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Dieci giorni fa – era esattamente il

13 agosto – feci trovare sul tavolo di Hera spa e del Comune di Cesena (oltre che all’opinione pubblica) una segnalazione di un pericoloso abbandono di lastre in cemento-amianto (coperture di eternit), accanto ad un cassonetto dei rifiuti, lungo la via Garampa, ai bordi della strada sotto il Convento dei Frati Cappuccini.
Speravamo che gli enti competenti alla bonifica – Hera spa e Comune di Cesena – facessero il loro lavoro, nonostante la calura estiva.

Che senso ha segnalare pubblicamente comportamenti sciagurati da parte di persone incuranti delle regole che abbandonano rifiuti pericolosi e inquinanti lungo le strade, se poi nessuno interviene?

Che senso ha invitare i cittadini a fare le segnalazioni di rifiuti abbandonati, se poi gli enti competenti alla bonifica non si muovono?

Rinnoviamo l’appello

e chiediamo la bonifica dell’area (si allegano le nuove foto che dimostrano che a 10 giorni di distanza dalla prima segnalazione, nulla è stato fatto).

La campagna di sensibilizzazione del Comune di Cesena contro gli abbandoni dei rifiuti è giustissima, ma se non si fanno le bonifiche, tutto perde di valore.

Rinnoviamo al Sindaco di Cesena un ulteriore impegno: il Comune di Cesena è in possesso del censimento-mappatura delle strutture contenenti amianto del territorio comunale; sono ben 5.400 i siti cesenati contenenti amianto: coperture di aziende produttive, coperture di allevamenti, tetti di abitazioni, tettoie.

Il Comune di Cesena deve impegnarsi maggiormente a promuovere gli interventi necessari per la sua rimozione regolare o messa in sicurezza, per eliminare i rischi per la salute connessi alla inalazione di fibre che si possono liberare nell’ambiente quando l’amianto si presenta in forma friabile.

Chiediamo al Comune di Cesena la predisposizione di un piano di valutazione sullo stato di conservazione dei materiali contenenti amianto e di risanamento del territorio, per eliminare gradualmente la presenza di amianto pericoloso nell’ambiente, dando priorità agli interventi di bonifica ritenuti più pericolosi per la salute; occorre dare priorità ad interventi di bonifica nei confronti di quei siti che hanno la capacità di emettere fibre di amianto inalabili, con presenza cioè di amianto degradato e friabile (sfaldamenti, crepe, rotture, affioramenti di fibre alle superfici).

Cesena, 23 agosto 2012

Davide Fabbri

Il nuovo progetto autostradale ad elevato impatto ambientale Orte-Cesena-Mestre è stato inserito dal Governo Monti fra le opere

prioritarie da realizzare in project financing con gli incentivi fiscali previsti dalla legge 183/2011. Tutto questo emerge dalle linee guida all’Allegato Infrastrutture 2013-2015″.

A fronte di queste notizie, il Sindaco di Cesena Paolo Lucchi e il Presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi non hanno perso tempo per sollecitare il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera alla realizzazione celere di questa grande opera infrastrutturale.

A livello nazionale e locale i fautori di questa nuova autostrada sono il P.D. e il P.D.L., uniti “amorevolmente” per uno “sviluppo insostenibile” a favore della mobilità su gomma. Il progetto prevede la realizzazione dell’autostrada Orte – Cesena – Mestre mediante il ricorso alla finanza di progetto con i privati: l’ANAS ha scelto il raggruppamento di società composto da Gefip holding legato al parlamentare europeo del PDL Vito Bonsignore, col l’appoggio del banchiere cesenate Davide Trevisani.

L’autostrada attraverserà cinque Regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province e 48 comuni; il tracciato prevede solo in parte la riqualificazione della E-45, si sviluppa in parallelo alla SS 309 Romea e ha numeri da brivido: 396 km di lunghezza, 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli.

Questa nuova autostrada provoca gravi danni ambientali a carico di importanti zone di interesse storico, paesistico, ambientale (es. Parco del delta del Po, Valli di Comacchio e Mezzano, Laguna sud, Riviera del Brenta, Parco delle Foresti Casentinesi, valli dell’Appennino centrale). Comporta un elevato consumo di suolo, per la maggior parte libero, e il frazionamento di numerosi fondi agricoli. Favorisce la cementificazione delle aree libere attraversate o adiacenti agli svincoli. Privilegia ancora una volta il trasporto su gomma a scapito di quello ferroviario e marittimo, più sostenibili. E’ inutile in quanto i flussi di traffico attuali e futuri che interessano la SS 309 Romea e la E-45 non giustificano in alcun modo la costruzione di un’altra autostrada che diventerebbe di fatto un doppione della A-1 e della A-14/A-13.

E’ un enorme spreco di denaro pubblico: con di 10 miliardi di euro (di cui 1,4 miliardi pubblici e 8,6 miliardi anticipati dai privati della lobby legata a Vito Bonsignore, europarlamentare del PDL, con sponsor politici del PD) l’Autostrada Orte-Mestre è l’opera in assoluto più costosa. Meno della metà dei soldi destinati alla Mestre-Orte sarebbero sufficienti per sanare il dissesto idrogeologico dell’intero Paese.

