
…. La pace è una bambina che non chiede cose matte:
svegliarsi ogni mattina, non col sangue, ma col latte.
(Scritto da Valentina, una bambina di 8 anni)
Non so se quella bambina meritasse di condividere il Nobel di Obama (che è parimenti dato sulla fiducia, come fosse una profezia che si deve autoavverare), certo è che ora il presidente dovrà pensarci almeno un attimino in più prima di decidere la nuova strategia americana per la guerra in Afghanistan.
























ottobre 10th, 2009 at 8:26 pm
Per il neopresidente USA questo Nobel credo sia quantomeno imbarazzante per quanto è ingiustificato. Nemmeno il suo più accanito sostenitore può a tutt’oggi indicare un solo successo in politica estera conseguito in questi 8 mesi. La guerra in Afghanistan va peggio di quando c’era Bush, le crisi mondiali sono tutte al punto di partenza e si profila all’orizzonte la minaccia nucleare iraniana. Obama ha fatto bei discorsi e manifestato buoni propositi, ma di concreto ancora nulla. Il Nobel poi è probabilmente anche una polpetta avvelenata che fa pressione sul neo presidente ad essere morbido coi propri nemici ed allo stesso tempo lo carica di eccessive aspettative che andranno inevitabilmente deluse.
ottobre 10th, 2009 at 9:25 pm
Stefano, credo tu abbia un po frainteso il senso di “nobel per la pace” confondendolo con il “nobel al successo”. Quello lasciamolo pure al premier che secondo lui se lo merita tutto
)
Non penso sia corretto che si misuri un nobel solo con il successo misurato ma anche con la bontà delle intenzioni manifestate (come recita tra l’altro la motivazione del premio, che aveva quasi convinto pure me). Certo che poi la tua considerazione finale la condivido, ora dovrà essere per forza “ecumenico” a tutti i costi in tutti i suoi comportamenti, e quindi influenzarne ed ostacolarne indirettamente le decisioni. Ma forse questo era anche un po l’effetto voluto. Quanto ai “nemici”, non so di quali nemici tu parli, quel gergo in effetti apparteneva tipicamente a Bush.
ottobre 10th, 2009 at 10:40 pm
Le “missioni di pace” e “le esportazioni di democrazia” continueranno di sicuro. Questa premiazione serve unicamente a convincere quelli sotto le bombe che verranno conquistati dall’esercito guidato dal premio nobel. Niente paura quindi, anzi… CHANGE…HOPE…and CAPITALISM par tot!
ottobre 11th, 2009 at 1:14 am
Bè credo che nemici, purtroppo, ce ne abbiamo. Come mondo occidentale, come democratici, come uomini. Chi condanna a morte gli oppositori al suo regime Nazi-islamico solo perchè sono scesi in piazza, come sta facendo Ahmadinejad in queste ore è assolutamente mio nemico.
ottobre 13th, 2009 at 7:40 am
Beh, è sicuramente un premio politico, alla e per la politica estera di Obama. Non sarei così pessimista, dobbiamo pensare che c’è in atto una guerra ed uno scontro fra religioni e libertà.
Riguardo a Severi, Change ,Hope e capitalism par tot! (magari fosse veramente così! Purtroppo in qualche parte del mondo ci sono ancora regimi teocratici e vetero comunisti che vediamo il disastro che sono, più del capitalismo.
ottobre 13th, 2009 at 9:52 am
Forse non vi rendete conto che abbiamo un sistema basato sulla truffa e sul raggiro delle popolazioni a favore del controllo globale mediante media corrotti, consumismo insostenibile, ecc… Non possiamo essere un esempio di civiltà evoluta nemmeno per i talebani. Se è questa l’evoluzione dell’uomo ci estingueremo in breve tempo.
ottobre 13th, 2009 at 12:15 pm
Ma per favore. E la Libertà, la democrazia, il benessere diffuso, la ricchezza redistribuita in modo abbastanza uniforme dove le metti?
Tutto questo è peggio dei Talebani?
Severi non sparare cazzate..
ottobre 13th, 2009 at 12:42 pm
L’ idea di libertà è un concetto molto relativo, non ci è permesso di crescere e di vivere la vita per cui siamo nati in quanto rinchiusi nelle gabbie imposte dal sistema sociale.
Ha senso parlare di democrazia in un sistema piramidale e gestito da interessi privati? Hai capito cosa sta scritto nel trattato di Lisbona? Chi crede nell’ esistenza della democrazia nel 2009 è un illuso.
Il benessere diffuso è un arma a doppio taglio in quanto questo stile di vita non è sostenibile e quando i cinesi prima, gli africani poi, ecc… vorranno tutti il nostro benessere diffuso credo che ci scanneremo uno con l’altro anche solo per una bottiglia d’acqua…
La ricchezza distribuita in modo uniforme dove l’hai vista? Mi sembra lampante il disquilibrio crescente già dal nostro paese che era un esempio di classe media ma che non lo è più. Se poi ti affacci nel contesto globale interessandoti di signoraggio bancario e di tutte le porcate finanziarie non potrai far altro che utilizzare la parola MARCIO per identificare il nostro decantato sistema economico.
Poi ci rivediamo per capire chi spara le cazzate.
ottobre 13th, 2009 at 12:44 pm
L’ idea di libertà è un concetto molto relativo, non ci è permesso di crescere e di vivere la vita per cui siamo nati in quanto rinchiusi nelle gabbie imposte dal sistema sociale.
Ha senso parlare di democrazia in un sistema piramidale e gestito da interessi privati? Hai capito cosa sta scritto nel trattato di Lisbona? Chi crede nell’ esistenza della democrazia nel 2009 è un illuso.
Il benessere diffuso è un arma a doppio taglio in quanto questo stile di vita non è sostenibile e quando i cinesi prima, gli africani poi, ecc… vorranno tutti il nostro benessere diffuso credo che ci scanneremo uno con l’altro anche solo per una bottiglia d’acqua…
La ricchezza distribuita in modo uniforme dove l’hai vista? Mi sembra lampante il disquilibrio crescente già dal nostro paese che era un esempio di classe media ma che non lo è più. Se poi ti affacci nel contesto globale interessandoti di signoraggio bancario e di tutte le porcate finanziarie non potrai far altro che utilizzare la parola MARCIO per identificare il nostro decantato sistema economico.
Poi vediamo chi spara le cazzate.
ottobre 13th, 2009 at 1:22 pm
COsa c’entra il signoraggio bancario con il benessere diffuso di cui godiamo tutti. Dimmi nel nostro territorio se la ricchezza non viene redistribuita in modo più o mneo uniforme?
…
Dimmi dov’è in romagna il disequilibrio crescente che tu vedi.
