
E’ una provocazione ma fino a un certo punto, occorre però chiarire bene visto che è facile nel gioco rapido della propaganda passare da tenero sinistrato cattocomunista ad essere etichettato come nostalgico fascista.
Predappio, come tutti ben sappiamo, è una delle tante belle cittadine romagnole che però passerebbero inosservate al resto del mondo se non fosse per il fatto che ha dato i natali a Benito Mussolini, dittatore del regno d’Italia. Di Predappio era anche Adone Zoli, Presidente del Consiglio della “Prima Repubblica”, ma in confronto può sembrare poca cosa e per questo nessuno si ricorda della sua figura.
Perchè “Patrimonio dell’Umanità” ? Innanzitutto occorre dire che la vera Predappio, quella più antica, è situata nella parte alta, a qualche chilometro da quella che prima era una sua frazione a valle, Dovia. Ed è qui a Dovia che l’attuale Predappio è stata costruita ex novo negli anni ‘20, con un impianto razionalista che, per quanto discutibile nei gusti, rappresenta una determinata epoca architettonica, che secondo il mio parere va preservata.
Come prova della buona fede proporrei qualcosa di altamente simbolico, e cioè che l’attuale Casa del Fascio possa diventare sede di un Museo Nazionale della Resistenza, e far sì che Predappio diventi conosciuta al mondo non solo per essere la città del Duce ma soprattutto come simbolo di lotta contro tutte le dittature, nere o rosse che siano. Potrebbe essere questa una bella risposta democratica a tutte quelle nostalgiche teste rasate che tutti i giorni la visitano, scattandosi foto di ricordo con il saluto romano bene in vista.
























October 21st, 2009 at 9:15 am
Il patrimonio storico e architettonico di Predappio va senza dubbio preservato (rendiamoci conto però che i costi sono spropositati rispetto alle capacità di un piccolo comune) e sottratto ad un uso politico perverso e strumentale. Senza ricadere però in errori opposti, tali proprio perché insistono sul ’simbolo’ più che sulla realtà. La Casa del fascio potrebbe essere infatti un ottimo museo nazionale del ventennio fascista, affrontato a viso aperto: dalle bonifiche alle leggi razziali, dagli istituti dello stato sociale ai campi di concentramento in Slovenia e Libia, tanto per intenderci. Chissà, forse una visita risulterebbe utile anche a qualche testa rasata.
October 21st, 2009 at 1:38 pm
Quoto!!
“La Casa del fascio potrebbe essere infatti un ottimo museo nazionale del ventennio fascista, affrontato a viso aperto: dalle bonifiche alle leggi razziali, dagli istituti dello stato sociale ai campi di concentramento in Slovenia e Libia”
April 10th, 2010 at 3:35 pm
poi ne possiamo fare un altro di museo,quello del triplo dei morti fatti dai regimi comunisti che pero’ non stimola la vostra sensibilita’….chissa’ come mai…
April 10th, 2010 at 3:39 pm
io non riesco prorpio a capire questa ipocrisia che dura da settant’anni,per la quale le morali le devono fare coloro i quali spacciandosi per bravi e salvatori hanno ucciso e appeso la gente ai distributori di piazzale loreto…per non parlare poi dei saccheggi e delle uccisioni nei tre anni successivi alla liberazione d’italia. le nuove generazioni hanno ormai capito il vostro inganno
April 10th, 2010 at 7:24 pm
“le nuove generazioni hanno ormai capito il vostro inganno”
a chi ti stai rivolgendo ?
April 11th, 2010 at 10:18 pm
Penso che l’architettura razionalista debba essere superata, non per presa di posizione “ideologica”, ma perchè era progettata “per farci vivere un popolo anestetizzato che non doveva incontrarsi mai, tranne che nella enorme piazza vuota esclusivamente dedicata alle adunate militari del sabato pomeriggio”.
A meno che, non si ritenga chi vive in quella città come un elemento decorativo utilizzato al fine di celebrare una “determinata epoca architettonica”.
Al contrario, penso che i predappiesi meritano rispetto, e una città vivibile. A chi serve un museo razionalista a cielo aperto?
Per danilo: cosa c’entrano i “morti” causati dai “regimi comunisti” con questo argomento? Per quanto riguarda piazzale Loreto, nello specifico, rappresenta plasticamente la fine di un regime fantoccio al guinzaglio del capitale e dei nazisti. Per cui piazzale Loreto rappresenta un monito al padronato (di ogni epoca) che ricordo con piacere.
Faccio parte “delle nuove generazioni” e ho capito che con la cultura da talk show si corre il rischio di tornare nel baratro della barbarie reazionaria.
Saluti da uno che tiene in alto la guardia dell’antifascismo e dell’anticapitalismo.