Gli ecologisti propongono alternative credibili, meno costose, meno impattanti e facilmente realizzabili: la messa in sicurezza della SS 309 Romea: il progetto di autostrada Orte-Mestre non prevede alcun intervento per la messa in sicurezza della Romea, una delle strade più pericolose d’Italia. Il rifacimento del manto stradale, la predisposizione di corsie di emergenza, di piazzole di sosta, il miglioramento della segnaletica, la eliminazione degli incroci a raso, sono interventi possibili in 2-3 anni e con spese molto contenute.

Messa in sicurezza della E-45: anche questa arteria, vecchia e pericolosa, e perennemente cantierizzata, richiede interventi definitivi di riqualificazione, senza la sua trasformazione in autostrada. Il progetto di ANAS prevede per questo tratto delle varianti estremamente impattanti, soprattutto in corrispondenza del nodo di Perugia; inoltre il potenziamento di questa arteria costituirà un potente attrattore di traffico con gravi ripercussioni ambientali per le valli dell’Appennino centrale.

Potenziamento del trasporto ferroviario: la ferrovia costituisce una valida alternativa alla gomma, sia per il trasporto delle merci che dei passeggeri. In alcuni casi, gli stesi enti che promuovono la Orte-Mestre, finanziano allo stesso tempo progetti per lo sviluppo o il potenziamento di tratte ferroviarie lungo la medesima direttrice (es. collegamento Venezia-Chioggia, riapertura della linea Civitavecchia-Orte).

Cesena, 25 giugno 2012

Davide Fabbri

Stupisce il silenzio assordante per la costruzione di edifici residenziali nell’area verde pregiatissima adiacente al “Parco dell’Ippodromo” nel Quartiere Oltresavio di Cesena. Nuovo cemento ingiustificato alla fine di via Riccione, all’angolo con i paddock dei cavalli.
Si desidera continuare a costruire alloggi a prezzi di mercato, non calmierati dall’ente pubblico, in una città con 3.800 alloggi vuoti) con tanto di beffa: si vogliono costruire 24 appartamenti in 5 palazzine condominiali in fascia di vincolo fluviale, in zona di esondazione del fiume Savio. Una follia urbanistica prevedere 5.600 di metri quadrati di superficie edificabile in quella zona.

Facciamo appello alla Soprintendenza ai Beni Ambientali, facciamo appello ai cittadini consapevoli sul tema della fragilità dei territori e delle alluvioni: chiedete – così come facciamo noi – lo stralcio dell’area. In quella zona non si deve edificare. Invitiamo i cittadini a presentare osservazioni al piano suddetto: entro il primo aprile 2012, si può presentare una osservazione al Sindaco relativa al Piano Urbanistico Attuativo del Parco dell’Ippodromo in variante al PRG, chiedendone lo stralcio per ragioni ambientali: si prevede infatti la costruzione di villettine pregiate all’interno dell’area di vincolo fluviale.

Questa vicenda urbanistica dimostra perfettamente l’esito drammatico dell’edilizia contrattata fra il potere locale e gli imprenditori privati, potere intenzionato a far fare business nei confronti dei proprietari delle aree.

Dimostra che chi ha governato Cesena negli ultimi anni (con responsabilità politiche chiare: Assessore all’Urbanistica Giorgio Andreucci e Sindaco Giordano Conti, non dimentichiamoli questi personaggi – la scelta politica di costruire nel Parco Ippodromo è la loro), non si è interessato con rigore all’esigenza fondamentale di una comunità: cioè quello di realizzare una città bella e sostenibile, con spazi pubblici verdi di ampio respiro e servizi per la collettività; al contrario la comunità è stata e continua ad essere assediata dal cemento, anche nelle aree verdi e a rischio di esondazione dei fiumi.

Si è certi che il disinteresse per l’attività politica in Consiglio Comunale, la rassegnazione e il silenzio dei cittadini per queste scandalose vicende, la mancanza di espressione dal basso, l’indifferenza e il qualunquismo nei confronti del bene comune, non sia anche conseguenza di una tale considerazione del territorio e dei suoi abitanti?

I Verdi, gli ecologisti, il Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori, tante persone di buon senso non vogliono essere complici di questi misfatti. Propongo di porre fine ad un’espansione edilizia ingiustificata nel territorio. Il Sindaco Lucchi, la sua Giunta comunale, devono avere il coraggio di stralciare questa area, per dimostrare discontinuità col passato. Occorre adoperarsi affinchè le aree residue vengano destinate ad usi pubblici, quali parchi, percorsi pedonali e ciclabili, corridoi ecologici, affinché una cultura del rispetto dell’ambiente e degli spazi pubblici, sostituisca l’obbrobrio etico e urbanistico della mercificazione suolo-cemento.