La classe media sta ne di più ne di meno come stava prima, il problema dei veri poveri sta da altra parte e se vuoi te lo spiego. Pensi che òla borghesia venga distrutta? è veramente una pia illusione pensarlo…
Nessuno dice che ci vogliono città più verdi e più sostenibili ma non puoi pensare che il nostro modello sia tutto sbagliato, a quello che alternativa abbiamo? Il Comunismo o La teocrazia? I TAliban? o che ne so… il regime Birmano? o la Cina per esempio?
Che il nostro sistema economico debba essere rivisto non c’è dubbio, ma dobbiamo avere alternative serie e valide non cazzate..
ottobre 13th, 2009 at 1:51 pm
Democrazia diretta e antropocrazia tanto per cominciare. Dare sovranità al popolo (compresa quella monetaria), eliminazione degli “ordini” e abolizione dei brevetti tanto per continuare. Il problema è che in alto nessuno vuole nemmeno una di queste cose e anzi, si sta velocemente andando nella direzione opposta. E svegliamoci per dio!
ottobre 13th, 2009 at 3:33 pm
Non ho tempo ora per commentare, ma ho letto tutto. La penso esattamente come Massimiliano Severi, anche se lui è po troppo sporco bolscevico rivoluzionario anti-imperialista comunista e filo stalin, e io no ;o)
ottobre 13th, 2009 at 5:01 pm
Ahahahah Paolooo, non ci si scappa proprio dalla logica Destra-sinistra fascista-comunista! DIVIDE ET IMPERA è l’imperativo, se non lo riconosci sei proprio un primitivo.
ottobre 13th, 2009 at 6:07 pm
No, Severi ho chiesto quali sono le alternative valide e almeno decenti.. tutto qui.
Le tue alternative non mi sembrano così brillanti…
Hai scritto “abolizione dei brevetti” e per qual motivo se invento qualcosa la mia intelligenza la devo dare gratis a te?
Spiegami il motivo del perchè dovrei farlo?
Eliminazione degl’ordini in che senso?
ottobre 13th, 2009 at 8:20 pm
“dare la sovranità al popolo” Mi sembra piuttosto scontata la soluzione proposta da Massimiliano, e troppo simile ad una cosa che si chiama “democrazia”, magari di tipo occidentale, visto che non ne esistono molti altri esempi al mondo.
Di certo la sovranità al popolo non la danno in Cina, in Corea del Nord, a Cuba ed in tutti gli altri paradisi presenti e passati del socialismo reale, dove il popolo non si esprime mai (e se lo fa va in galera).
ottobre 13th, 2009 at 10:35 pm
Cari Paolo e Stefano, mi pare un po’ difficile risolvere i problemi del mondo (anche solo teoricamente) sulle pagine di un blog. Intanto non ho proposto delle alternative ma DEI MEZZI che porterebbero a una crescita dell’ individuo e quindi anche della collettività e del senso civico. La soluzione vien da sè, sarebbe presuntuoso (e antidemocratico no?) presentare delle soluzioni per tutti (o peggio imporle).
Sovranità popolare non significa democrazia rappresentativa, conflitti di interessi ovunque, banche centrali private e monopoli assortiti nelle mani di pochissimi sconosciuti che tra le varie cose gestiscono anche la salute dei cittadini.
Io mi sento rivoluzionario per questo e non perché sarei comunista o roba del genere. Mi rendo conto però che parlare con persone che non conoscono o non danno peso a tanti aspetti fondamentali della società civile non è semplice. Il signoraggio e il sistema degli interessi bancari genera un debito pubblico INESTINGUIBILE. I brevetti limitano di fatto la ricerca scientifica perché chi ha in mano i grossi interessi acquista il brevetto a suon di quattrini e se lo gestisce come vuole (il più delle volte accantonandolo a favore del suo business attuale).
L’abolizione degli ordini riguarda il solito discorso dell’accentramento e del controllo con il sistema piramidale.
Vi consiglio di approfondire questa struttura che ha radici antichissime ma che è ancora vigente ad ogni livello della nostra società (non solo occidentale). Fate un po’ di conti in tasca alle banche a partire dall’emissione della moneta che ci viene prestata (ma perché?) e del sistema a debito in generale poi vediamo quanto siamo effettivamente liberi di vivere la nostra vita. Non fermatevi alle apparenze della scienza e della medicina ufficiale (chi determina cosa sia ufficiale o meno a proposito?) e guardatevi attorno cosa succede e quali sono le scoperte recenti. Oppure credete che ormai abbiamo scoperto tutto e soprattutto che la gente sia effettivamente informata sulle scoperte, i progetti e l’effettiva applicazione delle nuove tecnologie?
Date mai un’occhiata a cosa sta succedendo sopra le nostre teste?
Non vi chiedete mai perché ci terrorizzano OGNI GIORNO con false pandemie, terrorismo a senso unico e cronaca nera assortita?
AVETE CAPITO COSA STA SCRITTO NEL TRATTATO DI LISBONA?(e due).
Se prendete coscienza su alcuni di questi aspetti se ne può discutere, altrimenti so già dove può andare a parare la discussione e sinceramente non ho una gran voglia di batti e ribatti inutili con la tastiera. Se volete mi trovate tutti i Giovedì sera all’Officina 49 dove organizziamo conferenze, perlopiù scientifiche e apolitiche, su molteplici temi che hanno l’obiettivo di risvegliare le coscienze di quanta più gente possibile.
Saluti, M.
ottobre 13th, 2009 at 11:58 pm
Ritengo che diversi dei problemi che segnali siano anche reali, e del trattato di Lisbona non ho bisogno che sia tu a dirmi che è una imposizione antidemocratica, ma tuttavia ritengo che l’unico mezzo per difendersi sia comunque il nostro tipo di democrazia occidentale. Un sistema che ha storture e che è certo migliorabile, come qualunque cosa, ma che fin’ora non ha visto al mondo nulla che sia più giusto e più vicino al popolo. Il potere al popolo senza la nostra forma di democrazia (e non faccio differenza tra quella Italiana, Americana, Inglese o Francese anche se ve ne sono di grosse)è una affermazione senza significato pratico e le rivoluzioni popolari di tipo bolscevico o maoista si sono risolte storicamente solo in bagni di sangue, povertà, tirannie ed ingiustizie mille volte superiori di quelle che dicevano di voler sanare. Dal punto di vista economico poi l’esoerienza sovietica è fallita (nel senso di bancarotta) e quella cinese è diventata addirittura supercapitalistica. Difendiamo q cerchiamo di migliorare ciò che con sangue e fatica abbiamo creato negli ultimi secoli e non perdiamoci in inutili e pericolose utopie, relitti di secoli ormai passati.
ottobre 14th, 2009 at 9:01 am
Utopia vera propria Severi. Per poter cambiare qualcosa, bisogna essere concreti, non puoi pensare di avere queste utopie irrealizzabili, che a volte, anzi spesso, sono sicuramente peggiori di quello che abbiamo. La nostra società non è perfetta, ci mancherebbe, ma almeno abbiamo tutti la pancia piena(detta in modo grossolano…)
.
ottobre 14th, 2009 at 1:12 pm
E poi perchè i brevetti debbano essere aboliti me lo devi spiegare…
e i soldi per la ricerca chi li tira fuori?
quello che dici è l’esatto contrario… caro Max.
ottobre 14th, 2009 at 1:15 pm
Non capisco proprio l’atteggiamento di chi attacca le utopie per il solo fatto che non sono OGGI un modello alternativo alla realtà attuale (sennò non si chiamerebbero utopie, ti pare?)
