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Lettera a Marchionne:
Non riesco a capacitarmi come Lei, che considero un CRETINO possa essere stato assunto al ruolo di manager della Fiat, come possa aver avuto la fiducia di OBAMA e, agli inizi della carriera, essere stato lodato dai capi del PD come l’UOMO NUOVO dell’industria Italiana.
Provo a esaminare, pur consapevole di non essere esente da errori tecnici, il quadro complessivo per evidenziare le contraddizioni e le carenze di questo personaggio che viene spacciato come manager:
• Ebbe a dire circa 3 anni fa che la 500 avrebbe sfondato il mercato Usa…… anche uno stupido sapeva che gli americani, soprattutto le donne (maggiori possibili acquirenti un delle auto piccole) amano le auto famigliari a 5 porte e con un ampio portabagagli posteriore.
Forse, semmai, il mercato americano avrebbe potuto gradire una piccola auto come la Panda, magari un poco allungata.
Poco tempo fa ha detto che si era sbagliato, ma la 500 in Usa ha fatto flop….. e come premio ha ricevuto dalla Fiat una marea di golden-share (azioni della società in regalo).
A quei tempi parlava della 500 come se con questa auto si rilanciasse la Fiat in Italia, tacendo che essa è fabbricata in Romania e, credo, in Messico.

• Ha tentato la scalata della fallimentare General Motors europea (Opel) che ha la sua testa e la sua produzione in Germania, ma il governo ed i sindacati tedeschi si sono accorti della fumosità di quell’offerta e hanno decisamente rifiutato di dargli credito.

• Durante la sua gestione la Fiat non ha sfornato nuovi modelli decenti in Italia ed in Europa e, fino a qualche tempo, fa ha giustificato la cosa affermando che fino a quando non ci fosse stato un riordino della produzione e un ripresa dalla fase della recessione sarebbe stato inutile e dannoso sfornare nuovi modelli, per non bruciarli.
In particolare sono mancati modelli di buon prestigio ed affidabilità, come la vecchia Croma.
Si è puntato su alcuni tipi di Alfa Romeo e Lancia, marchi che comunque erano stati sviliti negli anni precedenti, rendendoli poco affidabili e con pessimo rapporto qualità/prezzo.
In un momento in cui i cosiddetti Suv acquistavano rilevanti nicchie di mercato la Fiat non presentava alcun modello, se non la piccola Panda 4×4.
La conseguenza è stata che la questo marchio ha perso rilevanti quote di mercato in Italia ed in Europa, anche quando altre Società riuscivano ad incrementare le proprie vendite.
Ora afferma che il mercato europeo è compromesso per la Fiat Italia e che le uniche prospettive restano quelle di poter produrre di più, sfruttando meglio gli impianti, ed esportare auto in America.
Personalmente trovo in grande contraddizione il fatto che ha deciso di chiudere Termini Imerese a causa degli elevati costi sostenuti per trasportare le auto prodotte ai luoghi di vendita.
Ma produrre in Italia e trasportarle poi negli Usa, costerebbe meno?

• Mentre in pratica la Fiat registrava un decremento fra Italia ed Europa di circa il 34% di produzione (cito a memoria, la cifra potrebbe essere errata, ma si tratta comunque di numeri rilevanti) alla fine del 2010 Marchionne si beccava un premio di 4 MILIONI di €.
Premio che, naturalmente, ha sottratto alle tasse italiane, come d’altronde gli altri lauti guadagni, mantenendo artificiosamente la residenza in Svizzera.

• Però le responsabilità delle “disgrazie” della Fiat erano dovute in massima parte a quei fannulloni degli operai, alle richieste dei sindacati, insomma sempre colpa degli altri.
Inoltre quando non si produce, gli operai li paghiamo noi con la cassa integrazione
Non sono in grado di valutare a fondo la problematica sindacale, ma tengo a precisare che siamo molto lontani dal modello Wolkswagen, che non sto ad approfondire qui, ma che si è mostrato molto valido.

