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Chi mi conosce anche solo di striscio sa quanto odio la caccia. La trovo una attività incivile, giustificabile solo a scopo alimentare e mai per puro divertimento. L'unico sport che concepisco con un fucile in mano è il tiro al piattello, purché non ad altezza uomo.

Purtroppo, gran parte delle amministrazioni romagnole, dai piccoli comuni fino alla regione, sono letteralmente invase da cacciatori o simpatizzanti tali  (qualcuno ha detto Bulbi?). Quando si tratta di caccia sono sempre tutti concordi e in maniera bipartisan. La caccia la si vorrebbe lunga tutto l'anno, senza troppi balzelli economici, ma soprattutto in deroga a qualsiasi specie sappia battere le ali.

Non ci si può stupire troppo pertanto di leggere risoluzioni regionali come questa firmata da Damiano Zoffoli, in cui non solo si chiede a gran voce una deroga per la caccia agli storni, ma se ne approfitta pure per una frecciata verso il governo, reo di non avere supportato abbastanza i cacciatori! La UE offre infatti di accedere (per i paesi che inviano motivata richiesta) a deroghe che includono anche la caccia alle specie protette  (gli storni sono specie protetta per la UE), mentre il governo italiano non l'ha evidentemente fatto. In verità, come segnalammo già nel 2009, questo governo si è casomai distinto per l'attenzione verso la caccia, basti citare la legge Orsi, molto più di qualsiasi governo precedente.

La motivazione che ha spinto la regione Emilia Romagna a chiedere questa deroga appare ispirata da un documento congiunto firmato sia dalla Coldiretti che dalle principali associazioni venatorie, oggi unite (guardacaso) nel segnalare quanto gli storni siano dannosi per le coltivazioni locali, manco fossero la piaga delle cavallette… E in certi ambienti di sinistra alla Coldiretti non si può certo dire di no!

Non che un fondo di verità in realtà non ci sia, la regione stanzia ogni anno nasal polyps cure

tico-Venatorio/Dati/Danni-e-tutela-delle-attivita-agricole/Indennizzo-dei-danni-arrecati-dalla-fauna-selvatica/Regione-Emilia-Romagna”>svariati milioni di euro in un fondo a tutela dei danni causati all'agricoltura dalla fauna selvatica (come sappiamo, i contadini romagnoli lavorano in una inestricabile savana zeppa di animali selvatici). Ognimodo, negli ultimi anni le popolazioni di storni sono proprio fra le prime accusate in termini di richieste di risarcimento (superate di poco solo dalle lepri). Quindi, niente di meglio che unire gli interessi dei cacciatori con quello degli agricoltori, e sguinzagliare in deregulation i pistoleri a caccia di storni!

Ora, che nel moderno 2011 per tutelare gli agricoltori dai danni delle specie selvatiche si ricorra ancora a metodi primitivi come la caccia, mi sembra quantomeno anacronistico, ma sentire i cacciatori sostenere (con la bavetta alla bocca) che lo fanno per aiutare gli agricoltori (e non per puro piacere personale) è persino peggio.

Ci sono troppi storni ? Così come si è fatto per gli ungulati, si manda la forestale a fare la decimazione selettiva della popolazione, non i cacciatori!

D'accordo in regione con questo scempio culturale e ambientale, ma soprattutto ideologico, sono Tiziano Alessandrini (PD), Damiano Zoffoli (PD), Mario Mazzotti (PD) vero ideatore del provvedimento.

Ma anche il PDL è daccordo, anzi protesta vibratamente  perchè la deroga è troppo blanda (vale solo per gli storni) e hanno paura dei ricorsi al tar delle associazioni ambientaliste.

Degna di nota la posizione contraria dei consiglieri regionali di 5 stelle, come documentato in questo video, con argomenti ben precisi sia riguardo alla caccia in deroga che all'utilizzo di richiami vivi.

In conclusione, dal primo settembre 2011, se andate in campagna o per boschi, non fischiettate per carità… fantozzi docet!

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