Ieri una amica torna dalle zone terremotate, una occasione per avere notizie non filtrate dall’Abruzzo.

G: Quando e quanto sei stata là?
V: Sono partita mercoledì 1 e tornata domenica 5 luglio
G: Per quale motivo e con quale organizzazione sei partita?
V: Volevo fare volontariato lì e sapevo che già altre associazioni erano andate, là eravamo 3 associazioni e 9 clown (in riferimento alla Clown Terapia N.d.G.)
G: In quale zona eri?
V: Abbiamo girato i paesini vicino L’Aquila, eravamo ospitati a Carapelle Calvisio, abbiamo visitato alcune tendopoli come S. Pio delle camere, Goriano, S. Nicandro
G: Racconta un po’ la situazione là, si sta già ricostruendo?
V: Prima di tutto le case sono state classificate in base ai danni, quelle in cui si può già rientrare da subito sono le A, ed è il caso della maggior parte delle abitazioni di Caparelle dove appunto non c’è la tendopoli, ma solo una mega sala antisismica con serie di brandine dentro. Solo alcune famiglie sono ancora alloggiate nei camper lì fuori. Poi dalla classe B alla E (quella prima dell’abbattimento totale) possono rientrare solo dopo aver fatto i lavori di sistemazione ma prima che questi lavori possano partire ci vuole l’autorizzazione del comune, ma io non ho visto lavori iniziati.
G: Camper di proprietà o dello stato?
V: Camper di proprietà alcuni donati alla famiglia grazie a collette fatte da amici. Per esempio di fianco a noi dormiva una famiglia in roulotte avevano due case (roulotte donata da amici come dicevo) ed entrambe le case distrutte. Avevano la stessa conformazione ma in una sono crollate tutti muri esterni e nell’altra tutti quelli interni. Una famiglia costituita da 2 poliziotti e due bimbi che ora col g8 sono costretti a prendere le ferie alternati di modo che i bambini non rimangano da soli. In tutti gli altri paesini ci sono le tendopoli ogni tendopoli in linea di massima è gestita dalla protezione civile di una regione alcune molto efficienti, altre messe proprio male come S. Pio delle camere. Proprio in tendopoli come queste le persone non ci hanno accolto molto bene perché sono davvero tanto arrabbiate. Quì ad esempio abbiamo incontrato erichetta, 75 anni mi pare, dentro una tenda in cui la mattina, unico momento in cui c’è il sole, si bolle, ci saranno 40 gradi dentro. Mentre appena piove ci si ritrova in mezzo al fango e la tenda si allaga. Ed noi, il sabato pomeriggio dopo un temporale di grandine, l’abbiamo trovata nella sua tenda gonfiabile in lacrime, stanca di questa situazione e prega solo Dio di farla morire. Ed è una signora in bella forma. Gli abruzzesi sono molto attaccati alla propria terra e farli trasferire in altri paesi per loro non è accettabile. Per questo Erichetta vuole rimanere nella tendopoli, o in tenda o a casa sua ma oper casa sua non si sta facendo ancora niente e non si sa nemmeno niente.
G: La gente è arrabbiata perché delusa?
V: La gente è arrabbiata perché non stanno facendo niente, si vedono dentro quelle tende da 3 mesi e niente si sta muovendo.
G: Quali sono le promesse che sono state fatte?
