Morciano di Romagna (RN) si trova ad un bivio: continuare a cementificare e congestionare il Territorio oppure Continua a leggere
Pubblicato il 17 July 2010 da Sindako
Morciano di Romagna (RN) si trova ad un bivio: continuare a cementificare e congestionare il Territorio oppure Continua a leggere
Pubblicato il 06 March 2010 da Sindako

In Egitto accade che un blogger 20enne, per aver scritto che un’accademia Continua a leggere
Pubblicato il 27 February 2010 da Sindako
Ho assistito giovedì 25 febbraio scorso, nella pressochè totale assenza di partecipazione dei cittadini Continua a leggere
Pubblicato il 08 February 2010 da Sindako
Questo ennesimo e gravissimo incidente sul lavoro avvenuto il 3 febbraio presso il più importante stabilimento industriale di trasformazione Continua a leggere
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Pubblicato il 30 January 2010 da Sindako
A Cesenatico è presente da tempo un sistema di potere, basato su una gestione Continua a leggere
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Pubblicato il 13 January 2010 da Paolo Marani
Epilogo a sorpresa questa mattina al processo di primo grado a carico di Davide Fabbri, per la vicenda che lo vede imputato di “diffamazione a mezzo stampa” Continua a leggere
Pubblicato il 10 January 2010 da Sindako

Noi cittadini,
conosciamo l’onestà e l’impegno civile di Davide Fabbri, conosciamo l’enorme mole di lavoro svolto in tanti anni di appassionata e Continua a leggere
Pubblicato il 21 December 2009 da Sindako

Nel prossimo Consiglio Comunale di Cesena del 22 dicembre 2009, verrà portata in approvazione la delibera relativa al Piano di Alienazioni del 2010, e cioè la vendita di beni immobiliari di proprietà comunale.
Ci appelliamo a tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale per chiedere lo stralcio, dal suddetto Piano, di alcuni immobili molto importanti, che per noi ecologisti dovrebbero rimanere di proprietà pubblica, come beni della collettività:
Ex Lazzaretto sulle Mura Malatestiane – bene vincolato per interesse storico architettonico
Palazzina dei Vigili Urbani in via Cavour – immobile di grande valore architettonico della seconda metà dell’800
Casa Rossa – fabbricato colonico a Ponte Pietra – bene vincolato all’interno del Parco del Palazzo Guerrini-Maraldi, ora sede di scuola per l’infanzia.
I Verdi contestano la vendita di veri e propri “gioielli di famiglia” per ragioni di cassa immediate, attraverso strumenti tipici delle “cartolarizzazioni” di tremontesca memoria, tante osteggiate a livello nazionale dall’ex centro-sinistra.
Perché questa necessità di vendere questi immobili? La risposta sta nella necessità delle Amministrazioni locali di fare cassa visti i tagli ai trasferimenti dello Stato e nella volontà, dell’Amministrazione, di non variare il proprio impianto di bilancio.
I Verdi ritengono importantissimo non sacrificare il futuro all’immediato pareggio di bilancio. Una Amministrazione pubblica avveduta deve avere la forza di spiegare ai propri cittadini che con meno soldi si possono fare meno cose, e che con meno risorse economiche alcuni interventi non possono essere sacrificati (servizi sociali, assistenza ai più bisognosi), altre sì (opere pubbliche).
Se una famiglia, proprietaria della propria casa e con un alto livello di spesa economica, incorre in delle difficoltà economiche dovrebbe abbassare il proprio livello di spesa e non vendere la casa per fare cassa, e per mantenere il livello di consumo, e poi rimanerci dentro in affitto.
Ma questo è il nostro modo di vedere il mondo e, forse, è proprio questo che fa la differenza tra noi Verdi e tutti quei partiti che noi definiamo “sviluppisti”.
