
Sabato 19/12/09 la stampa nazionale ci ha informato che alcuni dei capodogli spiaggiati sulle coste del Gargano erano già agonizzanti, e sarebbero poi morti a causa dell’ingestione, con conseguente soffocamento, di sacchetti di plastica, scambiati per cibo.
La notizia, oltre a suscitare un senso di profonda tristezza, ci interroga sulla diretta connessione fra i nostri comportamenti di “consumatori di oggetti” e le conseguenze sugli ambienti naturali, e su come il “male” si nasconda sempre nelle pieghe di gesti apparentemente banali – come quello di abbandonare distrattamente un sacchetto di plastica al vento – compiuti da una moltitudine di persone.
La quantità di sacchetti circolanti nell’ambiente è impressionante, così come il loro impatto potenziale; basta farsi una passeggiata lungo uno qualsiasi dei nostri fiumi per rendersi conto della facilità con cui questi involucri scorrono inesorabili verso il Mare Adriatico.
In questo modo si riescono a vanificare anni e anni di preziosi risultati, faticosamente raggiunti nei trattati internazionali per la tutela delle balene e degli altri cetacei; in altre parole, i sacchetti colpiscono a morte laddove gli arpioni non possono più.
Se veramente desideriamo tutelare queste bellissime forme di vita che ancora oggi popolano il nostro Pianeta, punte di diamante di quell’inestimabile patrimonio chiamato biodiversità, è bene che corriamo ai ripari molto in fretta! Cittadini, associazioni e produttori devono collaborare in tutti i territori per sostituire al più presto, senza alcuna deroga, i sacchetti di plastica con altri contenitori biodegradabili e non dannosi per gli ecosistemi e per trovare metodi di gestione dei rifiuti che prevengano il più possibile la dispersione dei sacchetti esistenti.
Forlì, 20/12/2009
Marco Paci – Consigliere Regionale WWF Emilia Romagna