La bancarotta (crisi economica) oggi è l’ultimo dei nostri problemi, l’affermazione della democrazia pure è l’ultimo dei nostri problemi, perchè è una condizione necessaria ma affatto sufficiente per migliorare il rapporto che l’umanità ha con le risorse naturali del pianeta. Non a caso, la stragrande maggioranza di nazioni che con il 20% della popolazione controllano l’80% delle risorse SONO DEMOCRAZIE.
Vi invito solo a pensare in che direzione sta andando il mondo, e come è ridicolo continuare a parlare di trattato di lisbona, immigrazione, guerre puniche e non puniche, quando il futuro che ci aspetta è questo:
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/10/uniamo-le-risorse.html
ottobre 14th, 2009 at 1:26 pm
Marani sei troppo pessimista. Se si farà la mangiata avrei piacere di conoscerti e scambiare veramente 4 chiacchere con te.
ottobre 15th, 2009 at 8:51 am
Davanti a una bella lasagna, vedrai come passa il pessimismo ;o))
Dovremmo proprio farla, sarà un piacere anche per me.
ottobre 15th, 2009 at 3:00 pm
Marani si contraddice un pò. Spara contro le democrazie e poi dichiara che sono queste a detenere il potere economico nel mondo, un aspetto affatto negativo se si pensa che questo ci consente di vivere senza patire la fame. E’ vero invece che nei Paesi dove non c’è democrazia anche le risorse non vengono sfruttate a vantaggio della popolazione, ma sono gestite da pochi previlegiati che in cambio del loro sfrutrtamento s’arricchiscono a dismisura. Questo però è dovuto proprio alla mancanza di democrazia in quei Paesi, e al fatto quindi che le popolazioni locali non possono dire la loro e non possono pretendere i loro diritti altrimenti (vedi il recentissimo caso della Guinea, che io conosco molto bene) gli sparano addosso. Che poi le democrazie siano sfruttatrici è anche questo opinabile dato che oggi l’entità coloniale più aggressiva in Africa è la Cina comunista.
ottobre 15th, 2009 at 5:16 pm
Concordo con Angeli.
Sputiamo sulla minestra dove mangiamo tutti i giorni, facciamo gli splendidi pulendoci la bocca dicendo che questo sistema fa schifo ma alla fine le nostre democrazie sono quelle più a misura d’uomo per tutti e non per pochi..
Perchè molte persone hanno piacere a darsi delle martellate nelle palle?
ottobre 15th, 2009 at 7:48 pm
diciamocelo schiettamente: non ha anocra fatto niente per meritarselo. un premio assegnato così invece che aiutarlo può metterlo solo in difficoltà
Obama: un Nobel sulla fiducia. Meritata?
ottobre 16th, 2009 at 9:05 am
@Angeli: Vivi in un mondo che è evidentemente diverso dal mio, tu ti preoccupi di sperequazione delle risorse, mentre non si coglie il punto dolente, cioè che se anche non ci fosse sperequazione e i pochi sfruttatori arricchitesi a dismisura fossero arginati, le risorse planetarie sarebbero comunque ipersfruttate al di la della sostenibilità. E’ come succede a chi sta in rosso in banca per troppo tempo, prima o poi le conseguenze si pagano. Non basterebbero oggi 5 pianeti terra per vivere tutti come l’americano MEDIO (non lo straricco), e per l’italia il conto scende a 3 pianeti terra in media. Ricordo inoltre che paesi non democratici, come molti paesi africani sono, vengono in realtà sfruttati proprio dalle multinazionali dei paesi ricchi e democratici, foraggiando le dittature (e lasciando emergere i pochi straricchi locali che dici tu), mentre lasciati a una società rurale sarebbero perfettamente innocui ai più, quindi anche li ci sono grosse responsabilità delle “democrazie”, a partire dalla Korea verso il Madagascar, ad arrivare all’Italia nel golfo del Niger. Spesso è soppruso per il possesso di terre coltivabili, oppure di giacimenti di petrolio, con immane danno agli ecosistemi. I cinesi poi hanno conosciuto uno sviluppo accelerato è vero, ma grazie soprattutto all’iniezione di un capitalismo avulso dal loro contesto sociale, l’economia cinese possiede 1/3 dei capitali americani (un altro terzo gli arabi, quei cattivoni), e dove l’economia non è al servizio del bene comune ma del capitale assistiamo a sviluppo accelerato e distruzione ambientale, appunto. Altro che dittatura.
Quindi, se la concezione cieca e sviluppista della democrazia come portatrice di benessere, (o di chi ha il paraocchi come Valpiani) continua, nell’arco di poche decine di anni assisteremo gioiosamente al “collasso” per insufficienza di risorse minerarie (e non ho nemmeno parlato di petrolio, che quello finisca nel giro di mezza generazione è purtroppo un fatto, ai consumi attuali).
@valpiani: Quelli che tu pensi avere il martello sempre diretto verso gli zebedei, sono in realtà persone lungimiranti che vedono al di la del proprio estratto di conto corrente, e si preoccupano per il futuro delle prossime generazioni, cosa che il “business as usual” di stampo mafio-economico che ci propini non è affatto detto ci possa garantire.
ottobre 16th, 2009 at 11:00 am
Credo, Paolo, che la tua concezione del mondo sia quantomento pessimistico-catastrofista e credo anche che non sia affatto reale. Già oggi la tecnologia ci consente di vivere ad un buon livello di benessere consumando molte meno risorse che in passato. Chi inquina e consuma risorse in modo esagerato sono invece quei Paesi dove lo sviluppo economico non è stato armonico e graduale come nelle democrazia occidentali, ma è stato improvviso, tumultuoso e indiscriminato, proprio come avviene su grandissima scala nella Cina comunista per governo, ma ipecapitalista in economia. Ad ascoltare la tua teoria delle 5 o delle tre terre necessarie ci sarebbe da pensare che la tua soluzione possa essere una bella guerra nucleare che dimezzi la popolazione mondiale e rimandi i superstiti a dimorare nelle caverne. Non credo che siamo affatto a questo punto e credo che le democrazia occidentali, con tutti i loro difetti, siano ancora l’esempio da proporrre al resto del mondo che la democrazia ancora non ha. Credo poi purtroppo che sulla guerra nucleare se il buon Nobel Obama non si da una mossa Iran e Israele presto ti accontenteranno.
ottobre 16th, 2009 at 9:06 pm
Se ti fa piacere nasconderti dietro alla foglia di fico delle proprietà taumaturgice della magica tecnologia occidentale fai pure. Magari fosse così come dici tu, ma il fatto stesso che rifiuti a priori ogni tipo di analisi ti pone come lo struzzo che nasconde la testa in un mucchio di sabbia. I cinesi consumano comunque la meta degli stati uniti (pur con una popolazione quadrupla), e non c’è nessuna teoria nucleare in vista.