• Il perseguire con ostinata ostentazione un nuovo modello di schiavismo nei confronti del personale, con fare tra il ricattatorio e l’autoritario può solo creare profondi scontri all’interno delle fabbriche e non migliorare la qualità della produzione.
Anche ridurre i tempi di pausa, per gli operai più anziani o deboli, può solo peggiorare la situazione.
Quando in una catena c’è un anello debole, prima o poi la catena si spezza.
Sempre prendendo a modello la Germania (ma qui si trovano ora i maggiori costruttori di auto d’Europa) quando gli operai superano una certa età, vengono adibiti a lavori più leggeri proprio su iniziativa dell’azienda.

• A vari governi europei e mondiali ha promesso investimenti (di solito in cambio di contributi a fondo perduto da parte di tali nazioni) però in realtà non compie questi investimenti solo in minima parte).
Lo si sente poi affermare che deve tenere di scorta una elevata liquidità (si parla di 20 MILIARDI di €) per affrontare le probabili prossime difficoltà) quindi in realtà non investe.
Domanda: ma non è che l’attività principale della Fiat sta diventando la speculazione sui mercati finanziari?

Probabilmente ci sarebbero tante altre cose da dire in merito a questo personaggio, ma l’ho fatta già troppo lunga, perciò rilevo solo un paio di cose a spot:

- Vedete la pubblicità sul nuovo Freemont?
Sembra che questo modello debba sostituire contemporaneamente l’ultima Croma, l’Ulisse e Multipla, ma già nasce malissimo.
Da qualche parte ho letto che i progettisti sono impazziti perché si tratta di un modello molto pesante, con elevati consumi, inadeguato nel caso di 2 sole ruote motrici; inoltre non ho capito bene se esiste una motorizzazione a metano, cosa che aveva determinato il successo della brutta Multipla.
Parallelamente è però massiccia la pubblicità del nuovo Jeep Cherokee, quarda caso un modello della Crysler prodotto in Usa.
Non lo si potrebbe almeno costruire in Italia per l’Europa lasciando perdere il Freemont?

- Guardavo l’intervista che questo personaggio ha rilasciato nei giorni scorsi, quando appunto dichiarava che poteva esserci un solo sbocco per la Fiat italiana: esportare in America.
Al di là del fatto che il discorso sembrava un autentico ricatto (della serie: o mi fate fare quello che mi pare, altrimenti vi lascio nella merda…….) l’atteggiamento della persona, con voce impastata e occhi socchiusi, sembrava o estremamente assonnato o fatto!

 
 

3 Commenti a “Lettera a Marchionne”

  • Gagio scrive:

    ho cercato soltanto di raccontare i fatti e quindi cosa c’è che non va nei punti di vista di Marchionne, infatti la cosa di esportare le ns auto in Usa non mi convince.
    E’ vero che ora lui si trova a disposizione una rete di vendita (quella della Crysler), cosa che prima la fiat non aveva, ma mi dicono anche che la 500 per quel mercato la produce o la produrrebbe in messico.

    • Vicious scrive:

      Non voleva essere una critica nei tuoi confronti, anzi, volevo aggiungere altri spunti di riflessioni sul “manager” e le sue mosse strategiche!

  • Vicious scrive:

    Premetto che nemmeno io sono un esperto, quindi non snocciolo verità assolute ma semplici valutazioni personali.

    Mi chiedo, ma davvero la soluzione è il mercato americano? Abbiamo visto che in questo periodo di crisi, la General Motors, ha aumentato la produzione in maniera sostanziale. Tutto questo nonostante l’anno passato abbia segnato il record di macchine prodotte rimaste invendute.
    Perchè, vi chiederete. Semplice: perchè la crescita del PIL (che sta tanto a cuore ai governanti feticisti delle cifre) è influenzata dalla PRODUZIONE di macchine nuove (“dal nulla”), e non dalla VENDITA (“trasferimento di beni”).
    Ogni persona sa che, quando la quantità di merce invenduta è alta, il prezzo tende ad abbassarsi: è questo il mercato in cui vogliamo andare a fare concorrenza??

    p.s.
    Marchionne deve smettere di raccontare la favola del marchio FIAT: gli americani scherzavano chiamandola Fix It Again, Tony! (Tony era il nome generico per definire i meccanici)

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