Cesena, 19 dicembre 2009
Davide Fabbri e Leonardo Cuni
Pubblicato il 08 December 2009 da Asterix

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Davide Fabbri, membro dell’Esecutivo Regionale dei Verdi Continua a leggere
Pubblicato il 29 October 2009 da Mazapegul

E’ attivo da qualche giorno il sito di comunicazione istituzionale “Cesena Dialoga”. L’idea è buona, tra l’altro le riprese dei consigli comunali sono state osteggiate fino all’altro giorno, e mi pare giusto ricordare che Continua a leggere
Pubblicato il 13 October 2009 da Sindako
Considerata la notizia che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sullo scoglimento dei Verdi, mi pare giusto pubblicare un messaggio di Davide Fabbri.
Bocciata l’ipotesi “mascherata” di scioglimento dei Verdi Continua a leggere
Pubblicato il 24 February 2009 da Sindako
Da pedone e da ciclista – più che da candidato Sindaco per Cesena – desidero portare il mio contributo al dibattito sulla mobilità e sicurezza stradale, che si è aperto sulla stampa locale, dopo l’ennesima tragedia sulle strade cittadine.
Il problema della mobilità, al pari del welfare, rappresenta la sfida più onerosa per il governo della città: sia per la pesantezza degli impatti provocati all’organizzazione della città e alla qualità della vita di tutti i cittadini cesenati, sia per l’estrema complessità e le molteplici interazioni che questa problematica presenta.
La mobilità nella nostra città è in crisi da diversi anni, e la sua “patologia” non accenna ad attenuarsi per mancanza di scelte politiche coraggiose e lungimiranti dell’attuale maggioranza che amministra la città.
Sembra che ad ogni anno i problemi legati al traffico motorizzato, i suoi costi sociali, ecologici, siano sempre più acuti, raggiungendo sempre più spesso l’emergenza sanitaria (PM10 e non solo), a cui il Comune di Cesena ha risposto con provvedimenti di dubbia efficacia: le targhe alterne, i blocchi (solo sulla carta) imposti dalla Regione il giovedì pomeriggio, non incidono minimamente sulle cause strutturali che portano alla crisi.
A Cesena su 95.500 abitanti abbiamo la presenza di 84.000 veicoli a motore privati immatricolati: questo è l’elemento drammatico da cui partire per impostare politiche di mobilità alternative all’uso indiscriminato dell’auto.
E’ pure una illusione pensare che il problema del traffico, con tutte le sue implicazioni, si possa risolvere con qualche aggiustamento, razionalizzando e ottimizzando l’esistente, con scelte tampone, lasciando cioè immutate le tendenze in atto riguardanti l’aumento dei veicoli in circolazione.
Il modello di mobilità attuale caratterizzato dalla assoluta preminenza dell’auto privata, si è rivelata insostenibile, in termini economici, urbanistici, sociali e soprattutto d’impatto sulla salute.
Il traffico è caotico, la congestione urbana, l’inquinamento atmosferico e acustico, i danni alla salute dei cittadini, gli sprechi energetici, accompagnano la nostra vita.
Occorrono scelte politiche coerenti per tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini, favorendo la diminuzione delle vittime deboli degli incidenti stradali e le vittime diffuse da inquinamento; per far questo occorre potenziare il trasporto pubblico locale, e dare continuità e sicurezza alle piste ciclabili, come suggeriva saggiamente Caterina Molari degli “Amici della Bici”.
Per rendere credibili ed efficaci queste priorità, i Verdi propongono alla città un obiettivo importante: primo fra tutti, l’obiettivo concreto e fattibile di ridurre del 20% la quota di spostamenti in auto privata in 10 anni, e del 10% in 5 anni.
Al contrario del collega Stefano Angeli, io ritengo che non sia più possibile inseguire la domanda di mobilità, offrendo nuove infrastrutture viabilistiche, come la Gronda e la Bretella a Villa Chiaviche: queste nuove strade andrebbero ad alimentare ulteriormente al cultura dell’uso indiscriminato dell’auto privata.
La programmazione della mobilità deve ancorarsi a degli obiettivi di autentica riqualificazione urbana: aumentare la qualità dei quartieri esistenti, fermare l’espansione edilizia, disincentivare la domanda di mobilità, creare nuove centralità e identità nelle periferie, aumentare l’accessibilità complessiva in particolare ai soggetti deboli.