Semplicemente, non riusciremo più a fare troppo gli schizzinosi quando si tratterà di respingere una pressione immigratoria incredibile, e se poi al loro paese schiattano come mosche, beh, noi c’abbiamo il benessere e quindi chissenefrega, non è vero ?
La tendenza naturale all’aumento della popolazione porta a un limite fisiologico con l’attuale tasso di produzione dell’agricoltura attorno ai 9 miliardi di persone. Qualora i cambiamenti climatici e l’inquinamento, ma soprattutto la riduzione dell’impiego di fonti fossili e di fosforo per sostenere una agricoltura intensiva, si faranno sentire, la popolazione si ridurrà spontaneamente. Ne “i nuovi limiti dello sviluppo” gli scenari più catastrofici parlano comunque di due o tre miliardi di persone, come capacità di carico a lungo termine in epoca post peak-oil, e non sono affatto poche. Cosa succederà delle altre ? Guerre per l’accaparramento delle risorse, crisi alimentari, arriveranno la dove il controllo delle nascite non arriva. L’importante è non caderci in mezzo, e non è escluso, ma non possiamo ignorare il problema dell’esaurimento delle risorse. Al massimo possiamo accendere il suv e dire… che bellloooo! E dei nostri figli chissenefrega, tanto alla lunga distanza saremo tutti morti. C’è davvero gente che ragiona così! Detto questo, viviamo nel mondo migliore “possibile”, non nel mondo migliore e basta, non si scappa alle leggi della termodinamica.
ottobre 17th, 2009 at 11:22 am
Vedo che non capisci il concetto di fondo Paolo, non dico affatto che se le popolazioni schiattano nei loro Paesi d’origine io me ne frego perchè sono nell’occidente libero, democratico e ricco. Io, al contrario di te, analizzo il perchè l’occidente è ricco e in quei Paesi si schiatta. L’unica differenza tra noi e loro è che noi abbiamo la democrazia, e anche da un certo tempo, e loro no. Ci sono Paesi africani, ripeto come la Guinea che conosco personalmente, che sono alla fame benchè abbiano risorse minerarie e naturali enormi, molto più grandi delle nostre. La Guinea ha le miniere di Oro, Diamanti e Bauxite più grandi del mondo ed un clima dove qualunque cosa cresce con la rapidità del fulmine. La Guinea però s’è fatta 25 anni di dittatura comunista che ha regalato tutte le risorse all’Urss in cambio di armi e oggi è sotto una dittatura militare che sta facendo gli stessi affari con la Cina. Per questo se c’è qualcosa che possiamo fare per quei popoli è esportare il nostro bene più prezioso, la democrazia! Non è una cosa facile, ma non fu facile nemmeno portarla in Europa, ci volle la seconda guerra mondiale!
ottobre 17th, 2009 at 1:01 pm
concordo pienamente con l’analsi di Angeli
ottobre 17th, 2009 at 3:08 pm
Si può concordare con l’analisi di Angeli, se non fosse così superficiale e faziosa …
La guinea come tanti altri stati sub-sahariani tropicali era sotto il dominio francese, fra le prime a ottenere l’indipendenza negli anni sessanta. Se poi il regime dittatoriale militare che ne è seguito al potere era di ispirazione comunista, beh, una dittatura retta dai militari è terribile sia che si tratti di dittatura comunista che di altro tipo. E’ comunque gente che alimenta il culto della personalità e calpesta i diritti umani (un po come Berlusconi da noi, ma con le TV al posto delle armi, e il consenso pilotato anzichè i colpi di stato).
Io ne faccio un problema di risorse limitate PER TUTTI, e tu la butti sempre in politica tirando fuori i soliti comunisti crudeli che calpestano la democrazia, che poi tra l’altro ti fregi di voler esportare a colpi di cannone. Non lo trovi insopportabilmente ipocrita ?
Se pensi che io sia contro la ricchezza che l’occidente ha guadagnato non è vero, mi rendo semplicemente conto che questa ricchezza ha un prezzo, e non saremo noi oggi a pagarlo, indipendentemente se comunisti o capitalisti, democratici oppure no.
Scambiare la propria ricchezza per benessere della collettività, è ciò che anche le dittature sono capaci di fare.
ottobre 17th, 2009 at 3:59 pm
Caro Paolo, non offenderti, ma assolutamente non trovo ipocrita la mia analisi, innanzi tutto perchè la considero realista e basata su fatti e non solo su supposizione come lo sono generalmente i tuoi interventi. Ci sono fatti inequivocabili, come quello che l’assenza di democrazia, sia che sia comunista che altro, ha sempre portato il popolo a soffrirne le conseguenze. Tu stesso critichi la mia analisi, ma la fai tua dicendo che i regimi militari sono tutti oppressivi e terribili. Bè tutte le dittature hanno bisogno della forza militare per sostenersi, comprese quelle comuniste che sopravvivono ancora oggi con la forza e non con il consenso. Le risorse sono limitate? Può darsi, ma chi sta aumentandone a dismisura il consumo non sono le democrazia occidentali, che invece cominciano a porsi il problema, anche sotto la pressione delle proprie opinioni pubbliche, e a porvi rimedio, con l’aiuto della tecnologia. Chi dell’opinione pubblica se ne frega è invece chi non ha necessità di avere consenso politico perchè lo impone con le armi, come il regime comunista Cinese ha fatto in piazza Tien Ammen alcuni anni fa falciando con i carri armati gli studenti che chiedevano “democrazia”. Questi sono fatti e sono i fatti che ti inviterei a controbattere, non frasi solo con fatte e slogan. LA Guinea sotto l’occupazione coloniale francese vide il suo momento di massima ricchezza, era uno degli stati più progrediti dell’Africa sub sahariana. Il regime che ne è seguito, come molti altri in Africa, sotto Seku Thurè era assolutamente un regime comunista, gemellato allora addirittura con la Romania di Chausescu. Tale regime aveva riportato il Paese all’età della pietra, e non senza massacri di ampia portata. Insisto quindi, e con argomenti che ritengo assai validi e non confutati, che la povertà e l’arretratezza si combattono solo con la democrazia e non con utopiche teorie rivoluzionario-ecologista che non hanno mai mostrato nulla di concreto.
