Che ormai il PIL sia un concetto anacronistico e non più adatto a misurare l’indice di sviluppo di un popolo è sotto gli occhi di tutti; si, perchè il PIL da solo è in grado di calcolare la mera “crescita” di un Paese, mentre lo “sviluppo” è un concetto ben più complesso.
Mentre lo sviluppo è un concetto che sottintende il continuo tentativo dell’uomo di migliorare la qualità del proprio stato personale in una costante ricerca del superamento dei propri limiti, la crescita non rappresenta intrinsecamente un concetto che prevede un miglioramento, ma solo un aumento di alcuni valori economici.
Se alcuni di questi valori economici di per se non concorrono all’aumento della nostra felicità non importa, il PIL cresce comunque, per cui sulla carta tutto va bene.
Un concetto nato per mano dell’economista Simon Kuznets dopo la depressione del ‘29 quando Roosevelt stava cercando il modo più oggettivo possibile per capire se il Paese si trovasse ancora in una fase di recessione o, invece, in ripresa economica; lo stesso Kuznets che successivamente avrebbe messo in discussione quel paradigma da lui coniato secondo cui il PIL da solo può stabilire l’effettivo miglioramento del benessere sociale di una nazione (fonte: IlSole24Ore, 21 Settembre 2009, pagina 2).
Su questo, già nel 1968, Robert Kennedy aveva anticipato molti altri politici in un famoso discorso tenuto all’Università del Kansas:
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow- Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
Ed oggi siamo qui a parlare ancora di questo perchè anche un Paese europeo, conscio ormai dell’inappropriatezza del paradigma del Prodotto Interno Lordo, ha ufficialmente deciso di approfondire questi concetti per giungere ad una nuova definizione di PIL.
Per questo la Francia di Sarkozy ha istituito una speciale commissione guidata dal premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz per andare oltre “la religione delle cifre”; una commissione incaricata di creare un nuovo indicatore in grado di misurare il Benessere Interno Lordo (BIL) della Francia seguendo le orme di paesi come l’Olanda e la Nuova Zelanda (ma si stanno adeguando anche Canada, Irlanda, Germania e Svizzera) che da anni utilizzano indicatori di questo tipo.
Otto nuovi criteri proposti nel “Rapporto Stiglitz” che serviranno a ridefinire il nostro modo di calcolare lo sviluppo della Francia e, domani, dell’Europa:
1) Condizioni di vita materiali (valore aggiunto a prezzi correnti per abitante)
2) Sanità (speranza di vita alla nascita)
3) Istruzione (tasso di iscrizione universitaria)
4) Attività personali (spesa pro capite per spettacoli)
5) Partecipazione alla vita politica (affluenza alle urne per le Europee 2009)
6) Ambiente (tonnellate di CO2/valore aggiunto reale)
7) Insicurezza (numero furti, rapine e omicidi ogni 100mila persone)
8 ) Rapporti sociali (numero di organizzazioni di volontariato per mille abitanti)
Ma nell’esercizio fatto oggi dal Sole24Ore di applicare questi parametri alla situazione italiana, troviamo un risultato per noi romagnoli forse nemmeno troppo sorprendente; al primo posto della classifica (qui riporto solo le prime 10 posizioni) troviamo infatti la provincia di Forlì-Cesena e al secondo posto quella di Ravenna.

La strada sarà lunga, ma oggi pare già tracciata; cosa succederà a chi deciderà di non seguirla?

























September 21st, 2009 at 9:27 pm
Sul fatto che non sia sorprendente non sono d’accordo, considerato il disfattismo che circola da certe aree di opinione…
September 22nd, 2009 at 9:08 am
Gli indicatori scelti dal Sole 24 ore per caratterizzare i vari criteri di valutazione sono semplicistici e del tutto opinabili. Ad esempio: perché ridurre l’istruzione al solo tasso di iscrizione universitaria? Non sarebbe magari piu’ rappresentativo indicare il tasso di dispersione scolastica? Oppure: perché nel campo attività personali cotnano solo le spese per spettacoli? Magari il numero di libri o giornali letti, l’iscrizione a palestre, il possesso di computer o chessò… il numero di giorni di vacanza all’anno potrebbero dare un’idea più completa… Lasciamo perdere poi i dati ridicoli dell’affluenza alle urne (solo questo indica la partecipazione alla vita politica? suvvia) e della criminalità (quelli del Meridione e delle grandi città sono notoriamente sottostimati, molti reati non vengono neanche piu’ denunciati). Insomma, basterebbe cambiare gli indicatori per rivoluzionare la classifica.
