Sulla vendita delle reti del gas a Hera

Pubblicato il 23 ottobre 2009 da Stefano Oronti

Dopo le scelte di Ferrara, Imola, Ravenna e Faenza è probabilmente inutile la scelta di Forlì e Cesena di non vendere.

Condividiamo la scelta dei sindaci di Forlì e Cesena di non vendere le reti di distribuzione del gas, di proprietà comunale, alla holding Hera, ma questa scelta sembra essere ormai inutile e vana dopo che Imola, Ferrara, ma soprattutto Ravenna e Faenza hanno fatto scelte opposte.

Alla holding infatti può essere sufficiente avere la proprietà di gran parte delle reti romagnole per esercitare un potere assoluto ed indissolubile anche nei confronti dei rimanenti comuni. Chi infatti potrà mai, nella eventuale futura gara pubblica, fare concorrenza a una società che già possiede gran parte delle reti di distribuzione romagnole?

Inoltre chiediamo al sindaco Paolo Lucchi dove sia finito il tanto sbandierato coordinamento dei soci romagnoli, che avrebbe dovuto far sentire di più la nostra voce nei confronti della holding, se in scelte così importanti e fondamentali ognuno va poi in ordine sparso. Sapevamo che a responsabile di tale coordinamento era stato nominato proprio l’ex sindaco di Cesena Giordano Conti, ma nessuna parola è venuta da lui, o da un suo eventuale sostituto, perché le province romagnole provassero almeno ad intraprendere una linea comune.

A nostro avviso la scelta di vendere le reti, anche se parziale, mette la Romagna intera alla totale mercè della multiutility che avrà gioco facile ora ad imporre i suoi interessi su quelli dei cittadini ed anche dei comuni soci; non che fino adesso abbia dato l’impressione d’avere la benché minima difficoltà.

Stefano Angeli

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9 Commenti per questo post

  1. Alessandro Ronchi dice:

    Non sono assolutamente d’accordo. Le gare d’appalto si fanno per ATO provinciali, quindi la proprietà delle reti nella nostra provincia è fondamentale.

    Ovviamente la scelta di mantenerle è giusta, nonostante questo comporti degli sforzi economici notevoli (ad esempio a Forlì Hera ha un contenzioso perché non intende pagare tutto il dovuto ad Unica Reti).

    Dire che è inutile è sbagliato, bisogna invece apprezzare questa scelta ed augurarsi che l’errore delle altre province si limiti il più possibile.

  2. Paolo Marani dice:

    E’ una scelta che haimè, Stefano ha ragione, rischia di rivelarsi meramente simbolica.

    E’ chiarissimo cosa sta tramando Hera, da una parte sposta e accentra le strutture decisionali del territorio tutte a Bologna (Gli ATO, oggi anche le Sot, con la scusa dei costi), dall’altra si accaparra le reti per mantenere la sua posizione monopolista nel 2011 quando si andrà ad appalto.

    Il segnale però c’è, Forli-Cesena si è opposta (nonostante Conti che tutti sanno essere legato a doppio filo con gli interessi di Hera, ed infatti tace!), occorre difendere con i denti questa scelta!

    Faranno uguale con le aziende dei trasporti pubblici, vedrete. Accentramento e allontanamento, affinchè i sindaci non contino più un tubo (tranne che sulla carta).

    Spero che l’amministrazione abbia la lungimiranza di capire che almeno il possesso delle reti è strategico, e magari un giorno si ritorni anche alla ri-pubblicizzazione dell’acqua, che oggi è pubblica solo sulla carta.

  3. stefano angeli dice:

    @ Ronchi,
    Me lo vedo l’ATO di Forlì – Cesena che fa una gara libera ed ad armi pari e dove non è strafavorito chi possiede già la metà e oltre delle reti romagnole (per non parlare del resto), bisogna essere davvero ingenui per crederci. Ammesso che l’Ato provinciale esista ancora tra tre anni. E del coordinamento romagnolo? Nulla da dire? eppure era stato sbandierato come l’arma vincente per fare sentire la voce degli enti locali romagnoli alla holding…

  4. Alessandro Ronchi dice:

    Ovviamente non è l’ATO la garanzia, ma lo sono i comuni. E’ fondamentale che mantengano le reti perché questo dà loro la possibilità di scegliere. Non è assolutamente come dici tu, una cosa inutile, ma è una scelta da difendere.