ottobre 17th, 2009 at 4:05 pm
Sull’uso dei media che fa Berlusconi inviterei poi tutti ad una riflessione sull’attenzione e l’appoggio che la sinistra italiana sta dando all’offensiva mediatica del magnate dell’informazione australiano Rupert Murdoch, di tendenze riconosciute d’estrema destra, contro l’Italia e contro Berlusconi tramite i suoi giornali, per interessi puramente economici. Persino il neo Nobel per la pace Obama s’è pubblicamente e duramente lamentato della faziosità del network televisivo FOX, anch’esso di proprietà di Murdoch.
ottobre 17th, 2009 at 4:37 pm
Siamo tutti daccordo, sembra, che la democrazia sia una cosa desiderabile, così come lo è la buona salute. Ma sembra proprio che la nostra democrazia non sia in buona salute e che non riusciamo a trovare la medicina che la guarisca. Ribadisco, la mia tesi è che la democrazia non aiuta il problema di sovra-sfruttamento delle risorse, aiuta invece il problema della crescita demografica.
L’effetto palese delle democrazie occidentali è l’arrestarsi della crescita di popolazione, l’effetto a mio avviso altrettanto palese delle non democrazie è l’umento esponenziale della popolazione e l’impoverimento generale del paese (anche se dispone di grandi risorse naturali).
Non possiamo però parimenti negare che chi consuma la stragrande maggioranza di risorse pro-capite (e sottolineo pro-capite) sta in occidente, e non esiterà a preservare con la guerra questo privilegio, anche se si tratta di democrazie. Semplicemente, è opportuno fare guerra in casa d’altri con la sciocca argomentazione di volerla “esportare”, cosa che in effetti non sta succedendo, permettendo però ai general contractor occidentali di accaparrarsi a condizioni vantaggiose le risorse non proprie e che appartengono di diritto agli altri paesi.
Esempi ? Vedi quello che è successo a Nassiria (che ci hanno scippato i giapponesi di Nippon Oil, lo sai vero che gli italiani erano la su mandato dell’ENI?) e il contentino che ci hanno poi dato quasi regalando all’ENI i diritti di sfruttamento del giacimento di Zubair, definito “un bel boccone”.
http://www.loccidentale.it/articolo/l%27eni+si+aggiudica+giacimento+di+zubair+in+iraq.+scaroni:+%22un+bel+boccone%22.0079634
Se parliamo di cose serie, invece di combatterci come i batteri su un vetrino, sperando che “l’isola di democrazia” ci salverà dalla crisi, puoi dare una occhiata agli indici di impronta ecologica.
http://www.footprintnetwork.org/download.php?id=509
Seppur approssimativi, rendono evidente che il legame fra uso indiscriminato delle risorse e dittature è molto labile, semmai è vero il contrario. Gli USA globalmente consumano 4 volte le risorse dell’africa a parità di territorio (non pro capite, li il divario è molto maggiore, ma globalmente anche se hanno 1/3 della popolazione)
Guarda caso, i regimi dittatoriali, che sono ovviamente meno sviluppati economicamente essendo le risorse ad esclusivo appannaggio di pochissimi, risultano agli ultimi posti in classifica come consumo.
E’ triste ma è così, consuma più risorse qualche stato democratico usa che l’intera africa. Se vuoi negare anche questo, accomodati pure. Per quanto mi riguarda le dittature fanno schifo, ma non sarà la sola democrazia a salvarci.
ottobre 17th, 2009 at 4:41 pm
Quanto a murdoch, sarà un magnate fazioso quanto vuoi, ma non mi risulta che sia presidente del consiglio o abbia carica analoga in qualsiasi altro paese, pertanto FOX la si può pure tollerare. Tra l’altro considero sia SKyNews che RaiNews24 fra i migliori telegiornali del panorama italiano, con servizi di approfondimento (a pagamento s’intende) nemmeno paragonabili al polpettone serale di bruno vespa.
Fa business, è ricco sfondo, mi sta benissimo, si chiama pluralismo.
ottobre 17th, 2009 at 4:54 pm
Non è la classifica dei consumi che conta caro Paolo, ma quella di chi produce le risorse. Gli occidentali consumano di più certo, ma producono di più. Una nostra azienda agricola ha la produttività di 40 o 50 analoghe aziende africane e questo perchè noi abbiamo raggiunto un livello anche tecnologico assai superiore. Un livello che non ci è stato donato dal cielo, ma che si è realizzato grazie ai sistemi democratici…e a mio avviso non solo, dato che ritengo anche la cosiddetta “civiltà” un fattore determinante, anche se qui il discorso s’allargherebbe troppo.
Sono d’accordo che un’isola di democrazia non ci mette al sicuro, per questo considero necessario esportarla anche al chi non ce l’ha. Purtroppo l’esportazione di una cosa “desiderabile” come la democrazia si scontra con chi il potere lo detiene con le armi e con la forza, quindi un certo livello di forza è necessario.
Murdoch è ricco sfondo, fa business, ma non è vero che non fa politica, la fa eccome, e non lo dico io lo dice Barak Obama. L’unica differenza con Berlusconi è che Murdoch non si sottomette al giudizio del popolo partecipando alle elezioni come invece fa il Berlusca. Dei due modi di far politica preferisco di gran lunga il secondo, e sai perchè? Perchè è democratico!
ottobre 17th, 2009 at 6:12 pm
Stefano, in tutta sincerità e cercando di non sembrare inutilmente provocatorio, penso che tu sia un incosciente, solo a pensarle le cose che dici.
Dovremmo convincerci che la Terra è troppo piccola per un’economia e
un modo di produrre che ha come unico obbiettivo la crescita esponenziale.
Dovremmo convincerci che è sbagliato sostenere modelli, pur ignorandone le contraddizioni, solo perchè li riteniamo personalmente “desiderabili”, come l’illusione ottica di spingere un sistema economico al quasi collasso avanti all’infinito.
La tua analisi non tiene conto di nulla che sia anche solo vagamente scientifico, non parla di teoria dei sistemi dinamici, ignora elementi essenziali come la finitezza delle risorse, i feedback nei cicli di investimento-produzione, i ritardi negli effetti sugli ecosistemi. Parli di produttività pensando sia una conquista della tecnologia anzichè un banale riflesso della “recente” disponibilità di fonti non rinnovabili a basso costo. La tua produttività viene dai fertilizzanti, che si fanno con il petrolio e con qualche minerale oramai raro come il fosforo.
Ma prendi anche solo i cambiamenti climatici… data l’inerzia del sistema climatico tale effetto deve essere contrastato SUBITO per evitare che la variazione di temperatura superi valori inconciliabili non con la vita sulla Terra, e nemmeno con la nostra vita, ma certamente con la vita e la civiltà come noi la conosciamo oggi.
