Ho appena letto l’ultimo post pubblicato sul blog del Dott. Stefano Montanari. L’uranio impoverito all’interno delle bombe utilizzate in diverse recenti guerre agisce da mandante e non da assassino, riporto uno stralcio dal post del Dott. Montanari:
Luranio impoverito usato in una certa classe di bombe e proiettili è sempre stato indicato tra i maggiori imputati come agente d’innesco delle malattie dei soldati, eppure noi di questo uranio non abbiamo mai trovato traccia nei tessuti.
A questo punto qualcuno ha voluto credere che questo mancato ritrovamento assolvesse l’uranio, il che non corrisponde alla realtà. Le armi che si servono di questo metallo ne impiegano pochi chilogrammi e quei pochi chilogrammi sono sufficienti, una volta colpito il bersaglio, a far vaporizzare tonnellate di materiale.
Questa specie di vapore ricondensa entro pochi secondi sotto forma di polveri finissime, queste polveri se ne stanno sospese in aria per tempi anche lunghissimi e chi è presente in zona non può evitare d’inalarle insieme con l’aria che respira. Sono proprio quelle le polveri che noi troviamo nei reperti patologici.
Il perché non abbiamo mai trovato l’uranio è semplice: facendo la proporzione tra i pochi chilogrammi di uranio e le molte tonnellate di polvere che questi pochi chilogrammi producono, si tratta di quantità davvero minime e, dunque, trovarne traccia è ben più improbabile di quanto non sia trovare il classico ago nel pagliaio.
L’argomento tecnicamente è interessante, ma portato in termini “umani” è agghiacciante, basta con queste guerre!
























October 23rd, 2007 at 8:25 pm
Oramai di “impoverito” è rimasto solamente il cervello di chi ci governa…
November 14th, 2007 at 12:51 pm
Le armi che si servono di questo metallo ne impiegano pochi chilogrammi e quei pochi chilogrammi sono sufficienti, una volta colpito il bersaglio, a far vaporizzare tonnellate di materiale.
Il dott Montanari vi prende per stupidi. Avete mai visto un acrro armato colpito dal UI ? Un piccolo ridicolo foro che pesa circa un terzo del peso del dardo di DU impiegato.