
ritrasmetto da Telereggio (su segnalazione del gruppo facebook a favore dei dipendenti IRIS):
“All’origine della crisi di Iris non c’è soltanto la fase di difficoltà del settore delle piastrelle in ceramica. Non ci sono soltanto la concorrenza cinese, la flessione dell’edilizia e il crollo delle vendite registrato dal gruppo di Romano Minozzi nel 2008. Ci sono anche, come TG Reggio è in grado di documentare, alcune speculazioni di Borsa a dir poco imprudenti, che hanno causato all’azienda perdite per parecchie decine di milioni di euro.
Dall’esame della contabilità di Iris emerge infatti che il gruppo di Fiorano, negli ultimi anni, aveva l’abitudine di investire una grande massa di liquidità in titoli di società quotate in Borsa.
Quelli preferiti erano Eni, Enel, Snam e Telecom Italia. Titoli di società considerate solide e per questo ritenute a torto al riparo da sconquassi finanziari. Un anno e mezzo fa, dopo aver ceduto un grosso pacchetto di azioni Eni, Minozzi e l’amministratore delegato Giuseppe Pifferi decidono di puntare su Intesa Sanpaolo. Nel corso del 2007 Iris acquista quasi 16 milioni di titoli del gruppo bancario a prezzi vicini ai 6 euro per azione, investendo più di 90 milioni di euro.
Nell’ultimo scorcio del 2007 il titolo registra una prima flessione. Ma Minozzi è convinto che il calo sia transitorio e che le quotazioni siano destinate a risalire. Tanto che nei primi mesi del 2008 Iris investe su Intesa Sanpaolo altri 39 milioni di euro, acquistando ancora 7,5 milioni di azioni, in buona parte attraverso operazioni in derivati. Ma la previsione di Minozzi è sbagliata e nel 2008 le quotazioni del gruppo creditizio precipitano del 53 per cento.
E’ bene ribadire che questi non sono investimenti personali dell’imprenditore, ma investimenti realizzati con fondi aziendali.
Nel complesso 130 milioni di euro: una somma enorme, il doppio del flusso di cassa di Iris e oltre la metà del giro d’affari dell’azienda. Mentre la situazione di mercato cominciava visibilmente a deteriorarsi, dunque, la liquidità di Iris, anziché essere utilizzata per abbattere l’indebitamento o investita in strumenti finanziari a basso rischio, è stata riversata in Borsa.
E per di più concentrata in larghissima misura su un unico titolo azionario: quello di Intesa Sanpaolo. Se tutti questi titoli sono ancora in portafoglio, Iris ha incassato quasi 8 milioni di dividendi. Ma il valore del pacchetto di azioni acquistato è sceso da 130 a 59 milioni di euro. Una minusvalenza di oltre 70 milioni che pesa come un macigno.”
Incredibile come l’azienda, invece di investire su se stessa, abbia investito sull’economia virtuale della borsa.
Il mondo reale nè sarà immensamente grato.























