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I teorici sostengono che i seguaci ideali siano quelli che vengono responsabilizzati a pensare con la propria testa e che, pur essendo leali, sono disposti a criticare e a correggere il leader. I seguaci passivi fanno ben poco per aiutare il leader a realizzare gli obiettivi del gruppo. I conformisti perseguono lealmente gli obiettivi fissati dal leader, ma non pongono limiti alla sua azione e, perciò, permettono al gruppo di perseguire obiettivi indesiderabili o di ricorrere a mezzi immorali. I seguaci critici ma poco leali finiscono per estraniarsi, non contribuendo neppure loro a conseguire gli obiettivi del gruppo o a correggere gli errori del leader. 

Tratto da: JOSEPH S.NYE Jr, LEADERSHIP E POTERE (2010, ed. Laterza), pp. 158

Nei giorni scorsi mi hanno chiamato dalla Funzione

Pubblica, in quanto circa un anno fa avevo partecipato all’operazione “Burocrazia diamoci un taglio“.  Una parte della lunga, devo ammettere, segnalazione, riguardava il DURC (documento unico di regolarità contabile). L’addetto, molto gentilmente, mi ha chiesto se gli interventi normativi messi in atto successivamente (alla mia istanza) dal governo fossero stati, secondo il mio punto di vista, risolutivi rispetto al problema che avevo segnalato. In parte si, ma recentemente se n’è creato un altro:

Con DL 192/2012, in vigore dal primo gennaio, si è stabilito che la P.A debba pagare entro 30 giorni, pena la messa in mora della medesima. Il provvedimento è giustissimo; personalmente, cerco di portare a pagamento le ditte quanto prima, in seguito alla certificazione di viagra no prescription regolare esecuzione dell’opera. Io sono un tecnico, non sono io materialmente a procedere al mandato di pagamento ma, in qualità di progettista e Direttore Lavori ai sensi della 163/2006 (e regolamento di attuazione), predispongo la documentazione contabile necessaria al pagamento: quando la ditta finisce il lavoro, predispongo tutti gli atti, compresa determinazione dirigenziale di liquidazione e dò il via a tutte le procedure per potere saldare l’impresa. La mia tempistica è, generalmente, la predisposizione del tutto il giorno stesso dell’arrivo della fattura. Da quel momento in poi, la palla tocca ad altri. All’interno della mia stessa amministrazione, ma con alcune importanti possibili problematiche esterne, che possono portare allo slittamento del pagamento. Non parlerò del tanto famigerato patto di stabilità, ma delle tempistiche di rilascio dei DURC. Il temine per il rilascio di questo documento, senza il quale NON si può pagare la ditta, sono 30 giorni (leggi in particolare i punti D7 e D12, dove si evince che è emesso comunque al “31esimo giorno dalla richiesta”).
Ma se l’Ente preposto rilascia il DURC a 30 giorni (a decorrere dal 31esimo), come fa l’Ente preposto a pagare, entro 30 giorni?
Ministro, cortesemente, mi richiamate?
L’altro giorno ho seguito l’intervento di Bersani all’assemblea del PD.
Leggendo gli oramai noti otto punti, mi è parso evidente che si volesse fare ciò che non si è stato fatto e/o non si è voluto fare negli ultimi trenta anni. Va bene un programma ambizioso, ma questo sembra piuttosto infattibile, viste le premesse.
Gli 8 punti sono:
1) “portare fuori il paese dall’austerità”, anche con una revisione dell’IMU (non è l’IMU l’austerità…): forse è il più fattibile, ma potevano pensarci prima, non dopo le elezioni, poiché Berlusconi ha rimontato un bel po’ con il discorso del rimborso;
2) “misure urgenti sul sociale e lavoro”: c’è tutto ciò che non si è fatto negli ultimi 20 anni, velocizzare pagamenti PA (ma servirebbe una riforma strutturale della medesima), banda larga e ITC, riduzione costo del lavoro (lo dicono da 30 anni), salario minimo (da 50 anni);
3) “Riforma della politica”: dimezzamento parlamentari, abolizione province, revisione emolumenti parlamentari, legge elettorale, tutte cose che gli italiani viagra online aspettavano prima e che non sono state fatte. Con quale credibilità, ora? ce le ricordiamo le votazioni in parlamento eh 
4) “Giustizia ed equità”: legge sulla corruzione, riciclaggio, falso in bilancio. ma dove erano prima?
5) “conflitto di interessi”: ma dove sono stati, bis. I conflitti di interesse poi, li si risolvono tutti, non solo quelli di Berlusconi;
6) “sviluppo sostenibile”: riqualificazione del costruito, piano bonifiche. Per un lavoro serio, servirebbero 20 anni.
7) “diritti e cittadinanza”: anche qui, me li immagino il tempo a discutere;
8) “Istruzione e ricerca”: esaurimento graduatorie precari, reclutamento ricercatori. Ma da quanti anni se ne parla???
Bersani è convinto che questa legislatura durerà 30 anni, o la proposta si configura alla stregua di una provocazione politica, una campagna elettorale ex post.
Siamo di fronte a una legislatura che durerà, se va bene, 1 anno.
Da fare:
1) legge elettorale (chiamatemi, ve la scrivo in 5 minuti; ne scrissi una già nel 2008)
2) drastica riduzione costi della politica.
Poi si torna al voto. Altrimenti siamo alle solite 296 pagine programmatiche dell’Unione del 2006.

