorno alla fabbrica anche a cifre cinque volte superiori al prezzo di mercato, dichiarava alla stampa di essere in attesa del nulla osta per la realizzazione di un mega impianto di captazione odori. Una vera novità tecnologica, un unicum in Italia, che dovrebbe eliminare completamente i fastidiosi miasmi.

Gli abitanti della zona centro nord, riuniti nel Comitato “Nuovo quartiere San Rocco” hanno più volte cercato di sollevare il problema esprimendo il proprio disagio. Fino ad arrivare a lanciare a fine 2010 la campagna di raccolta firme “Operazione aria pulita” in cui venivano richiesti “chiarimenti e interventi all'amministrazione comunale in relazione al problema persistente di cattivo odore”. Si legge nel comunica

to che accompagnava la raccolta firme: “oramai da troppi anni i faentini sono costretti a convivere con fastidiose emissioni maleodoranti che limitano le attività quotidiane e generano gravi disagi”; “il fenomeno, purtroppo, si è intensificato negli ultimi tempi, soprattutto nelle ore serali e notturne e, (caso strano?) nelle giornate di sabato e domenica”; “i miasmi provocano sintomi quali: bruciore al naso, agli occhi ed alla gola, emicranie e nausee. Ma non siamo assolutamente certi che i danni per la nostra salute siano solo questi”. Venivano poi poste alcune domande alle autorità preposte: “Cosa respiriamo da anni? Per quanto tempo ancora dobbiamo convivere con questo stato di cose?”

Il 28 Giugno scorso, l'argomento è tornato all'ordine del giorno in Consiglio comunale. Il consigliere dell'UDC Gilberto Bucci, da tempo molto sensibile all'argomento, ha presentato una mozione in cui si legge: “la situazione ambientale in questi anni non è affatto migliorata”; “ il Comitato San Rocco nella sua attività ferma , determinata e precisa ha raccolto oltre mille firme affinché il diritto alla salubrità della vita nell'area centro nord di Faenza venga attuato, denunciando sintomi fisici e disagi provocati dai miasmi quotidianamente respirati”; “ si chiede al Sindaco ed alla Giunta di intervenire immediatamente sulla questione con prescrizioni restrittive volte a ridurre ed eliminare le emissioni maleodoranti e le immissioni di sostanze nocive al benessere della popolazione ed inquinanti l'acqua e l'aria”. La maggioranza (da sempre di centro-sinistra) ha preferito presentare un proprio ordine del giorno ed ha poi raggiunto un accordo con Bucci (e quasi tutte le altre forze politiche) per proporre un documento condiviso. Documento che affronta finalmente l'argomento ma, secondo i “grillini” faentini (gli unici a non averlo votato positivamente e ad averne presentato uno proprio), non nella maniera adeguata. La Lista Civica 5 Stelle Fatti Sentire, da Marzo 2010 con due seggi in Consiglio comunale e prima attiva sul territorio come gruppo Meetup, è da sempre in prima linea per la salvaguardia e la tutela dell'ambiente. A detta loro l'attenzione va rivolta non solo alle emissioni maleodoranti delle distillerie, ma anche alle immissioni, ben più dannose e pericolose, degli inceneritori presenti al loro interno. Sul sitodella Lista Civica si legge: “Fatti Sentire si è trovata fin da subito nelle condizioni di non poter condividere il testo per via del veto posto dalla maggioranza di scrivere che le attività industriali causano (producono) emissioni inquinanti. Il documento non propone nessuna concreta miglioria sulla questione. Noi, invece, crediamo che se si vuole affrontare un problema fondamentale come la salute e il benessere dei cittadini, occorra farlo in maniera seria: non si può negare che le emissioni delle attività industriali inquinino. Soprattutto quando, come nel caso di Faenza, si parla di industrie che hanno al proprio interno impianti di incenerimento (a biomasse o a rifiuti), sovvenzionati con i soldi di noi cittadini, che possono provocare gravi danni alla salute umana”.

L'Assessore all'Ambiente Roberto Savini, nel commentare il documento approvato, conferma molte delle richieste di “Fatti Sentire”: “compiere azioni congiunte tra organi di controllo, amministrazione comunale e aziende interessate; individuare un presidio permanente per il monitoraggio, fornendo dati, statistiche e report periodici al Consiglio comunale, valutare l'impatto ambientale di nuove iniziative imprenditoriali; mettere una centralina mobile per i rilevamenti in zona centro nord”.

Ma il Comitato “Nuovo quartiere San Rocco”, interpellato sulla questione, dichiara di non avere avuto ad oggi nessuna garanzia da parte delle istituzioni locali riguardo alla qualità dell'aria che i cittadini respirano, di aver scritto due volte al Sindaco Giovanni Malpezzi senza mai aver ricevuto risposte concrete e di aver fatto richiesta al Comune, inutilmente, di posizionare una stazione mobile di Arpa nella zona per eseguire i monitoraggi. Gli abitanti del quartiere, prosegue il Comitato, che vedono ogni giorno svalutarsi sempre di più i propri immobili (anche grazie ad una pubblicità apparsa in città in cui si invitano i cittadini a costruire casa in altre zone, lontano da fabbriche inquinanti), continuano a sentirsi dire dall'amministrazione comunale che l'aria non è poi così male, ma nessuno, finora, l'ha dimostrato con dati alla mano.

La discussione prosegue, il puzzo anche. I faentini staranno a vedere, anzi a sentire.

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