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La scure del copyright si abbatte sul web

Pubblicato il 07 January 2008 da Asterix

Copyright

Quando ho letto la notizia sul blog di Alessandro Ronchi non ci volevo credere, ma come sempre il buon Alessandro non aveva fatto altro che riportare un qualcosa di assolutamente vero e di altrettanto documentato.
Tenetevi forte.
Lo scorso 21 Dicembre, fra un generale ed assordante silenzio, è stata approvata una modifica all’articolo 70 della legge sul Diritto d’Autore che così ora recita:

«1-bis. E’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma»

Paradossalmente un Comune avrà la possibilità di chiedere i diritti a chi pubblicherà su internet foto di monumenti presenti sul proprio territorio; siamo all’umorismo tragicomico.
Come ha scritto Lorenzo De Tomasi nel suo blog:

“I nostri politici si ostinano ad approvare nuove leggi senza attivare processi di partecipazione che coinvolgano le parti interessate. E fanno errori clamorosi. Così un lodevole tentativo di introdurre in Italia un piccolo principio di fair use si tramuta in un clamoroso autogol che viene plaudito dalla Federazione industria musicale italiana (Fimi) e accusato di palese incostituzionalità da Giuseppe Corasaniti, magistrato e, fino a luglio 2007, Presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso il Ministero dei beni e le attività culturali”.

Siamo governati da una classe politica geriatrica che scrive leggi nuove, e ne modifica di esistenti, senza avere la capacità di comprendere la dimensione e gli effetti delle proprie azioni. I giovani di tutto il mondo portano avanti il copyleft mentre i nonni del parlamento sostengono le ragioni del diritto d’autore a tutti i costi.
Mentre nel mondo il copyright ha iniziato il suo lento declino in Italia ci troviamo di fronte ancora a scelte anacronistiche che mirano a rafforzare il predominio dei poteri forti e gli interessi di pochi.
Un’altra badilata sotto i piedi di un Paese che si sta scavando da solo la fossa.
Immagine – Wikipedia

Leggi l’articolo di Anna Masera sul suo blog

 

7 Commenti per questo post

  1. Alessandro Ronchi dice:

    Concordo sull’analisi. Credo però che le conseguenze saranno nulle: è una legge talmente assurda che rimane comunque inapplicabile.

    Che vengano a vietarmi le foto delle vacanze che faccio ad alta risoluzione. Non vedo l’ora.

  2. Stefano Oronti dice:

    Anche Punto Informatico scrive qualcosa su questo tema.

  3. Tekas Blue dice:

    benissimo… sempre più creative commons.. e tutto il mondo italia scomparirà visto che siamo un paese di piccoli mercanti avidi, avari e rincoglioniti che non concederemo manco uno sputo senza metterci il COPPIRIGTE, e non abbiamo ancora capito che le cose stanno cambiando e manco impariamo dagli “amerikani” che continuiamo a criticare e che invece sfruttano a fini commerciali e promozionali anche l’uso libero di opere d’ingegno (ma noi c’abbiamo l’euro chè più forte del dollaro). E intanto nei paesi più sviluppati le web radio e le internet tv free guadagnano terreno sui network tradizionali mentre noi ci teniamo stretti la RAI e aspettiamo con ansia il festival di sanremo! E magari ci lamentiamo se Times e New York Times ci definiscono “Paese Povero e Triste”.

  4. zoiba dice:

    Alessandro, la legge è assurda e penso pure anticostituzionale ma mi pare applicabilissima se qualcuno vole crearti delle grane. Come pensi di difenderti?

  5. Alessandro Ronchi dice:

    Come minimo sarà contraria ad una decina di altre leggi, direttive europee e compagnia bella.

    Inoltre voglio proprio vedere come fanno a perseguire tutti i casi.

  6. zoiba dice:

    non mi interessa che perseguano tutti i casi o no, mi preoccupa maggiormente che possano creare delle grane a qualcuno (tra cui me). Una volta che sei stato trascinato nei gironi infernali della giustizia italiana chi ti ripaga del tempo e del fegato che ci hai rimesso? Più una legge è fumosa e lacunosa più è pericolosa perché può essere usata con discrezionalità.

  7. Enrico galavotti dice:

    Nei regolamenti Siae per “immagine degradata” s’intende una jpeg a 72 dpi. Come se una jpeg a 300 dpi potesse davvero essere utilizzata da un editore cartaceo! Una jpeg ha sempre un valore editoriale e quindi commerciale = 0.
    Ma il problema maggiore è che non si dà alcuna definizione di sito commerciale, per cui tutto rischia di diventare a discrezione della Siae. E’ commerciale un sito che ha gli adsense di Google? Non si è forse collettori di pubblicità altrui?
    Infatti un sito può essere definito “commerciale” anche quando:

    1. obbliga all’uso di dialer telefonici per accedere ai propri contenuti;
    2. obbliga all’acquisto di un abbonamento che permette l’accesso a un’area riservata;
    3. obbliga alla visione di banner pubblicitari per poter fruire di determinati contenuti (in tal caso i banner appaiono o direttamente dentro un testo, o preventivamente, prima di poter accedere a un determinato contenuto, o all’interno di una pop-up, che si sovrappone alla pagina web);
    4. obbliga a cliccare su questi banner;
    5. in generale obbliga all’uso di un qualsivoglia strumento di pagamento o induce espressamente a compiere una qualche azione che si può definire di “marketing”.

 
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