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Scherzavo ! Poiché non esistono dittature buone occorre essere CONTRO tutte, nere o rosse che siano; può sembrare scontato ma così  non è. Stalin nient’altro era che un efferato dittatore al pari di Hitler e Mussolini, fautore di un regime buy cialis online uk  come purtroppo ve ne sono ancora sparsi nel mondo.

Si è parlato tanto, anche a sproposito, della legge elettorale attuale che, ricordiamolo, è in vigore dal 2006, non certo da ieri l’altro.

Se avessero voluto, di tempo per cambiarla ce ne sarebbe stato anche troppo. Semplicemente, non c’era la volontà di cambiarla, da parte dei partiti politici che hanno composto il parlamento italiano dal 2006 ad oggi (ieri). Cosicché un tecnicismo diventa, creato ad arte, un problema politico. Infatti è facile scaricare su di essa (la legge elettorale), le proprie responsabilità politiche (di scelte fatte e non fatte). Inoltre, sarebbero bastati semplici correttivi, per renderla decente.

Questa legge elettorale ha due evidenti criticità:

1) la lista bloccata

2) la formulazione del premio di maggioranza al Senato (il suo funzionamento lo spiego con il paragone a una partita di tennis, dove chi fa più punti NON necessariamente vince la partita. ex vittoria per 0-6,0-6,7-6,7-6,7-6).

Il primo punto sarebbe evidentemente il più semplice da risolvere, basterebbe che i partiti si imponessero la scelta dei propri candidati con le Primarie. E, magari, niente giochetti sui “posti riservati”.

Il secondo è più complesso, poiché necessiterebbe di un passaggio Costituzionale: la riformulazione delle caratteristiche nonché poteri della nostra Camera alta. Innanzitutto, superando quel bicameralismo perfetto che oramai ha poco (nessun) senso di esistere (riducendo nel contempo fortemente la presenza numerica di deputati nella Camera bassa). Inoltre, fornendo una peculiarità (specificità) ai poteri del Senato, contemporaneamente a una sua composizione più sensata, sulla base ad esempio del modello tedesco o di quello statunitense. Se il Senato “rappresenta” le regioni, le sue funzioni e composizione dovrebbero essere realmente legate a queste. Quindi, o come negli USA con un numero di 2 rappresentanti per regione (là, per Stato, e che non mi si dica che, per l’Italia, sarebbero pochi!) indipendentemente dalla popolazione, o sul modello tedesco, con rappresentanti (in quel caso) dei Lander. Nel primo caso, il premio di maggioranza potrebbe sì produrre un risultato diverso rispetto a quello della Camera bassa, ma con conseguenze molto differenti, soprattutto se i poteri tra le due Camere fossero differenziati (e dovrebbero esserlo!), slegando, tra le altre cose, la fiducia del governo dal Senato. In questo secondo caso invece, non ci sarebbe neanche (bisogno di) una legge elettorale nazionale, per il Senato.

Ma è evidente come (prima) non ci fosse l’interesse  ad affrontare la questione (poiché a tutti faceva comodo così), come non c’è stato l’interesse ad affrontare il problema dei costi della politica. Ora, sono con le spalle al muro.




 
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