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Il Kamut®, è una delle mode alimentari che anche qui in Italia ha preso sempre più piede negli ultimi anni.
Diciamocelo chiaramente e senza ipocrisie, oltre ai noti vantaggi di un’alimentazione varia e bilanciata, nella larga diffusione degli alimenti bio e del mangiare sano c’è anche una componente legata alle mode a alla voglia di tutti noi di acquistare prodotti dietetici e facilmente digeribili che magari possiamo anche consigliare all’amico di turno che va ancora avanti a pasta asciutta e braciole.

Il Kamut è sicuramente una di queste mode; oggi è sempre più frequente trovare impasti con farina di Kamut, piadine di Kamut, dolci di Kamut, pane di Kamut e chi più ne ha più ne metta. Ma quanti di noi si sono veramente preoccupati di andare a vedere cos’è il Kamut e da dove proviene?
La prima volta che l’ho provato, sotto suggerimento di un’amica, mi è stato detto che si trattava di un grano particolare ed antichissimo, dalle grandi qualità, proveniente ancora oggi dall’Egitto; leggenda metropolitana?
Parrebbe proprio di si…

Il Kamut infatti non è il nome di un grano ma un vero e proprio marchio commerciale (come “Barilla” o “Buitoni”) che la società Kamut International ltd [K.Int.] ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di assoluto monopolio.
Questo particolare frumento, dal nome non commerciale Khoransan, oggi è coltivato esclusivamente negli Stati Uniti ed in Canada dalla famiglia che controlla la Kamut International ltd. Il presunto ritrovamento dei semi del “grano del faraone” intorno alla metà dello scorso secolo in una tomba egizia sarebbe solo una bufala commerciale, un’ingegnosa invenzione del marketing alla base del successo di questo cereale.

Massimo Angelini, ruralista e animatore del Consorzio della Quarantina, in un suo articolo pubblicato sul blog della Cascina Cornale, ci racconta come il Kamut, oltre ad essere assolutamente controindicato nella dieta dei ciliaci sia anche un prodotto estremamente costoso (a causa appunto del monopolio commerciale) e con una pesante impronta ambientale dovuta alla sua produzione. Un prodotto comunque facilmente digeribile e con interessanti doti nutrizionali, ma con una storia alle spalle che pochi conoscono e che oggi vi ho voluto raccontare.

Per approfondire cliccate qui.

Fonte | Cascina Cornale Blog
Foto | Ecoblog

 
 

4 Commenti a “KAMUT®, un monopolio commerciale che pochi conoscono”

  • graziano bellavista scrive:

    Secondo me il prezzo non vale la candela e sempre secondo me x i celiaci il problema rimane

  • matteo scrive:

    per non parlare poi della bassissimo rendimento in quintali x ettaro , (penso non arrivi ai 40q ),poi si ribalta facilmente . questo spiega forse anche il suo prezzo elevato .

  • stefano vitali scrive:

    ottimo articolo

  • nicola scrive:

    Premesso che mi piace la farina di Kamut, una volta ho provato a mangiare il kamut grezzo così come si mangia il riso, condito al pomodoro. e ho capito perché gli antichi egizi si sono estinti..

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