
Ieri sera su Report era protagonista Forlì nell’inchiesta divani puliti. Secondo la Procura di Forlì la responsabilità del… mancato rispetto sulla normativa del lavoro era equamente divisa tra italiani e cinesi. Un’unione di intenti tale che era difficile capire dove terminava l’impresa italiana e dove iniziava quella cinese, col suo sistema di “abbattimento dei costi” ritenuto illecito. E a rimetterci chi erano? Ma ovviamente gli onesti (comunitari ed extracomunitari che fossero) che rispettavano le norme.
La domanda è una sola: dobbiamo difenderci dagli stranieri o dall’illegalità (comunitaria o extracomunitaria che sia?)
























ottobre 19th, 2009 at 1:06 pm
Ho seguito anche io la puntata di Report, davvero sconvolgente. Non che i fatti esposti non fossero già noti. E’ una crisi che si sovrappone alla crisi attuale, e sta demolendo l’intero settore che nemmeno tanti anni fa dava lavoro a un sacco di famiglie di artigiani.
Ho sempre pensato che le attività “lobbistiche” di stampo americano fossero una cosa poco trasparente e foriera di distorsioni, ma vedendo cosa succede vedo di ricredermi.
Una “lobby” seria del settore, cercherebbe per lo meno di creare consorzi che permettano di mantenere un prezzo equo per tutti i competitori. Quà il problema non è tanto cinesi o non cinesi, è che la compressione del mercato deriva anche dal fatto che alle aziende straniere è permesso pagare una sciocchezza una merce che poi viene rivenduta a 10 volte il suo costo!!
Ma avete visto quei divani da 4000 euri che alla produzione ne costavano nemmeno 400 ??
La concorrenza spietata, provoca lo scannarsi fra i pochi che ancora vogliono rimanere a galla, naturale che dove il margine si misura in pochi euro i cinesi facciano man bassa (anzi, si fanno pure concorrenza fra loro), e qualche imprenditore senza scrupoli preferisca utilizzarli in subappalto traendone un guadagno di intermediazione, che uccide a sua volta un settore già compresso.
Si dovrebbero mettere d’accordo per fissare PREZZI MINIMI di fornitura, e se i francesi vanno in Romania a costruirli, tanto meglio, cercheremo di vendere i manufatti nel nostro mercato interno.
Sono più propenso a credere che la colpa di tutto sta più nelle multinazionali del lusso estere (o italiane) piuttosto che i Cinesi, gli unici che ci rimettono sono comunque i nostri artigiani, ignorati dai sindacati, che non riescono a creare un “cartello” unico dei prezzi.
Però l’illegalità deve essere comunque combattuta, le fabbriche che vivono sullo sfruttamento bisogna anche avere il coraggio di chiuderle, altrimenti non cambierà mai nulla.
ottobre 19th, 2009 at 2:56 pm
Ma e tutti gli organi di controllo dove sono ?????
A me come ditta fanno rispettare dei parametri (studi di settore) per dirne uno, dove c’è una proporzione tra dipendenti/ore lavorate/energia elettrica usata, mi sembra poco credibile come detto a reporter che non si riesca a controllare quanto hanno lavorato o a quante ore, basta guardare il contattore…………………
Ma
ottobre 19th, 2009 at 3:02 pm
Ma forse è più facile tormentare chi riesce a stare in regola, infatti alle signore che hanno denunciato il tutto sono state “segate” letteralmente le gambe…………………..
E fare una pubblicità a tutto campo, del tipo una bella dimostrazione fuori dalla ditta che vendeva i divani a 4000 euro e mostrare le foto di come e dove vengono fatti i divani ?????
Gli sta bene il marchio made in italy ??? lo facciano veramente in Italia ai costi italiani e con la manodopera italiana o si cucchino il made in cina…………………
ottobre 19th, 2009 at 5:18 pm
Marani non puoi vedere il salotto da €. 400,00 a €. 4000,00 non c’è solo il prodotto. C’è il branding e l’advertising.. Che sono la Bibbia dell’economia globale!
Quindi a prodotto finito al pubblico devono esserci le risorse per il marchio e le risorse per la pubblicità.
ottobre 19th, 2009 at 6:27 pm
Ahimè dobbiamo difenderci solo dall’illegalità dilagante!
ottobre 19th, 2009 at 7:53 pm
Chi non avesse visto il servizio in questione (durata 46′) eccone i links in ordine:
http://www.youtube.com/watch?v=4ZXDleNO7wU
http://www.youtube.com/watch?v=3rRom1JuYtE
http://www.youtube.com/watch?v=BLyYpqVe4aw
http://www.youtube.com/watch?v=lNajo0tX-14
http://www.youtube.com/watch?v=0_fnx6dwCvY
ottobre 20th, 2009 at 2:27 pm
Buongiorno a tutti, seguo spesso i post su questo blog che ritiene sempre molto interessanti. da diversi anni lavoro in un grosso poltronificio di forlì e volevo chiarire alcuni aspetti che sono risultati poco chiari dopo la trasmissione di Report.
