CESENATICO – Percorrendo la statale 16 Adriatica all’altezza di Ponente di Cesenatico in direzione Ravenna, sul lato sinistro della strada, malamente occultati dietro ad un imponente capannone abbandonato, si scorgono cumuli di materiale sabbioso alti almeno 8-10 metri. Ma, a dispetto della prima impressione, non si tratta di sabbia edile, bensì di plastica trasformata in polvere. Un’operazione che, generalmente, viene effettuata per poter riutilizzare questo materiale soprattutto in edilizia miscelandolo al cemento.
Ma la situazione verificata sul posto è alquanto anomala. Le montagne di plastica (centinaia di tonnellate) sono a diretto contatto con il terreno sottostante e, non essendo coperte da teloni, le polveri – durante le giornate ventose – si disperdono inevitabilmente nell’ambiente. All’apparenza dunque sembrerebbe una sorta di discarica abusiva, con l’aggravante che la plastica non è biodegradabile (i suoi tempi di degradazione naturale oscillano dai cento ai mille anni) e che quindi, seppur sminuzzata e riciclata, essa non perde la sua carica inquinante e, per questo, non può essere abbandonata all’aperto.
In questo caso, dunque, potrebbe configurarsi il reato di discarica, con il conseguente degrado e inquinamento dell’ambiente. Inoltre i rifiuti abbandonati non pericolosi come la plastica granulare lo diventano con l’immissione in acque superficiali o sotterranee e questo, infatti, costituisce un reato penale. Queste montagne di plastica in polvere, abbandonate in quel luogo dall’inizio dell’estate, sono costantemente esposte al vento. Diventano, per esempio, cibo per i pesci che vivono nel canale adiacente (a 7-8 metri), un dettaglio che potrebbe anche generare un pericolo per la salute umana, visto che – nei paraggi – non è raro vedere qualche pescatore occasionale calare il suo amo in quelle acque.
LaVoceRomagnola