V: Leggendo un giornale, abruzzo e noi mi sembra (L’Abruzzo e noi N.d.G.) pare che da settempre parta il progetto C.A.S.E intorno a L’Aquila per quelli che hanno le case distrutte. C’era anche il disegno, è un complesso di condomini praticamente mentre per gli altri c’è in progetto la costruzione di casette di legno ed alcune ne ho già viste in giro ma proprio due il nome del progetto mi sembra fosse MAP ma non sono sicura. In giro per la tendopoli c’era anche un giornalino che aveva come titolo 99 motivi per ricominciare ma mi sono dimenticata di prenderlo sù comunque ho contatti con ragazzi abruzzesi anche con la mia sosia di carapelle lei può raccontare meglio il tutto per quanto riguarda la mia esperienza comunque penso che gli abruzzesi hanno veramente due palle così. La maggior parte delle persone ci hanno accolto con una forza mai vistaci hanno dato più loro di quanto potessimo dare, noi ogni posto dove andavamo era festa e c’era una mangiata organizzata: grigliate agnello, arrosticini, vino a quantità industriali, sangria, coniglio ripieno… davvero ti offrono tutto tutto quello che hanno e non hanno voglia di arrendersi assolutamente. Hanno voglia di ridere e combattere per i loro paesi per quando siao piccoli (la popolazione per ogni paesino non supera i 200 abitanti).
G: Quindi, delle casette di legno se ne vedono poche?
V: Sì io ne ho viste proprio 2 massimo.
G: Funzionanti?
V: In costruzione, solo lo scheletro.
G: La terra trema ancora?
V: Sì trema ogni giorno e ogni notte mediamente, ma noi fortunatamente non ne abbiamo sentita nemmeno una stando fuori e in macchina. Epicentro comunque rimane L’Aquila.
G: La gente cosa si aspetta dal G8?
V: Ci sono due correnti. Chi pensa che sia un bene così non ci si dimentica dell’abruzzo e magari i lavori continuano per l’aquila e iniziano per la periferia, e chi pensa invece che sia solo un disagio in più e che si costruisca solo per questo evento mentre per tutto il resto se ne fregheranno.
G: Hai sentito parlare di contestazioni?
V: Mh.. no la gente che ho visto io no non parla del g8. Solo i due poliziotti dicono che è un gran casino
all’aquila, dove c’è tutto, non si può entrare è totalmente blindata e vogliono oscurare anche le linee telefoniche lasciare solo quelle di emergenza.
G: Le associazioni che son andate in aiuto possono rimanere?
V: Cambiano di settimana in settimana sia protezione civile che CRI che scout, ed ogni settimana c’è un capo campo. In un campo, quello gestito meglio, abbiamo anche dovuto lasciare nome e cognome. Essere identificati per poter entrare.
G: Hai sentito parlare di problemi di sicurezza? Persone infliltrate che non erano neanche cittadini aquilani?
V: No.. questo problema non l’ho percepito. Perché sono paesi talmente piccoli che si conoscono tutti tra loro
gli unici estranei che ci sono fanno parte di associazioni di volontariato.
G: La vita già rinasce a L’Aquila?
V: A L’Aquila sono tutti in tenda, tutti proprio, perché è completamente crollata, gli anziani de L’Aquila sono nelle case di riposo. Altre famiglie sono accolte in alberghi, ad esempio a Roseto degli Abruzzi, altri ospitati da amici in giro per l’Italia, chi è rimasto è in tenda. A L’Aquila la terra trema di continuo e lì si sente. Eccome.
G: Di cosa c’è bisogno ora a L’Aquila? Si riesce piano piano a riconquistare la serenità e routine?
V: Io a L’Aquila non son stata, posso parlarti solo dei paesi limitrofi e c’è una bella differenza. Concretamente di roba materiale ne hanno abbiamo solo portato quaderni colori roba per la scuola diciano e pannolini per le case di riposo. In generale stanno cercando in tutti i modi di riconquistare la quotidianità, il problema è che quando c’è il sole si cuociono dentro le tende e quando piove si allagano, non sono attrezzati in questo senso. Però vorrei pensare che sia così solo perchè è una cosa temporanea, capisci? Nel senso che se loro si attrezzano bene in tenda non vorrei che poi li lasciano lì e se ne fregano! Hanno bisogno di una casa della loro privacy, per quanto stanno facendo di tutto per avere una convivenza gioviale hanno bisogno dei loro spazi della loro vita. Capisci?
Grazie Veronica
Il sito di Ambulaclaun.