    Sul coordinamento romagnolo non ho nulla da dire, ovviamente andava fatta la sceta di mantenere le reti ovunque. Non so se non c’è stato accordo su questo oppure non c’è stato proprio il coordinamento. Sta di fatto che alcuni comuni hanno sbagliato altri hanno fatto la scelta giusta.

    Per criticare chi ha fatto la scelta giusta si può prendere anche come pretesto il coordinamento, ma è, appunto, un pretesto.

    Per me l’errore principale è stato aver scelto di costruire una SPA mezza pubblica e mezza privata. Tutto il resto era una conseguenza prevedibile.
    Tra l’altro in questo non è colpevole solo una parte del centro-sinistra (i Verdi, saprai, non parteciparono a questa decisione), ma anche il centro-destra che allora governava Bologna (e se si fosse chiamata fuori Bologna, Hera non sarebbe nata probabilmente) ed i cittadini che allora non capirono le probabili ricadute di questa scelta.

  5. stefano angeli dice:

    Io ti faccio presente che, come tutto il centrodestra romagnolo, votai contro Hera dall’inizio preannunciando proprio le problematiche che poi si sono puntualmente realizzate. Quindi non è prorprio esatto dire che le responsabilità sono di tutti, inoltre Hera è un’invenzione di Bersani-Errani imposta a Guazzaloca, che invece voleva andare in Borsa solo con la Seabo…ma la storia è lunga.

  6. Alessandro Ronchi dice:

    “Imposta” è una parola grossa. Visto che era il sindaco di Bologna, poteva tranquillamente non aderire. Invece diventò l’azionista di maggioranza e nominò l’amministratore delegato, che come tale non era proprio l’ultimo del carro.

    Le responsabilità non sono affatto di tutti, non l’ho mai pensato. Però ci sono molte verginelle che fanno finta che il centrodestra a suo tempo fosse contrario, mentre non fu così. Tra l’altro la (mala)gestione delle multiutility è abbastanza uniforme indipendentemente dal colore politico, con qualche sana eccezione. Ognuno risponde per quello che ha votato e quello che ha fatto o non ha fatto.

    Non sapevo che tu fossi già al secondo mandato a Cesena, mi fa piacere che tu abbia votato contro allora.

  7. stefano angeli dice:

    @ Ronchi.
    Allora si vede che non sai come andarono le cose. Guazzaloca stava per andare in Borsa con Seabo, nulla poteva impedirglielo viste le dimensioni dell’azienda. Ma Errani e Bersani (forse in ordine invertito) subodorarono un grosso affare da cui non volevano restar fuori e fecero un improvviso fuoco di sbarramento all’iniziativa dell’allora sindaco bolognese. La Regione gli fece capire chiaramente che avrebbe ostacolato l’operazione, e poteva farlo, se il Guazza non si fosse accordato. L’accordo era di far entrare nell’affare le aziende Romagnole, saldamente in mano ai DS. Diciamo che non gli puntarono una pistola alla tempia, ma gli “imposero” l’accordo con le buone o con le cattive. Poi una volta ripresa Bologna si ripresero anche tutta Hera.

  8. Paolo Marani dice:

    C’è modo e modo di “imporre” le cose. Io non conosco molto gli accordi che si presero in questione, ma quando ho sentito Errani parlarne era estremamente convinto che i grandi vantaggi della multiutility si sarebbero rivelati dal punto di vista economico, non tanto politico. Poi, alla fine è andata purtroppo come sappiamo, con il senno di poi, i comuni hanno spolpato le loro competenze interne e hanno dismesso interi rami di gestione territoriale dei servizi essenziali, traendone un vantaggio economico tutto sommato modesto in confronto con l’enorme riduzione del potere decisionale che ha comportato. Oggi è inutile stare a piangere sulle scelte fatte, ma è opportuno non gettare la spugna proprio ora e consentire allo svendere quello che resta delle possibilità dei comuni di governare il territorio. Stefano, dovresti indignarti, anzichè dire che tanto è inutile e le forze economiche in gioco sovverchianti.

  9. elena dice:

    A Ronchi: "Ognuno risponde per quello che ha votato e quello che ha fatto o non ha fatto."
    Purtroppo non e' cosi' perche' noi cittadini non scegliamo chi viene messo nelle liste dei partiti.

    A Marani: quanto a Errani, ma lui diceva queste sciocchezze allora e voi non gli avete spiegato che era un sempliciotto? Tutti mosca? O forse ogni ex-sindaco e ex-politico che si rispetti in Romagna ha un posticino assicurato in qualche consiglio di mutli-utility, quando finalmente i cittadini lo buttano fuori dallla carica?

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