Acqua privatizzata: Hera ce ne mostra i rischi

Pubblicato il 26 November 2009 da Sindako

Fa un certo effetto vedere come a Roma chi si sbracciava di più contro la nuova norma per la privatizzazione della gestione delle risorse idriche erano gli stessi che qui da noi, con la holding Hera, tale privatizzazione la praticano già da anni. Hera infatti gestisce dal 2002 il servizio idrico pubblico pur essendo una holding quotata in Borsa con oltre il 40% di capitale privato.

Non solo, ma i nostri comuni di Forlì e Cesena hanno pure in passato ceduto alla società i loro pozzi di falda in gestione diretta gratuita, mentre nel gennaio scorso Hera ha restituito al pubblico (a Romagna Acque) la gestione dei pozzi dietro pagamento di più di 3 milioni e mezzo di Euro, soldi interamente pubblici, per vedersi poi immediatamente ridare in gestione diretta gratuita “temporanea” i medesimi pozzi per altri 3 anni (ovvero fino alla data delle previste gare pubbliche).

A voler pensare male alla sinistra non sembra essere la privatizzazione a dare fastidio, ma piuttosto l’obbligo di fare gare pubbliche sulle quali il controllo politico risulterebbe un po’ più difficile. I liberali non possono essere concettualmente contrari alle privatizzazioni, comprese quelle dei servizi pubblici, ma l’esempio di Hera, che abbiamo sotto gli occhi e che ha portato ad aumenti consistenti delle tariffe accompagnati spesso da un calo nella qualità dei servizi stessi, ci pone forti dubbi sulla loro messa in pratica.

Le privatizzazioni funzionano se gli enti pubblici e gli enti locali hanno la volontà e le capacità di svolgere una forte azione di controllo e di scelta sul gestore, cosa che invece con Hera è totalmente mancata. Certo il mancato controllo pubblico sulla holding è dovuto anche ad un conflitto d’interesse che gli amministratori-soci di centrosinistra hanno nella holding, la cui miriade di consigli d’amministrazione delle società partecipate e controllate è un ghiotto serbatoio politico di voti e di prebende, ma temiamo che in altre parti d’Italia, a ruoli invertiti, si possa andare incontro a problemi similari.

Purtroppo al momento non possiamo fidarci di una classe dirigente politica che faccia la sua parte di controllore disinteressato nell’interesse esclusivo del cittadino. Per questo personalmente sono convinto che servizi essenziali come l’acqua sarebbe meglio restassero in mani pubbliche, sulle quali almeno il cittadino ha il potere di scelta del voto.

Stefano Angeli, segretario del Partito Liberale Italiano di Cesena

 

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