Ci risiamo.
Nuova emergenza rifiuti a Napoli, così si torna a parlare sempre delle stesse cose; discariche, inceneritori, raccolte straordinarie, ecoballe.
Sempre la solita tiritera che ci propinano amministratori locali, società di gestione dei rifuiti e mass media compiacenti; in questo scenario al cittadino medio, che non conosce le strade alternative che ci vengono messe a disposizione dalle nuove tecnologie, non resta che protestare.
Ma l’ALTERNATIVA C’E’, basta volerla perseguire!
Si tratta di un ciclo combinato di gestione dei rifiuti che viene spiegato molto bene nel video qui sopra e che ha come sua naturale evoluzione la teoria “Rifiuti Zero” del prof. Paul Connett. Già diverse città e intere regioni nel mondo si stanno muovendo da anni verso questa direzione ben consci dell’assurdità di un sistema insostenibile (da tutti i punti di vista) come è l’incenerimento.
Quando sentite i nostri amministratori affermare che l’incenerimento è una strada forzata per una gestione sostenibile dei rifiuti sappiate che non è vero; si tratta semplicemente della strada più vantaggiosa per le società ex Municipalizzate che hanno come obiettivo finale quello di fare utili e non quello di tutelare la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente nel quale vivono (dovere invece a carico dei Sindaci, ricordiamocelo…).
Ma ore anche il gioco dei Cip6 volge al termine.
Il tanto citato inceneritore di Brescia che viene portato come modello da tutte quelle amministrazioni che cercano di installare un impianto simile anche nel proprio territorio è un impianto in deficit energetico; consuma più di quello che produce ma è stato economicamente vantaggioso costruirlo perchè più rifiuti bruciava più soldi incassava.Infatti, come potete leggere in questo reportage, bastano 4 domande di uno zelante studente in visita all’inceneritore per mettere in difficoltà anche i gestori stessi dell’impianto.
Amici, la rete ci dà una grande possibilità; quella cioè di poterci informare in maniera indipendente e non manipolata su tutte le alternative sostenibili che non ci vengono raccontate dai nostri “amministratori-inceneritori”.























