23 anni dopo la strage della mec-navi bisogna ancora diffondere la cultura della prevenzione
Ventitre anni fa morivano 13 operai mentre lavoravano al porto di Ravenna, la strage al cantiere della Mec-navi a causa di un incidente sul lavoro.
Una valutazione del rischio più attenta avrebbe evitato di effettuare dei lavori concomitanti che interferendo fra loro hanno dato luogo ad una triste pagina di cronaca ravennate.
Purtroppo una pagina che tre anni dopo, il 25 novembre del 1990, vedeva protagonista ancora Ravenna con altri 13 morti sul lavoro, questa volta a causa della caduta dell’elicottero dell’Agip.
Dobbiamo riflettere perché queste morti non siano inutili, ma che possano essere lo strumento ahimè più doloroso perché si diffonda in ognuno di noi la cultura della prevenzione.
Ci si rifugia spesso pensando che le morti bianche, le morti sul lavoro, possano accadere solo a lavoratori sprovveduti, o che riguardano quei lavoratori extracomunitari vittime di sfruttatori di “merce umana” senza scrupoli, sebbene in taluni casi le cose coincidano, il problema vero, quello alla base della maggior parte degli infortuni e degli incidenti è la mancanza di una cultura sulla sicurezza, in tutti i lavoratori, dal datore di lavoro all’esperto operaio, dal dirigente al neoassunto, la maggior parte delle volte a monte di un incidente troviamo delle disattenzioni o delle sottovalutazioni del rischio presente che, oggi come 23 anni fa, si trascurano o si considerano meno importanti rispetto a fattori quali TEMPO e DENARO, quante volte si cerca di giustificarci dietro queste scuse, “non c’era il tempo per poter indossare la maschera” o “non avevamo abbastanza soldi per mettere in sicurezza quella macchina” … basterebbe poco a capire che considerato quello che può accadere per una sottostima del rischio vi sono ENORMI RISPARMI di TEMPO e di DENARO, oltre soprattutto ad una riduzione di morti bianche o di incidenti meno gravi.
Per riuscire a diffondere questa cultura alla prevenzione bisogna iniziare a promuovere queste nozioni dalle scuole, da dove usciranno i lavoratori del domani, oltre che “bombardare” tutto il mondo del lavoro con un’adeguata formazione ed informazione a tutti i livelli.
Certo il problema non è di facile risoluzione, specialmente di fronte al dilagare di lavori precari e fuori regola, ma non bisogna nemmeno scoraggiarsi e arrendersi, ma continuare a diffondere una mentalità diversa che permetta di approcciarsi al lavoro con sicurezza sia per se che per gli altri.
