E mi vieni a parlare di livelli tecnologici superiori ?
Mi spiace essere duro, ma il metodo scientifico non è democratico;
esso ammette, anzi esige la discussione, quella si democratica,
aperta a tutti, anche ai profani, ma basata sulla conoscenza dei
fatti e dei risultati precedenti. Non è una chiacchiera da bar rispetto
alla quale si può avere qualunque opinione.
Per la prima volta nella storia americana, Obama (giusto per non rimanere troppo off-topic) queste cose ha cominciato a dirle, aggiungerei finalmente. Forse in parte il suo nobel è meritato anche per questo.
ottobre 17th, 2009 at 6:14 pm
Coloro che sulla base di discorsi non scientifici o comunque incompleti,
parziali, privi di qualunque autorevolezza, sostengono il contrario si
assumono una grande responsabilità di fronte alle future generazioni.
Specialmente coloro che pensano che l’unico guaio del mondo sia una insufficiente penetrazione della democrazia.
ottobre 17th, 2009 at 11:48 pm
Scusa, ma le fonti rinnovabili come cavolo fai a sfruttarle senza la tecnologia avanzata? Anzi l’unico problema di tali fonti è proprio che le tecnologie con cui ottenerle non sono ancora affinate al punto da rendere questo sfruttamento economicamente accessibile e alla portata di tutti. Vai a vedere nei Paesi del terzo mondo cosa se ne sanno delle tue fonti rinnovabili. Se poi ritieni che la sovrappopolazione sia un problema così devastante e irrisolvibile dimmi un pò come lo risolveresti, a parte con la guerra nucleare.
E poi di che metodi scientifici parli? Di quelli che vorrebbero che l’uomo tornasse a cacciare per mangiare e vivere nelle caverne? Non vedo alcuna soluzione ai problemi del mondo nelle tue proposte, anzi non vedo nemmeno le proposte. La soluzione è solo nella spinta che la democrazia dà ai popoli verso il progresso, allo sviluppo della tecnologia ed alla capacità di ottenere di più consumando meno, o non consumando affatto. Senza tecnologia e senza democrazia siamo spacciati, questa è l’unica realtà. Il resto sono balle, e scusa se anch’io sono un pò duro.
ottobre 18th, 2009 at 3:02 pm
Stefano, perdi interamente di vista l’EROEI di una fonte, tu che sei un geologo puoi forse capire che da alcune leggi termodinamiche purtroppo non si sfugge. Oggi l’EROEI del petrolio è attrono a 15-20, ai primi del 900 era oltre i 100. Secondo il tuo metro, il progresso scientifico dovrebbe “migliorare” la situazione, invece si è scoperto che riduce solamente il ritmo a cui “peggiora”, in termini di esaurimento delle risorse.
Cioè, se avessimo impiegato allora le tecnologie di oggi, oggi il petrolio sarebbe finito. Se stessimo impiegando oggi le tecnologie di allora, oggi il petrolio non sapremmo cavarlo fuori.
Fatto sta che l’EROEI dell’estrazione di qualsiasi risorsa non rinnovabile (incluse anche risorse non energetiche che oggi riteniamo ovvie come il Ferro, il Mercurio, l’Uranio) è in colossale e drastica riduzione.
L’eroei non è un concetto economico, è un parametro adimensionale che misura l’energia che serve per estrarre una data quantità di risorsa, rapportata alla quantità di energia che questa risorsa permette di generare qualora impiegata in infrastrutture energetiche.
L’EROEI del fotovoltaico (silicio, tellurio, cadmio) è attorno ai 5, quella dell’eolico (acciaio, rame) è attorno ai 10, quella odierna del petrolio è attorno ai 20.
Ciò significa che è IMPOSSIBILE anche con miglioramenti tecnologici tirare fuori più petrolio di prima quando si supera il picco (vedi king mariot “Hubbert”, che sicuramente tu conosci, essendo un geologo pure lui).
E dato che il petrolio è alla base di quasi TUTTO (agricoltura, energia termica, mobilità, plastiche, chimica) ed è assai difficilmente sostituibile se non impiegando gradi quantità di energia (la plastica la puoi tirare fuori anche dal carbone e dalla gomma, come nel 1850) il risultato è uno solo —> DECRESCITA energetica.
Ora, c’è una correlazione strettissima (vai a vedere i dati di Terna) fra i consumi energetici e lo sviluppo economico. Dato che i consumi NON possono crescere (per mancanza di risorse a prezzi che il mercato può accettare) ne consegue che si deve contrarre l’economia.
Non è un caso se la scintilla che ha fatto scoppiare la crisi dei sub-prime è avvenuta quando il petrolio è schizzato improvvisamente a 170$ al barile.
Quindi, che tu lo voglia oppure no, questa è la amara situazione, se vuoi arrampicarti sugli specchi sei libero. Io non ho affatto una soluzione, ho solo una diagnosi corroborata da evidenze pratiche, confutabili forse quanto vuoi ma non con semplici opinioni.
Nessuno vuole tornare a cacciare nelle caverne.
Un buon medico prima di prescrivere una cura deve verificare per esclusione che i rimedi più comuni non siano peggiori del male. Il nucleare non è una soluzione. L’abbraccio delle energie rinnovabili non è (ad oggi) una soluzione. L’estensione della democrazia semplicemente non c’entra nulla con problemi di carattere energetico. La crescita dell’economia casomai aggrava il male, non lo migliora.
La crisi, ha potuto più lei nell’abbassare i tassi di CO2 che non l’impegno congiunto di tutti i governi mondiali, dobbiamo allora dire grazie alla crisi ? Forse in parte si.
Il livello di produzione di CO2 in Italia si è ridotto di un 4% negli ultimi due anni, se va avanti così la crisi finisce che raggiungiamo gli obiettivi di Kyoto nel 2012, anche se sappiamo essere minimi e assolutamente non risolutivi.
Questa crisi è una febbre, NON E’ UNA MALATTIA. Indica che non possiamo più permetterci di vivere come vivevamo prima. Quale soluzione ci aspetti non lo so, so solamente che di li dobbiamo passare, la decrescita.
Potrebbe non essere così male come sembra a prima vista, avere come obiettivo la “stagflazione” anzichè la crescita del pil, potremmo pure permetterci di desiderare la crescita ZERO dell’economia, e nel frattempo lavorare sul risparmio energetico, paradosso di Jevons permettendo.
Le BALLE sono di chi pensa che senza la tecnologia siamo spacciati, non è la tecnologia in se che ci aiuterà, al massimo può prolungare un po questa strana agonia.
ottobre 18th, 2009 at 3:07 pm
Una ottantina di anni fa un certo signor Hans Selye definì “sindrome da adattamento generale” l’insieme di fenomeni attraverso cui un organismo si esprime in risposta ad una sollecitazione anomala. Selye identificò tre fasi: la prima è una reazione di allarme, tesa a rispondere immediatamente allo stimolo anomalo. Tale fase non può però, per come è velocemente concepita, durare a lungo. Se la situazione anomala non viene risolta, inizia allora una seconda fase, detta di resistenza, nella quale l’organismo cerca di adottare delle strategie d’intervento che gli risultino più sostenibili nel tempo.