E’ chiaro, d’altra parte, che nel nostro modello di sviluppo (criticabile o esecrabile quanto si vuole, ma condiviso dalla maggior parte della gente) una buona qualità della vita o benessere si ritrova ovviamente nelle città di provincia con un decente livello di servizi e un buon reddito: Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto, Marche…. insomma ben poche sorprese.
September 22nd, 2009 at 9:22 am
Son d’accordo sul fatto che gli indicatori dovrebbero essere un attimo più complessi, penso però sia un primo modo di calcolare che sarà calcolato da coloro che lo hanno creato.
September 22nd, 2009 at 9:27 am
pienamente d’accordo ma questo non sconfessa la validità e la bontà dell’indice di crescita economica. Assolutamente sono da implementare i parametri sopracitati, ma dalla decrescita economica che qualcuno professa c’è un bel cazzo di differenza…
September 22nd, 2009 at 7:37 pm
Si è detto (e si trova al link dell’articolo) che questo del Sole è quasi un esercizio provocatorio. Ricordiamoci però che ogni anno sullo stesso giornale viene presentata una classifica sulla qualità della vita nelle province italiane, dove gli indici sono più numerosi e variegati (come auspicato nei commenti) e dove comunque Forlì-Cesena negli anni ha sempre frequentato i piani alti, per fortuna.
@Valpiani: è davvero necessario che ogni suo commento sia gratuitamente ed apertamente volgare e/o offensivo?
http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
September 22nd, 2009 at 7:40 pm
questa è l’ultima, cui mi riferivo nel precedente commento
September 23rd, 2009 at 8:30 am
I Miei interventi sono in funzione di chi ho davanti, Mattioli.Non mi riferisco a lei, ma a quelle persone che credono alla decrescita consapevole di una nazione. Non so se lei ha letto in questo blog che lo scorso week end c’e stato il decrescifest, addiritttura una festa sulla decrescita.. Ma secondo lei questi, dove vivono? D’accordo che vadano modificati ed implementati ricchezza e qualità della vita ma non possiamo pensare di tornare indietro mi sembra veramente idea tenera e romantica. Lei cosa ne pensa?
September 23rd, 2009 at 3:54 pm
Il progetto di decrescita non è affatto tornare indietro, informati prima di parlare
September 23rd, 2009 at 9:15 pm
Decrescita = dei liberali che mai al mondo accetteranno di esserlo, che comprano 3-4 prodotti dai vicini di casa (kilometro zero), amanti del biologico finto (quanto basta per rientrare nelle soglie di accettabilità) o comprano pannelli fotovoltaici con i fondi statali (sostenibilità energetica).
September 23rd, 2009 at 9:37 pm
a parte il nome da texture, questa super sintesi mi sembra già più accettabile, ma come vedo si cade sempre nella connotazione politica
September 24th, 2009 at 11:40 am
Noooo…. non è tornare indietro fantrucchi, bisogna solo modificare un po’ di robe…
cose da niente…
September 24th, 2009 at 1:23 pm
ti sei informato?
September 24th, 2009 at 1:25 pm
si mi sono informato e ho risposto a Gori nell’altro articolo riguardante il decrescifest…
September 25th, 2009 at 3:49 am
ok ho letto. Secondo me ti inganna molto la parola “decrescita”, non ti fa ragionare a dovere.
Comunque, la teoria della decrescita non è affatto tornare indietro come ti è stato detto più volte, ma facciamo per un attimo finta che sia tornare indietro.
Nella tua vita, non hai mai pensato o detto almeno una volta la celebre frase “si stava meglio quando si stava peggio” ?
September 25th, 2009 at 11:00 am
NO!
Ho sempre odiato queste affermazioni che celano una dietrologia spiccia e senza senso…
September 26th, 2009 at 1:43 am
I understamd