E per fare questo occorre proporre concretamente un diverso modello di sviluppo della mobilità, di cui lo sviluppo e il potenziamento del trasporto pubblico e delle corsie preferenziali degli autobus devono diventarne l’asse portante e gli elementi di maggiore concretezza, visibilità e innovazione.
L’adozione di corsie protette per gli autobus – in Viale Carducci, in Viale Gaspare Finali, ad esempio – avrebbe un effetto importante nell’aumentare la fluidità, velocità, efficienza e puntualità del mezzo pubblico.
Saluti ecologisti
Cesena, 21 febbraio 2009
Davide Fabbri
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Pubblicato il 20 May 2008 da Sindako
INCENERITORE DELLA POLLINA A SANTA SOFIA (FC)
Intervento di Davide Fabbri, membro dell’Esecutivo Regionale dei Verdi dell’Emilia-Romagna e consigliere comunale dei Verdi a Cesena.
“L’inceneritore della pollina a Santa Sofia (FC): le ragioni di un NO motivato ad una soluzione dannosa per l’ambiente, i cittadini, il territorio”
Desidero intervenire sul progetto di impianto di incenerimento della pollina e biomassa agricola che la ditta Eukrasia intende realizzare nel Comune di Santa Sofia (FC) per conto dell’azienda Agrofertil.
Impianti di questo genere sono stati proposti proprio 10 anni fa in Romagna, e più precisamente a Cesena.
E’ stata scelta la Romagna non a caso: il 25% della produzione della carne da pollo avviene in allevamenti industriali in Romagna, dove vi sono i più grandi imprenditori del settore: Amadori, Pollo del Campo, Cafar, Chirichi.
Analoghi impianti poi sono stati proposti dagli stessi imprenditori sempre in Provincia di Forli-Cesena, nel Comune di Sogliano sul Rubicone.
Altri impianti sono stati proposti in Abruzzo nel 2001, a Teramo, (dove vi è un
grosso insediamento industriale del gruppo Amadori) e recentemente sono stati
proposti inceneritori della pollina in diversi Comuni della Provincia di Padova.
Io ho seguito queste vicende, in prima persona, mi sono battuto per contrastare una logica perversa e sbagliata dell’ incenerimento della pollina.
Questo inceneritore della pollina è una idea molto astuta, molto vantaggiosa per gli allevatori locali e non, molto meno vantaggiosa per la salute dei cittadini e per l’ambiente di Santa Sofia.
Nasce col pretesto di ricavare energia elettrica a carissimo prezzo, ottenere così enormi finanziamenti pubblici, e così via libera ad altri infiniti allevamenti, sollevati in modo rapido e gratuito dal problema delle deiezioni.
A Cesena le ragioni dell’ ambiente e dell’uso corretto dell’energia sono riusciti a prevalere – dopo mesi e mesi di lotta – sugli interessi della “lobby del pollo”, grazie ad una straordinaria mobilitazione popolare ed alla collaborazione tra Verdi, WWF, Greenpeace e Comitato cittadino di Pievesestina.
Questi progetti di incenerimento sfruttano interpretazioni distorte delle normative, considerando furbescamente la lettiera di broilers come fonte alternativa di energia, beneficiando i produttori di energia elettrica che la utilizzano come combustibile di ingenti contributi pubblici, i cosiddetti “certificati verdi” Cip 6.
Quanto basta per ammortizzare gli investimenti in poco tempo e per pagare la pollina agli allevatori che, se prima dovevano smaltire le deiezioni a loro spese, ora divengono produttori di un “prezioso” combustibile.
Il tutto a carico della collettività, che deve sopportare il peggioramento della qualità dell’aria e l’onere di tariffe ENEL più alte.
Per avallare questo tipo di inceneritore, anche per il progetto di Santa Sofia, occorre creare una falsa emergenza ambientale della pollina.
L’emergenza “pollina” è una gigantesca mistificazione.