Se nemmeno durante questa seconda fase l’organismo riesce a risolvere l’anomalia, la situazione che gli arreca danno, esso si ritrova a vivere la terza, più triste ed ultima fase: quella di esaurimento, che ben poca speranza lascia a chi vi incorre.
Non vi viene in mente nulla?
A me viene in mente questo: i vari Paesi del mondo sono da sempre in lotta tra loro. Si tratta di una lotta per la sopravvivenza cui siamo condannati, a meno di un nostro sapiente intervento, da quelle stesse leggi che governano la realtà. Questa lotta per la sopravvivenza, che negli ultimi decenni si è attuata non tanto con le armi, ché annichilirebbero subito ogni cosa, bensì più blandamente tramite una continua e frenetica pulsione alla crescita (demografica, economica e tecnologica), è una situazione molto particolare che ci sta procurando serissimi problemi soprattutto d’ordine ambientale.
Dopo una prima fase di allarmi inascoltati, l’organismo dell’umana società è giunto ora nella seconda fase di questo complesso e prolungato fenomeno, quella di resistenza. In questa fase un’ampia gamma di solerti quanto limitati, e per questo pericolosi, agenti d’adattamento (ambientalisti, scienziati, tecnici, progressisti, et similia) si sta adoperando per rendere sostenibile nel tempo la risposta all’anomala situazione in cui è incorso l’organismo sociale umano. Badate bene: stanno, anzi, presumibilmente: state adoprandovi non tanto per rimuovere la situazione anomala bensì soprattutto per renderla sostenibile nel tempo! (In questa luce si considerino i tanti ossimori, come ad esempio “sviluppo sostenibile” e “capitalismo naturale”, che ben rappresentano questa tendenza).
La terza fase, quella dell’esaurimento delle energie e risorse fondamentali a disposizione dell’organismo, è ormai alle porte
ottobre 19th, 2009 at 12:57 pm
Giusto per corroborare i dati forniti, sembra che un grosso problema di risorse agricole si stia delineando all’orizzonte. Ormai non è più questione di se, ma di come affrontarlo:
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/10/carestia-mondiale-una-previsione-che.html
ottobre 19th, 2009 at 1:32 pm
Tratto dall’articolo:
< < Sembra che la cosiddetta "rivoluzione verde" sia ormai definitivamente da archiviare come la più terribile arma di distruzione di massa sviluppata nella storia umana. Per qualche decennio, ci ha dato l'illusione dell'abbondanza alimentare. Ma era un'abbondanza basata sull'uso di combustibili fossili e sul sovrasfruttamento del suolo. Non poteva essere mantenuta a lungo. Questa illusoria abbondanza ha portato a raggiungere livelli di popolazione ben superiori a quelli che il pianeta può nutrire su tempi lunghi. Adesso dovremo rientrare a livelli sostenibili, e questo non sarà piacevole, per dirla in modo blando. >>
Scusatemi ancora l’off topic, è che mi sono stufato di sentirmi ripetere panzane del tipo che la democrazia sarà la cosa che ci salverà. Non è vero. E lo storia sta quì a dimostrarlo.
ottobre 19th, 2009 at 6:06 pm
Trovo le citazioni fatte, caro Paolo, ancora contraddittorie e tutt’altro che convincenti. Secondo te non c’è possibilità al mondo di produzione alimentare per tutti? Ma chi ti racconta ste balle. Nella maggior parte dei Paesi del terzo modo l’agricoltura è praticata con metodi arcaici che danno scarse produzioni, oppure ampie aree coltivabili non vengono sfruttate perchè c’è la guerra, perchè non c’è lo stato che garantisca le regole adatte all’uso di tali terreni. Solo nei Paesi sviluppati (e sono ancora pochi) esiste l’agricoltura intensiva che ha spesso problemi di sovraproduzione. Anche in questo settore i Pesi democratici hanno da insegnare e lo sviluppo della tecnologia rende le produzioni alimentari meno dispendiose d’energia e più efficaci. Vai a vedere le colture di vegetali e frutta che gli Israeliani hanno saputo tirar fuori dal deserto con l’aiuto di un pò di tecnologia. Purtroppo in tanti altri Paesi dove i governanti non democratici sono interessati solo ad armarsi e mantenere il potere non c’è lo stimolo per migliorare pure l’agricoltura e la produzione alimentare. Non per nulla le più catastrofiche carestie sono state spesso provocate non dalla natura, ma dall’azione sconsiderata di dittature, a cominciare ad esempio dalla carestia che i piani quinquennali di Stalin provocarono in Ucraina negli anni ‘30 e che costò la vita a milioni di persone.
ottobre 19th, 2009 at 6:09 pm
A tale proposito ti indico una interessante lettura, The harvest of sorrow di Robert Conquest (uno dei maggiori storici inglesi del ‘900):
http://books.google.it/books?id=Bp31GmfH-6YC&dq=Robert+Conquest&printsec=frontcover&source=bl&ots=Rno1QZdIRY&sig=LeOfBqhkhSLNE3WskNnENFOhBBM&hl=it&ei=q9dASp3gBsqksAao2NDMCA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7#v=onepage&q=&f=false
ottobre 19th, 2009 at 11:33 pm
Se me lo consigli lo leggerò, con un po di pazienza (gli ebook in inglese stancano in fretta), ma non capisco in ogni caso molto cosa centrano le collettivazioni sovietiche con quanto stiamo discutendo.
La popolazione cresce più rapidamente della produzione agricola, mentre l’urbanizzazione accelerata sottrae terra da coltivare.
Non ci vuole un genio per capire che senza una inversione di tendenza la cosa non può durare all’infinito. O si ferma l’urbanizzazione (con conseguente ritorno alle campagne ritornando ad una economia rurale) oppure la popolazione si deve necessariamente ridurre. Dire non è vero perchè sarebbe brutto se fosse vero non è una opzione. La crisi attuale, fortunatamente, sta andando proprio nella direzione dell’abbandono delle città e il ritorno a una nuova forma di agricoltura di autosufficienza. Da noi si cerca la filiera corta, la decrescita, la critica al pil, ma senza in realtà cambiare di una virgola il paradigma.
IN cina sta succedendo proprio questo, grazie alla crisi
http://www.repubblica.it/2008/06/rubriche/piazza-asiatica/effetti-cina/effetti-cina.html
Discorsi ideologici o politici come dissertazioni sulle dittature e sul comunismo non c’entrano un fico secco con il problema in questione.
ottobre 21st, 2009 at 12:28 am
“La popolazione cresce più rapidamente della produzione agricola, mentre l’urbanizzazione accelerata sottrae terra da coltivare.”
