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Al-Qaida

Pubblicato il 12 maggio 2009 da Gabriele Gori

In un rapido escursus mattutino ai più disparati siti di news, ritrovo su tgcom.it, una notizia riguardante Al-Qaeda e l’arresto di alcuni capi pronti a far esplodere l’aereoporto di Parigi. Subito mi salta alla mente qualche ricordo di Zeitgeist e di Marco Travaglio a Forlì qualche settimana fa.

In Zeitgeist, noto documentario vincitore di alcuni premi Hollywoodiani, si propone l’idea per cui Al-Qaida in realtà non esista affatto come gruppo terroristico islamico, ma che sia piuttosto una invenzione del governo americano per concentrare l’attenzione verso un nemico esterno agli stati uniti. Nell’incontro invece, Travaglio ha fatto riflettere su particolari italianissimi di cronaca come l’accusa mossa nei confronti di un capo religioso in una moschea dell’Italia di provincia, come possibile autore o architetto di attentati e future stragi nel vecchio stivale italiano. Ipotesi alla quale si dava una interpretazione comica.

Senza saltare a conclusioni affrettate, non mi voglio esprimermi in merito a questi particolari, soprattutto a quello estremamente importante e controverso di Zeitgeist, voglio solo far riflettere come ai tempi fece Zeitgeist per me. A questo punto (soprattutto dopo che l’Italia è scesa nella graduatoria dei paesi relativamente alla libertà di parola, come si può vedere da daylife, disinformazione.it e tanti altri), bisogna usare un attimo l’immaginazione e prendere per buone queste ipotesi, che Al-Qaeda non esista proprio: potremmo mai saperlo? Quali conseguenze dirette?

Che le nostre fonti tradizionali di news siano quanto meno contaminate, è penso noto a tutti, se non magari nel modo con cui vengono date (penso sia giusto che ogni giornalista esprima il proprio parere nel modo in cui scrive un articolo), ma forse nel fatto di dare rilievo ad una notizia oppure no. O anche solamente di darla. Qualche anno fa, ad esempio, il Presidente del Consiglio si mosse legalmente contro Daniele Luttazzi e la notizia è risultata di dominio pubblico, per ovvi motivi. Il fatto che poi, successivamente Luttazzi sia stato giudicato innocente, non è invece risultata di pubblico dominio. Sempre qualche anno fa, per continuare con gli esempi, un amica che ai tempi si trovava in Islanda mi chiese se in Italia fossimo preoccupati per certi movimenti di navi da guerra nel mare del nord da parte della Russia. E’ inutile che ora cerchiate di fare mente locale, ai tempi ho cercato in tutte le testate giornalistiche e la notizia non esisteva per la stampa italiana.

La scelta di quali informazioni diffondere (e anche e sempre nel modo con cui si diffondono) permette a chi può, di spostare l’attenzione del pubblico verso questo o quell’altro particolare, di farci pensare che tutto vada bene o che tutto vada per la peggiore delle maniere. Permette di plasmare l’opinione pubblica, soprattutto nella popolazione che non ha gli strumenti e la cultura per filtrare criticamente quello che gli viene detto.

Qualcuno, ma lo riporto solo nella sezione curiosità perché non posso dare adito o confutare una ipotesi del genere, pensa che l’impoverimento della scuola e del sistema di insegnamento, sia parte dello stesso piano di controllo. Da una parte infatti, il controllo dei media permette di diffondere opinioni che dall’altra non possono essere giudicate perché le nuove generazioni (scusate il luogo comune) crescono nell’ignoranza e nella lobotomia del piccolo schermo.

Quindi? Quindi non sapremo mai se Al-Qaeda esiste o meno, ma sappiamo che farci imboccare passivamente non ci rende onore in quanto persone con una testa propria ed una opinione propria. Quindi siamo anche l’unico paese dell’Europa storica ad avere la definizione Partly free certificata.

Foto | Scoiattolo da guerra, satira dagli US: politopics.com

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