Tratto da: JOSEPH S.NYE Jr, LEADERSHIP E POTERE (2010, ed. Laterza), pp. 158
Pubblica, in quanto circa un anno fa avevo partecipato all’operazione “Burocrazia diamoci un taglio“. Una parte della lunga, devo ammettere, segnalazione, riguardava il DURC (documento unico di regolarità contabile). L’addetto, molto gentilmente, mi ha chiesto se gli interventi normativi messi in atto successivamente (alla mia istanza) dal governo fossero stati, secondo il mio punto di vista, risolutivi rispetto al problema che avevo segnalato. In parte si, ma recentemente se n’è creato un altro:

Scherzavo ! Poiché non esistono dittature buone occorre essere CONTRO tutte, nere o rosse che siano; può sembrare scontato ma così non è. Stalin nient’altro era che un efferato dittatore al pari di Hitler e Mussolini, fautore di un regime come purtroppo ve ne sono ancora sparsi nel mondo.
Si è parlato tanto, anche a sproposito, della legge elettorale attuale che, ricordiamolo, è in vigore dal 2006, non certo da ieri l’altro.
Se avessero voluto, di tempo per cambiarla ce ne sarebbe stato anche troppo. Semplicemente, non c’era la volontà di cambiarla, da parte dei partiti politici che hanno composto il parlamento italiano dal 2006 ad oggi (ieri). Cosicché un tecnicismo diventa, creato ad arte, un problema politico. Infatti è facile scaricare su di essa (la legge elettorale), le proprie responsabilità politiche (di scelte fatte e non fatte). Inoltre, sarebbero bastati semplici correttivi, per renderla decente.
Questa legge elettorale ha due evidenti criticità:
1) la lista bloccata
2) la formulazione del premio di maggioranza al Senato (il suo funzionamento lo spiego con il paragone a una partita di tennis, dove chi fa più punti NON necessariamente vince la partita. ex vittoria per 0-6,0-6,7-6,7-6,7-6).
Il primo punto sarebbe evidentemente il più semplice da risolvere, basterebbe che i partiti si imponessero la scelta dei propri candidati con le Primarie. E, magari, niente giochetti sui “posti riservati”.
Il secondo è più complesso, poiché necessiterebbe di un passaggio Costituzionale: la riformulazione delle caratteristiche nonché poteri della nostra Camera alta. Innanzitutto, superando quel bicameralismo perfetto che oramai ha poco (nessun) senso di esistere (riducendo nel contempo fortemente la presenza numerica di deputati nella Camera bassa). Inoltre, fornendo una peculiarità (specificità) ai poteri del Senato, contemporaneamente a una sua composizione più sensata, sulla base ad esempio del modello tedesco o di quello statunitense. Se il Senato “rappresenta” le regioni, le sue funzioni e composizione dovrebbero essere realmente legate a queste. Quindi, o come negli USA con un numero di 2 rappresentanti per regione (là, per Stato, e che non mi si dica che, per l’Italia, sarebbero pochi!) indipendentemente dalla popolazione, o sul modello tedesco, con rappresentanti (in quel caso) dei Lander. Nel primo caso, il premio di maggioranza potrebbe sì produrre un risultato diverso rispetto a quello della Camera bassa, ma con conseguenze molto differenti, soprattutto se i poteri tra le due Camere fossero differenziati (e dovrebbero esserlo!), slegando, tra le altre cose, la fiducia del governo dal Senato. In questo secondo caso invece, non ci sarebbe neanche (bisogno di) una legge elettorale nazionale, per il Senato.
Ma è evidente come (prima) non ci fosse l’interesse ad affrontare la questione (poiché a tutti faceva comodo così), come non c’è stato l’interesse ad affrontare il problema dei costi della politica. Ora, sono con le spalle al muro.


