non esistono divani che vengono prodotti a 400 euro e rivenduti a 4000, sarebbe un assurdo e vorrebbe dire che i consumatori finali sono tutti beoti, perchè onestamente anche uno che non lavora nel settore una certa differenza la vede… i terzisti che hanno intervistato, che io conosco personalmente (bravissime persone, e ottimi lavoratori) si occupano solo del cucito della fodera, che può costare in un divano da 4000 euro circa 200, i cinesi probabilmente lo fanno per 100 (sfruttando la manodopera). A tutto questo poi devi aggiungere tutto il resto, il costo della pelle, delle imbottiture, dei fusti, dei basamenti, ecc. ecc. se un divano viene prodotto a 400 euro perchè fatto interamente dai cinesi, vale a dire che vengono utilizzati materiali molto scadenti e può essere messo nel mercato a non più di 800 euro. Quei divani che hanno fatto vedere in tv vengono venduti da grosse catene a 4000 euro, il poltronificio in questione li vende alla catena (che tira nel prezzo) a circa 2500 euro. essendo divani molto costosi, probabilmente per rimanere nel prezzo dettato appunto dalle catene, il titolare del poltronificio cerca di limare il limabile, nel senso di tagliare i costi dove possibile, ovvero nella cucitura dei divani… Queste grosse catene strozzano quindi i poltronifici della zona che per rimanere nel mercato e non chiudere si appoggiano a queste ditte cinesi e a farne le spese sono questi piccoli terzisti a cui va il mio appoggio. Con questo non voglio giustificare nessuno, ma volevo solo fare un pò + di chiarezza. Saluti Andrea
ottobre 20th, 2009 at 2:45 pm
ho fatto un errore nella fretta, un divano da 4000 euro al finale, viene venduto alle catene per 1500 euro (non 2500). ovviamente parlo di allincirca, lavorando nel settore… però mi raccomando un divano non può costare finito 400 euro e rivenduti in negozio a 4000… IMPOSSIBILE
ottobre 20th, 2009 at 4:57 pm
pubblico il comunicato unitario che mi hanno inviato i sindacati relativo alla questione (e che hanno inviato a report):
Cara Gabanelli,
premesso che abbiamo apprezzato la trasmissione e che fare luce fa sempre bene, soprattutto se si considera la gravità dei fatti inconcepibili per un territorio che fa della coesione sociale un suo vanto, ci sembra opportuno evidenziare, alcune riflessioni sulla puntata di Report sul mobile imbottito a Forlì.
Ciò, non per confutare una realtà evidente da tempo e che ha portato ormai al dissolvimento di un polo industriale fiore all’occhiello dell’economia forlivese, ma per ripristinare verità e realtà, perché è solo così che si possono creare le condizioni per una nuova e prosperosa prospettiva economica e di sviluppo.
Crediamo che nella Tua trasmissione sia mancato un punto di vista, una testimonianza se Vuoi, un contraddittorio, non solo per amore della verità ma perché la cosa certa è che chi ci ha rimesso in questa vicenda e ne paga le conseguenze maggiori sono i lavoratori, sia quelli che hanno perso il lavoro sia quelli che vengono sfruttati, bianchi o gialli che siano. Perché ad essere ideologici non ci sembra sia il sindacato, ma quel sistema di imprese, quell’idea di società che noi ogni giorno combattiamo.
Forse sarebbe bene ricordare come è complicato e molte volte impossibile, per il sindacato, non solo essere ascoltati ma avere accesso in molte di quelle aziende italiane sia degli imprenditori denunciati che degli altri, figuriamoci in quelle cinesi.
Ed ancora, c’è qualcuno che a tutt’oggi possa pensare che il sindacato tentenni sui temi del contrasto al lavoro nero o irregolare? Su questi argomenti è da tempo che a Forlì al tavolo del patto per lo Sviluppo chiediamo di definire un protocollo sulla sicurezza e qualità del lavoro che comprenda i temi degli appalti e delle sub- forniture chiedendo interventi concreti e attivi nel contrasto alla irregolarità e alla illegalità.
Non è forse che qualcun altro in questo paese ha penalizzato il reato di clandestinità e depenalizzato quello del lavoro nero, non sicuro e irregolare?
Forse sarebbe stato utile sapere che già nell’aprile 2007 denunciavamo il manifestarsi di questo fenomeno e ripetutamente siamo interventi chiedendo ad associazioni, istituzioni, e istituti di vigilanza e controllo di intervenire.
Forse sarebbe emerso che su richiesta del sindacato unitario si sono svolti due tavoli presso l’amministrazione provinciale di Forlì nei quali abbiamo sottolineato problemi, preoccupazioni, richieste e disponibilità.
Forse si sarebbe appreso che nel dicembre 2008 su richiesta di CGIL CISL UIL di Forlì si è svolto un incontro con il Prefetto proprio sul tema del lavoro nero, degli appalti ai cinesi e delle preoccupazioni in termini di legalità e sviluppo economico.
Alleghiamo il tutto, compresa la lettera di un imprenditore del settore che si batte per la concorrenza leale che a Gennaio scorso ci ringrazia per l’attenzione e l’iniziativa da noi svolta in questo campo.
Non siamo risentiti per non essere stati ascoltati, siamo preoccupati perché crediamo che occorra partire da quello che c’è di “buono” siano esse imprese, istituzioni, e lavoratori per costituire un Distretto che dia prospettive economiche e di legalità al nostro territorio.
In questo CGIL CISL UIL hanno le carte in regola e già da tempo hanno avanzato proposte concrete sulle quali attendiamo ancora risposta, pronti a confrontarci e a discutere con tutti, invitandoti anche a tornare a Forlì ad ascoltare un’altra voce.
Cordialmente.
Forlì, 19.10.2009
CGIL – CISL – UIL FILLEA – FILCA – FENEAL
FORLI’ FORLI’