Semmai sono i reflui suinicoli, i liquami provenienti dagli allevamenti delle galline ovaiole, i concimi chimici, che, se non utilizzati correttamente, danno origine a ingenti e preoccupanti inquinamenti ambientali, soprattutto alle acque, superficiali e profonde.
Infatti, a differenza dei liquami suinicoli, dei fertilizzanti chimici e della pollina “da ovaiole” (molto liquida e perciò non utilizzabile come combustibile), la lettiera dei polli da carne – i cosiddetti broilers, se distribuita uniformemente e su terreni adatti, non causa inquinamento e può rigenerare i suoli, oggi estremamente poveri di sostanza organica, della campagna forlivese e cesenate.
Il problema derivante dalla pollina da lettiera di polli da carne sta nel fatto che la stessa viene spesso impiegata e sparsa fresca soprattutto per le colture biologiche degli ortaggi, causando essenzialmente cattivi odori. Punto.
Meglio se fosse opportunamente compostata in piccoli impianti adiacenti agli allevamenti: la pollina si trasformerebbe in ottimo in ammendante di qualità, utilizzabile per lo colture biologiche.
Invece con la distruzione della pollina tramite incenerimento, l’azoto in essa contenuto, indispensabile per la vita vegetale, si disperde in atmosfera.
In mancanza di fertilizzanti organici gli agricoltori romagnoli devono ricorrere (ancor più di quanto già fanno) ai concimi minerali azotati.
Si assisterebbe così al caso paradossale della combustione di una risorsa e del
conseguente ulteriore dispendio di energia fossile necessario all’industria chimica per produrre quei fertilizzanti già responsabili
della desertificazione delle campagne, della presenza di nitrati in falda e dell’ eutrofizzazione dell’Adriatico.
Curiosamente, il quantitativo annuale d’energia elettrica necessario per produrre l’ azoto di sintesi supplementare supererebbe di gran lunga quello prodotto dalla centrale.
Inoltre il camino dell’impianto emetterebbe in atmosfera tonnellate di
inquinanti gassosi e particolato che, in condizioni di inversione termica di ventilazione precaria, come quelle che caratterizzano la Pianura Padana, si concentrerebbero pericolosamente e ricadrebbero al suolo in un raggio di circa 20 km, con gravi effetti sanitari ed ambientali.
La cenere, uscita dalla centrale, conterrà, in forma concentrata e non assimilabile dalle piante, fosforo e potassio.
In definitiva pensiamo che sia errato e controproducente bruciare la pollina, in quanto significherebbe sottrarre fertilizzante azotato alle coltivazioni per produrre energia elettrica.
Se si bruciasse tutta la lettiera prodotta negli allevamenti, non solo non si affronterebbe il problema vero dell’inquinamento delle falde provocato dai liquami suinicoli, ma si obbligherebbe gli agricoltori a fertilizzare i terreni
con concimi chimici, utilizzando azoto di sintesi per produrre il quale si dovrà
impiegare tanta energia elettrica e ingenti quantità di idrocarburi.
La pollina non è un rifiuto inutile di cui liberarsi bruciandolo, ma una sostanza preziosa per la terra impoverita e sfibrata dall’abuso di sostanze chimiche e dalle colture intensive.
Il ricorso ad impianti di compostaggio tecnologicamente avanzati è una buona proposta; occorre soprattutto stimolare gli amministratori e i cittadini ad una concreta politica di riduzione del consumo di carne e di riduzione del numero dei capi di animali all’interno degli allevamenti industriali.
La battaglia che gli ambientalisti hanno avviato 10 anni fa a Cesena deve continuare e completarsi.
Se sono valide e argomentate le nostre motivazioni per le quali sono state accantonate le trattative con la lobby degli allevatori per impianti a Cesena e a Sogliano al Rubicone, le stesse devono valere per la Valle del Bidente, per Santa Sofia, per l’intera Emilia-Romagna, per l’Italia intera.
Cesena, 19 maggio 2008
Davide Fabbri
Foto Flickr – Pathfinder_ita
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