Nel mio recente libro “Il Potere del Cemento” scrivevo: “La mia speranza è quella di vedere un risveglio delle coscienze nella mia città sui temi dell’urbanistica e dell’edilizia. Un risveglio culturale di cittadini attivi, fortemente motivati a difendere il proprio territorio, per cercare di impedire nuove ferite all’ambiente e al paesaggio, per cercare di diffondere una idea diversa di città e di modernità.” Appello quanto mai attuale. Occorre pertanto maggiore presa di coscienza e partecipazione dei cittadini alle attività politico-istituzionali, occorre che i politici ed i cittadini prestino maggiore attenzione alle vicende urbanistiche-edilizie della propria città.

Davide Fabbri

Il colosso industriale AMADORI, che ha fatturati milionari, ha l’obbligo morale e normativo a bonificare i tetti di amianto distrutti e spappolati, poiché le fibre di amianto si disperdono pericolosamente nell’ambiente

Le foto che vi allego sono state scattate lungo la E45, fra Borello e San Carlo di Cesena: descrivono capannoni di allevamenti dismessi di una società legata al colosso Amadori: tetti in eternit distrutti dalla recente nevicata, neve che ha peggiorato la situazione già problematica da tempo.
La salute di tutti noi è in pericolo, le fibre di amianto si disperdono facilmente nell’ambiente.

E’ dimostrato che anche bassissime esposizioni a fibre di amianto possono indurre un ben preciso tumore polmonare (il mesotelioma pleurico).

A Cesena – da un censimento realizzato una decina di anni fa – sono ben 5.400 i punti del territorio dove si trovano materiali in cui è presente amianto: si tratta soprattutto di capannoni, tetti di abitazioni, tettoie, coperture di garage.

Il censimento dell’amianto già realizzato è fondamentale per far decollare – dopo anni di colpevole e irresponsabile ritardo – un piano di risanamento del territorio, per eliminare completamente la presenza di amianto friabile.

Partiamo ora con le bonifiche sulla base di ordinanze del Sindaco, partiamo dai casi più gravi ed eclatanti, come quelli delle foto allegate. La bonifica non può essere demandata alla discrezionalità dei proprietari. Il Comune di Cesena, in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell’A.USL di Cesena, dopo i danni causati dalla neve, deve attivarsi immediatamente per far rimuovere le situazioni di maggiore rischio, obbligando i proprietari a presentare i Piani di Bonifica previsti dalla legge. Le bonifiche sono agevolate da contributi pubblici comunali e regionali.

A seguito delle recenti calamità provocate dalla neve, che hanno ulteriormente aggravato molti siti già problematici (soprattutto capannoni agricoli e zootecnici), occorre urgentemente che gli enti pubblici (Comune di Cesena e A.USL di Cesena in primis) facciano Ordinanze – nei confronti dei proprietari dei siti da contaminare – per la bonifica immediata delle superfici in cemento-amianto friabile e sfaldato, come quelle che vedete in foto.

Davide Fabbri

I Verdi fanno appello ad Hera spa e al Comune di Cesena – ente socio di Hera spa – per la sostituzione delle tubazioni obsolete in cemento amianto utilizzate per le acque destinate ad usi potabili.

Forse non tutti sanno che Hera spa – la società di gestione dei servizi pubblici ambientali – gestisce nel bolognese (area ex Seabo) circa 1.600 km di tubazioni in cemento amianto; Hera in Romagna gestisce oltre 2.000 km di condutture idriche in cemento amianto.

Nel Comune di Cesena sono ben 43 i chilometri di condotte in cemento-amianto.

Da tanti anni i Verdi – assieme all’Associazione Nazionale Esposti Amianto diretti dal medico del lavoro Vito Totire -sostengono che l’acqua deve essere indenne da sostanze cancerogene.

Pur essendo partito un piano di Hera spa di sostituzione delle vecchie condotte acquedottistiche in cemento amianto, non sono state adottate le misure necessarie ed efficaci che coincidono con la bonifica integrale delle reti per far veicolare l’acqua per uso potabile.

I tubi in cemento amianto hanno avuto grande diffusione a partire dalla seconda metà degli anni ’60 e ne è stato completamente interrotto l’utilizzo a partire dai primi anni ’90, con l’introduzione della Legge nazionale n. 257 del 1992, che ha stabilito – per le problematiche sanitarie correlate all’amianto – il divieto di produrre e commercializzare i prodotti contenenti amianto.

La respirazione di fibre di amianto – che può avvenire durante una doccia o dando lo straccio a terra – può determinare malattie diverse, tutte comunque caratterizzate da un lungo intervallo di tempo fra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia.

Le malattie principali che possono essere provocate dall’amianto sono: asbestosi, mesotelioma, carcinomi polmonari, tumori del tratto gastro – intestinale e della laringe.

Si chiede pertanto ad Hera spa, ai Sindaci dei Comuni soci di Hera spa, di elaborare e mettere in atto un piano teso a bonificare integralmente le reti acquedottistiche.

Davide Fabbri




 
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