Mai sentiti luoghi comuni più banali e meno giustificati di questi.
Ripeto sillabando: con l’aiuto della tecnologia si possono aumentare le produzioni alimentari del Terzo Mondo (e non solo) di fattori a tre cifre, Le regole democratiche, che portano pace, lavoro e tranquillità, potrebbero consentire a popolazioni oggi alla fame di avviare economie in grado di supportarle più che agevolmente.
Abbandonare lo sviluppo tecnologico sarebbe il vero disastro, secondo te si dovrebbe tornare a sfruttare l’inquinantissimo carbone per riscaldarci o è meglio tendere a nuove tecnologie avanzate in grado di usare sistemi meno inquinanti e dispendiosi (poi a lavorare nelle miniere per estrarre il carbone ci vai tu). Solo le democrazie e le economie di mercato, con tutti i loro difetti, possono garantire lo sviluppo tecnologico necessario a supportare le esigenze di benessere, giustamente crescenti, dei popoli. La decrescita è una follia ed una stupidaggine che non tiene conto del fatto che chi viveva, ad esempio, coi sistemi dell’800 era una popolazione un quarto dell’attuale e di questi molti vivevano in schiavitù con vite medie inferiori ai trent’anni. Non è possibile regredire, se non come ti ho detto, a seguito di una catastrofe che riduca drasticamente la popolazione umana mondiale, ma spero che questo non sia il tuo auspicio nè quello di nessun altro.
ottobre 21st, 2009 at 9:06 pm
Ingiustificati proprio non direi…
Se non ti fidi neppure dei rapporti della FAO
http://www.fao.org/news/story/it/item/36193/icode/
http://www.oecd.org/dataoecd/48/10/37190875.pdf
Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire.
Con l’aiuto della tecnologia (e dei soldi) potremmo anche sognare di trasferire tutti gli abitanti del darfur sulla luna di callisto, ma converrai che è assai poco probabile.
La tua fede cieca nella tecnologia fa tenerezza, ma è purtroppo poco realistica, la tecnologia ha bisogno di energia a buon mercato, oltre una certa soglia qualsiasi dispositivo abbastanza complesso verrà abbandonato per mancanza di manutenzione.
Il carbone è stimato che durerà per almeno 150 anni, il petrolio solo 40, non c’è il minimo dubbio che chi vorrà perseguire sulla strada del “business as usual” non potrà fare altro che ricorrere all’inquinante carbone, a meno di non ripensare radicalmente (anche grazie alla crisi) il nostro modello di sviluppo.
Quanto al nucleare non lo cito nemmeno, visto le percentuali misere che rappresenta a livello mondiale della sola energia elettrica (meno del 16%), assolutamente impossibile manutenere una società nuclearizzata in un epoca post picco.
I paesi sottosviluppati oggi sono in larga misura “importatori” di derrate agricole, e non esportatori, pertanto assai difficilmente assisteremo a una nuova rivoluzione agricola in quei paesi, mentre è assai più probabile che si arrivi a una saturazione delle rese nei paesi civilizzati, a causa di vincoli di natura diversa, come contaminazione e sovrasfruttamento dei suoli.
Ancora una volta, scambi gli auspici con la realtà. Non basta dire che qualcosa non è giustificato… solo perchè ti pare ingiusto.
ottobre 21st, 2009 at 11:16 pm
Forse avrò eccessiva fiducia nella tecnologia, ma ancora, dopo tante parole, non vedo da parte tua soluzioni. “rivedere il modello di sviluppo” non significa nulla nella mia lingua, ma anche in quella italiana. Certo che c’è bisogno d’energia, ma la tecnologia avanzata consente già oggi di consumarne molta meno che in passato ottenendo di più. Se poi pensi che lo sviluppo tecnologico abbai raggiunto il suo massimo e sia non ulteriormente migliorabile ti faccio presente che c’erano correnti di pensiero ai primi del ‘900 che sostenevano la stessa cosa…
Visto che citi il Darfur osservo solo che è l’esempio perfetto per dimostrare che un pò di democrazia, di pace e di sviluppo economico potrebbero facilmente dare sostentamento ad una popolazione che oggi muore di fame (e di fucilate). Purtroppo in Sudan una dittatura Islamica appoggiata economicamente dall’interessata potenza coloniale cinese sta risolvendo il problema in un altro modo, ovvero con lo sterminio della popolazione stessa. Spero che le tue risposte siano diverse.
ottobre 22nd, 2009 at 8:35 am
Quà la differenza sta nel fatto che evidenzio un problema, il superamento di limiti strutturali di crescita che si riflettono in una instabile sostenibilità ambientale, non pretendo affatto di fornire una soluzione!
Dall’altra parte si nega il probema, e si stabilisce che la soluzione è procedere come si sta facendo ora, magari con un po più di democrazia (e meno musulmani o comunisti in giro).
Dire “la tua soluzione qual’è” è un ragonamento che io classifico di destra, e che non ha a mio avviso alcun senso, dato che una persona sola non può certo spostare di una virgola l’enorme inerzia che l’umanità ha contro il cambiamento.
Mi limito a sostenere che una inversione di rotta non è auspicabile, è indispensabile, pena automatica limitazione del benessere “by the hard way”
RIspetto a questo, l’ignobile sterminio in darfur conta poco o nulla, così come è contato poco o nulla il graduale declino e la scomparsa dell’impero romano dopo la battaglia di Teutoburgo, oppure l’autoannichilimento degli abitanti dell’isola di pasqua.
Sono due piani completamente diversi.
Intanto che ti gingilli con la tua xenofobia contro i musulmani e i comunisti (ma esistono ancora?) e i proclami di una salvifica tecnologia che ci salverà, stiamo esaurendo le risorse che sarebbero indispensabili per costruire ORA basi solide per un futuro rinnovabile.
Questo post lo spiega proprio bene:
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/04/teutoburgo-la-fine-di-un-impero.html
Quello che ci aspetta è un semplice SHOCK, riconoscere che molti nosri sogni di espansione infinita erano un capriccio infantile e non una realtà concreta, indipendentemente dalla tecnologia che adotteremo.
Chiamalo eco-fanatismo se vuoi, ma il fanatico era quello che ha segato l’ultimo albero dell’isola di pasqua, non quello che ammoniva sulle conseguenze di tale gesto scellerato.
gennaio 10th, 2010 at 2:02 am
Forse quello che ammoniva, sull'isola di Pasqua, forse avrebbe fatto meglio (anzichè starsene lì seduto ad ammonire, se si fosse alzato in piedi e ,con l'aiuto della democrazia (se c'era) o con la forza, avesse impedito all'altro di abbattere quell'albero.