
Molti di voi sanno cosa sia l’isola di Gilligan, famoso telefilm degli anni ‘60. Molti di voi non sanno di essere in questo momento nella sua stessa situazione.
Molti di voi si staranno chiedendo cosa sia Il dilemma dell’isola di gilligan.
La risposta è che non lo sò nemmeno io, ma il titolo così ha il suo effetto.
Siamo su un grosso vascello che però, ad un certo punto della sua attraversata verso il niente, perde i pezzi, finchè qualcuno se ne accorge e la nave viene abbandonata.
Ci ritroviamo tutti su un’isola, più o meno tutti nelle stesse condizioni. Qualcuno è riuscito a portare qualcosa dietro, ma non durerà alle difficili condizioni sull’isola.
Ora abbiamo davanti un bel dilemma. Cosa facciamo?
Il dilemma, di per sè, ha più soluzioni.
La prima è di sedersi sulla spiaggia, e sperare che qualcuno ci ritrovi (per miracolo) e ci porti in salvo. Intanto consumeremo le provviste, e quel poco che c’è rimasto.
La seconda ipotesi è derubare gli altri naufraghi, portare via il possibile, e poi…. mettersi insieme sulla riva in attesa del salvatore.
La terza è rimboccarsi le maniche, e ricominciare da capo costruendo quello di cui abbiamo veramente bisogno, ritrovando o riscoprendo cosa possiamo mangiare senza esagerare e consumarlo tutto, e come convivere in pace. Finchè magari prima o poi passerà qualcuno a prenderci, oppure no. Ma vivremo lo stesso.
Parlo della crisi e dei tre atteggiamenti che stiamo vivendo nel mondo.
La seconda strada è quella che stanno seguendo i paesi emergenti, copiando pedissequamente gli errori dell’occidente, lavorando sui bassi salari e la speculazione edilizia.
la terza è la strada che bene o male, anche se più faticosa, hanno deciso di seguire Stati Uniti ed Europa. Con grandi sacrifici e riduzione dei guadagni, probabilmente.
La prima, beh, l’ha illustrata Tremonti ad Anno Zero. Speriamo che qualcuno ci salvi, il tutto è nelle mani del signore….
Ieri la Simoni,
Oggi la Transmital e Bonfiglioli,
Domani chissà…























